Divorziare oggi: le novità del 2017

novita divorzio 2017Nuove leggi e nuovi orientamenti della giurisprudenza in tema di separazione e divorzio.

La sentenza del 10 maggio 2017 n. 11504 - prima sezione civile della Suprema Corte di Cassazione - ha stabilito nuove linee-guida in tema di divorzio, introducendo elementi innovativi che sconvolgono una prassi consolidata: punto centrale di questa rivoluzione è la sostituzione del principio di “conservazione del tenore di vita” con quello della “autosufficienza economica”, in altre parole, chi divorzia non può più pensare di mantenere a spese dell’ex coniuge lo stesso livello di vita che aveva in corso di matrimonio.

Il giudizio si svolge in due fasi:

  • La fase dell’an debeatur, nella quale il giudice deve stabilire se il coniuge richiedente l’assegno divorzile disponga o meno di “mezzi adeguati” per la sua “indipendenza o autosufficienza” ovvero se – contrariamente - è impossibilitato a “procurarseli per ragioni oggettive”, con potestà di accertamento delle potenzialità economiche delle parti – se del caso – anche a mezzo della Polizia Tributaria, (art.5, comma 6, della legge 898/70, come modificata dall’art. 10 della Legge 74/1987, e Legge 54/2006);
  • La fase del quantum debeatur - nella quale viene determinato l’importo dell’assegno medesimo, qualora ne sia riconosciuto il diritto.

La prima fase mira ad accertare redditi di qualunque tipo, cespiti patrimoniali immobilari o mobiliari, ovvero le capacità produttive del richiedente tenuto conto dell’età, delle sue condizioni di salute psico-fisica, delle conoscenze professionali, delle reali possibilità di collocazione nel mondo del lavoro, nonché della eventuale stabile disponibilità di un alloggio. A tal fine, se il richiedente ha l’onere di provare in giudizio tutti i requisiti che sono alla base della sua richiesta, la controparte secondo le regole del contraddittorio ha il diritto di provare il contrario, come ad esempio la sussistenza di “mezzi adeguati” per vivere nel caso in cui l’ex consorte abbia iniziato una stabile convivenza con altri.

La seconda fase deve tener conto dell’apporto durante la vita matrimoniale fornito dal richiedente per la formazione sia del reddito dell’altro coniuge, sia del patrimonio familiare, anche in considerazione della durata del vincolo coniugale.

sindacoAlla prova dei fatti, se l’accertamento sulle fonti di reddito e sul patrimonio può fondarsi su elementi certi anche seguendo alcuni indicatori di spesa oggettivamente apprezzabili, molto più difficile può risultare la definizione di altri parametri inerenti per esempio all’impossibilità di trovare un’occupazione (la qual cosa richiede valutazioni economico-sociali e statistiche complesse, con un approccio multidisciplinare) oppure relativi al criterio di “autosufficienza economica” che non può essere ricondotto a standard validi indistintamente per tutti. La nuova giurisprudenza, insomma, quanto all’assegno di mantenimento dell’ex coniuge, dà il segno di una concezione del divorzio in funzione di una mutata concezione del vincolo coniugale, più flessibile e aderente ai mutamenti sociali e di costume, oltre che più in sintonia con principi internazionalmente riconosciuti.

Tutto diventa più facile quando c’è l’accordo tra separandi o divorziandi, potendosi ricorrere alle disposizioni del Decreto 132/2014, convertito in legge 10 novembre 2014 n. 162 il quale:

  • All’art. 6 riconosce la convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati per parte come procedimento idoneo ed efficace “per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”. Premessa fondamentale, oltre l’accordo di entrambi i coniugi, è la separazione ininterrotta per 12 mesi se la separazione è giudiziale, per 6 mesi se la separazione è consensuale (sempre che non ricorrano altre ipotesi di cui alla Legge n. 898/1970).“In presenza di figli minori, di portatori di grave handicap o non autosufficienti da un punto di vista economico, l'accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita deve essere trasmesso entro il termine di dieci giorni al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale, quando ritiene che l'accordo risponde all'interesse dei figli, lo autorizza. Quando ritiene che l'accordo non risponde all'interesse dei figli lo trasmette, entro cinque giorni, al presidente del tribunale, che fissa, entro i successivi trenta giorni, la comparizione delle parti e provvede senza ritardo”;
  • Al comma 2 del medesimo articolo si prevede che “l'accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita e' trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente il quale, quando non ravvisa irregolarita', comunica agli avvocati il nullaosta per gli adempimenti”.
  • All’art. 12 prevede ulteriori semplificazioni per i coniugi che vogliano presentarsi all’Ufficiale di Stato civile del Comune per la definizione di un accordo di separazione o di divorzio, ovvero per modificarne uno già esistente. Detta modalità è applicabile esclusivamente in assenza di figli minori, di portatori di grave handicap o non autosufficienti da un punto di vista economico; oltre a ciò, nell’accordo non debbono essere previsti trasferimenti patrimoniali. In presenza di tutte le predette condizioni, restano invariati gli altri presupposti di cui all’art. 6 del decreto sui tempi della separazione, da 6 a 12 mesi come innanzi specificato.

Il Comune competente alla ricezione dell’accordo sarà quello dove il matrimonio è stato iscritto per l’avvenuta celebrazione, o quello dove è stato trascritto a seguito di celebrazione con rito concordatario/religioso o di celebrazione all’estero, ovvero quello di residenza di uno dei coniugi.

Quando, mancando l’accordo coniugale, ciascuna delle parti domanda che la causa della fine del matrimonio sia imputata all’altra, si parla di “addebito”. In tal caso, la competenza appartiene soltanto al giudice ordinario il quale, esaminate le prove, nel riconoscere l’addebito a carico di uno dei due contendenti, sentenzia per lui la perdita dei diritti successori e dell’assegno di mantenimento, condannandolo pure al pagamento delle spese processuali. In quest’ultimo caso, per ovvie ragioni, i tempi e i costi del divorzio lievitano vertiginosamente.

Mirella Elisa Scotellaro

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