Frida Kahlo sbarca al Mudec di Milano

frida khalo autorretrato ny frida kahlo copia copia copiaFrida Kahlo. Ancora Frida Kahlo? Sì, ancora, ma diversa: in un'ottica del genere - per lo meno annunciata - si è pronti a vedere dieci, cento, mille volte Frida Kahlo. Siamo al primo giro di boa per il Mudec - Museo delle Culture di Milano nell'area ex Ansaldo, che presenta un progetto, conclusivo di ben sei anni di studio. Il titolo è "Frida Kahlo. Oltre il mito", grande rassegna curata da Diego Sileo, novello Cristoforo Colombo partito per (non) scoprire l'America, ha fatto ritorno a Milano. Proprio come lo scopritore di nuovi mondi genovese, così Diego Sileo torna metaforicamente in patria con un corpus di documenti che regalano un nuovo approccio allo studio della pittrice di Coyoacan. Nessun re ad attenderlo al porto, ma è certo che il pubblico saprà apprezzare l'inedita mostra che il Mudec intende inaugurare a febbraio 2018.

Frida Kahlo. oltre il mito

Otto mesi d'anticipo non sono pochi: si può dire che il museo delle culture del Distretto Tortona stia prendendo le cose alla larga. Un palcoscenico importante per un'esposizione importante, in un connubio che possa rappresentare molto di più che l'assalto ai botteghini. Ogni mostra del Mudec è una finestra sul mondo e proprio in quest'ottica sono pensati gli eventi che contraddistinguono il museo meneghino. In Frida Kahlo il Mudec, forse, sta cercando se stesso molto più di quanto non possa sembrare. E lo fa in grande stile, con un'esposizione le cui opere sono ancora un mistero. Del resto, cosa attira di più il pubblico di un mistero da svelare?  Forse è questa stessa vena morbosa, ansiosa di togliere il velo che offusca piccoli frammenti di intimità, a rendere tanto appetibile la vita poetica di Frida Kahlo. Non è un caso che il Mudec, infatti, bilanci questa tendenza a mitizzare il personaggio, accostandolo a manufatti di proprietà del museo risalenti all'epoca pre-colombiana e un'opera di un artista messicano contemporaneo. Un'idea che accontenta tutti, neofiti ed esperti, amanti d'arte e appassionati di Sud America: i tormentati retroscena, di cui la Kahlo è stata sua sfortuna protagonista, si immergono nel contesto multietnico e culturale che è il marchio di fabbrica del Mudec. Risultato è una rassegna completa, che esime Frida Kahlo dalla versione stereotipata della donna che fa arte, declinando la narrazione di un racconto dai molteplici volti che possono interagire tra loro. La rassegna proposta si annuncia caratterizzata da una visione dinamica, a tutto tondo, dal grande spessore artistico-sociale ma che al contempo conserva dei risvolti inaspettati, così da creare stupore in chiunque.

I documenti di Casa Azul

Se è vero che, dal 2014 ad oggi, in Italia è stata inaugurata una mostra all'anno su Frida Kahlo, è altrettanto vero che il valore commerciale non può essere ignorato. Guardando alla concretezza dei fatti, nel panorama contemporaneo è in voga una vera e propria "mania" dilagante - e molto spesso disturbante - nei riguardi di un'artista messicana che ha fatto la storia del Novecento. Non si stanno criticando i meriti stilistici o la poetica, sia chiaro, forse l'eccessiva verve che fa eco a un nome altisonante. La "regina Mida" della pittura novecentesca va a braccetto con l'industria fintamente messianica che propina ogni genere di paccottiglia industriale, unendo con un doppio filo, tanto stretto da sembrare un cappio, il merchandising e la figura della donna artista. Un offuscamento bello e buono, a cui il Mudec di Milano va incontro documentazione alla mano, con sei anni di studi alle spalle e quell'esperto "navigatore" che è Diego Sileo, intenzionato a dare un fondamento scientifico e profondo a una figura ha scritto la storia dell'arte femminile del secolo scorso. Qualcosa di cui si sentiva il bisogno e che pare una ventata di freschezza: una proposta prima di tutto analitica e incentrata sullo studio, frutto dei documenti trovati nel 2006 nelle sale da bagno di Casa Azul. Documenti, lettere, fotografie, annotazioni, appunti e molto altro materiale sono riemersi da una zona di Casa Azul rimasta a lungo inacessibile ad occhi indiscreti. Un insieme di importantissime testimonianze che possono far luce su tutti gli elementi che compongono la cifra stilistica dell'artista. Ciò di cui si deve prendere coscienza è quanto Frida Kahlo abbia saputo anticipare le tendenze dell'arte contemporanea, nel suo modo di vivere e nei suoi atteggiamenti, diventando un modello solido, in costante proiezione verso il futuro. Da qui si dirama la mostra, i cui pezzi in esposizione sono stati presi dalle due più ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo: la collezione di Dolores Olmedo, con opere spesso cruente e violente, e la collezione Gelman, con i suoi celeberrimi autoritratti. E' un doppio sguardo incentrato sia sugli aspetti più intimi che su quelli più celebri. Va da sé l'impronta propriamente tematica che assume il progetto del Mudec, prediligendola alla mera biografia o all'allestimento cronologico. Cinque sono le sezioni in cui è divisa l'esposizione: "Politica", "Donna", "Violenza", "Natura", "Morte". Un excursus suggestivo e ammaliante, che catturerà l'interesse e gli occhi del pubblico mettendo l'uno accanto all'altro i temi che la Kahlo ha posto per prima sulla tela.

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