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La realtà vinicola cooperativa in vetrina a Vi.Vite 2017: dal territorio all’innovazione

vi.vite milano musicaSabato 25 e domenica 26 novembre è stato il vino l’indiscusso protagonista al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano: le splendide sale del museo meneghino hanno ospitato infatti la prima edizione di Vi.Vite, kermesse dedicata alle eccellenze cooperative in ambito enologico che ha portato a contatto col pubblico la passione e la qualità di una parte fondamentale del panorama vinicolo italiano.

L’evento

All’ombra del sottomarino Toti hanno trovato posto oltre 50 stand da tutt’Italia, dove tra una degustazione e l’altra si è goduto di un’atmosfera accogliente e genuina che ha reso realtà il tema della manifestazione, ovvero il vino come lingua universale, in grado di parlare a tutti. Il successo dell’iniziativa si è potuto misurare nella soddisfazione del folto ed eterogeneo pubblico che ha affollato fin dal mattino le sale del “Leonardo da Vinci”, dove si sono mescolati amanti del vino, famiglie con figli al seguito, giovani attirati da un’esperienza diversa e perfino qualche turista curioso.

Una sfida vinta secondo il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri – che si è detto estremamente contento sia della qualità delle cantine presenti che dell’interesse suscitato dall’evento – e una “spinta per le edizioni future”, queste le parole della coordinatrice Ruenza Santandrea.

Alla riuscita della due giorni ha contribuito anche un’organizzazione attenta e moderna, in grado di coniugare efficacemente il mondo contadino e l’epoca dei social network attraverso la condivisione di scatti fotografici degli ospiti. Non è mancato nemmeno l’intrattenimento, con un palco dedicato alla musica live e a reading a tema.

I temi dei workshop

Si è poi parlato di viticoltura in una serie di talk moderati dal giornalista Andrea Grignaffini presso l’Area Workshop. Numerosi ospiti hanno discusso dell’importanza del ruolo delle cooperative nel trasmettere ai produttori le pratiche e il know-how necessari ad affrontare la sfida posta dal cambiamento climatico e, in generale, lo stress economico che si crea nelle annate avverse.

Altro argomento d’interesse è stato la valorizzazione dei vitigni autoctoni in ambito cooperativo, in modo da mantenere stretto il legame con il territorio e trasmettere le esperienze accumulate alle nuove generazioni, garantendo una filiera duratura. Tali tematiche non risultano scevre da problematiche, come confermato da alcuni operatori del settore, che hanno posto l’accento sulla difficoltà nel trovare unità d’intenti in realtà che arrivano a contare anche alcune migliaia di soci.

In ogni caso, la fotografia del cooperativismo in ambito enologico restituisce l’immagine di un movimento in salute, in grado di rinnovarsi dinamicamente e affrontare le sfide di un mercato fortemente concorrenziale attraverso investimenti mirati, come confermato dall’attenzione del pubblico.

Le degustazioni

A restare nel cuore e nella memoria della gente, tuttavia, sono i profumi e gli aromi goduti durante le degustazioni, in un percorso che parte dal Prosecco della Cantina Produttori di Valdobbiadene, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, per spostarsi nel Lazio con i bianchi proposti dal Gotto d’Oro, consorzio una volta noto per i bottiglioni di vino da tavola e che ora bilancia la dolcezza della malvasia con una sapidità che sa di mare. Il tutto accompagnato da una veste grafica giovane e accattivante.

Passando ai rossi, è stato un trionfo per i produttori della Valpolicella, i cui Amaroni sono stati indubbiamente i vini più apprezzati e ricercati dell’evento. Dalla proposta equilibrata e armonica della Cantina Bolla fino ai tannini monumentali di Valpolicella Negrar, passando per l’alcoolicità robusta e soddisfacente della Cantina Valpantena, gli appassionati hanno potuto godere di una panoramica a tutto tondo sui vini della regione. Ha sorpreso anche il progressivo affinarsi di un vino come il Morellino di Scansano, che, pur mantenendo il proprio carattere selvatico, ammorbidisce le proprie asprezze e conquista con un finale di tannini morbidi e lavorati nella declinazione data da Le Chiantigiane.

Il viaggio nell’Italia del vino cooperativo si conclude in Puglia, dove le Cantine Due Palme osano vinificandovivite2017 milano upal il rubicondo Negramaro con metodo Charmat, ottenendo un rosé fresco e delicato in grado di conquistarsi una piazza importante sul mercato internazionale, per poi vestire d’abiti regali quest’uva rustica negli eccellenti Selvarossa e 1943 Presidente. Investimenti importanti nella meccanizzazione, impianti allo stato dell’arte e la collaborazione con enologi di fama internazionale danno i loro frutti in queste due bottiglie, tra le migliori degustate nell’arco della giornata. Una prospettiva differente è offerta da Upal Cisternino, una realtà che, a differenza delle precedenti, conta le proprie bottiglie a migliaia e non a milioni, non rinunciando tuttavia a perseguire una produzione di qualità abbinata a un prezzo alla portata di tutti. La bellezza e lo spirito accogliente della terra dei trulli riecheggiano nel gradevolissimo Locorotondo Verdeca, oltre che nella simpatia e nella disponibilità del personale, ennesima dimostrazione della gioia e del sorriso che il vino porta sul volto della gente

Di Vi.Vite resta impressa un’istantanea di vini in evoluzione, di un cambiamento che coniuga tradizione e innovazione e che, grazie anche a iniziative come questa, si sta imponendo non solo nel mondo degli appassionati, ma anche sulle tavole delle famiglie italiane. L’appuntamento è per l’anno prossimo, per una nuova immersione nel mondo interessante e delizioso dei vini del territorio targati cooperative.

Fo Elettrica

Articolo scritto in collaborazione con Stefano Vitali.

 

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