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Le Buone Maniere. In scena a Teatro Libero la storia della banda della Uno bianca

uno bianca

La scena è quella di una cella di prigione. Una brandina, un armadietto di metallo, un tavolino, radio, televisione e poche suppellettili. È la casa di Fabio Savi, uno dei killer della banda della Uno bianca che seminò il terrore nella zona dell'Emilia Romagna nel corso degli anni 90'.

Andando indietro coi ricordi, vengono in mente i notiziari che scandiscono le notizie di quegli efferati delitti, con il surplus di inquietudine legato al fatto che erano stati commessi da un gruppo di banditi senza scrupoli, ma soprattutto inafferrabili. Banditi privi di qualsiasi scopo che non fosse quello di rapinare e arricchirsi il più possibile servendosi della violenza omicida in spregio a tutte le regole sociali.

Ed è proprio questo il ritratto di Fabio Savi che emerge dalla bella e intensa interpretazione di Michele di Giacomo. Un personaggio quasi holliwoodiano nella perfezione della sua cattiveria. L'ideale incarnazione del criminale da film, a cui importa unicamente far soldi e godere del senso di onnipotenza che gli viene dal sentire nelle proprie mani la vita delle persone. Il tutto calato nella realtà emiliana troppo emiliana, fatta di bianchini al bar e appassionate canzoni d'amore di Toto Cutugno.

Perché, e questo è quello che colpisce di più in questa storia, non c'è proprio niente di speciale o eccezionale nella figura di questo bandito. Proveniente da una famiglia comune con ambizioni piuttosto comuni, incapace di gestire la frustrazione per esser stato scartato al concorso per entrare in polizia (nella quale invece militavano Roberto e Alberto, suoi fratelli), Fabio Savi cerca nel crimine soddisfazione al suo senso di inadeguatezza e, inebriato dal brivido omicida e dalla folle rabbia verso la società, uccide per denaro e per il piacere di sentirsi forte.

Lo spettacolo di cui lo stesso Michele di Giacomo ha curato la regia, collaborando nel lavoro drammaturgico con Magdalena Barile, funziona per l'estrema pulizia ed efficacia dell'intepretazione e si sviluppa sull'idea di fondo di una voce interiore, coscienza incarnata di Fabio Savi che lo tormenta in continuazione nel sonno, alla viglia di un'intervista in cui il criminale è indeciso tra l'opportunità di mostrare un qualche ravvedimento (per usufruire di eventuali sconti di pena) e quella di ostentare ancora una volta il disprezzo generalizzato per la società.

Lo stesso disprezzo urlato in faccia alla madre di una delle sue vittime che dopo avergli detto nell'aula del tribunale: «tu hai ucciso mio figlio», si è sentita rispondere «signora se ne faccia un altro di figlio». Spaventoso e agghiacciante.

Teatro Libero

Via Savona, 10, Milano

Dal 22 al 28 maggio

Orari: Dal lunedì al sabato ore 21.00, domenica ore 16.00

Prezzi: Intero 16 euro, ridotto 12 euro

Per info e prenotazioni: 02/8323126, biglietteria@teatrolibero.it

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