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Note sul discorso del vescovo Delpini ai milanesi

natale albero milano 1Come ogni buon abitante di Milano dovrebbe sapere, in occasione della celebrazione del santo Patrono della città, Sant'Ambrogio, il vescovo, dalla Basilica del Santo, pronuncia il discorso alla Città.

Il consiglio è quello di leggerlo interamente, tuttavia mi permetto sottolineare alcuni passaggi che hanno particolarmente colpito la mia attenzione. Il discorso di Delpini prende spunto dal titolo "per un'arte del buon vicinato", appena ho sentito queste parole la mia mente mi ha riportato a quando ero un ragazzino e abitavo in una casa di ringhiera e al fatto che allora si viveva davvero l'arte del buon vicinato, ci si aiutava a vicenda, ognuno era un po' come una "guardia" per l'altro, soprattutto nell'attenzione dei bambini, e questo, ve lo garantisco, era un vantaggio per tutti. Non so se era un'arte, sicuramente era un sentirsi più vicini, più responsabili e corresponsabili gli uni degli altri, atteggiamento che oggi, purtroppo, è molto scemato.

"Tutti sono invitati a partecipare: chi abita da sempre in città e chi è arrivato oggi, chi abita in centro e chi in periferia, chi parla il dialetto milanese e chi stenta a parlare italiano, chi ha un passaporto granata,blu, verde, rosso". È questo, a mio avviso, un invito saggio, ritornare alla collaborazione, alla comprensione, all'aiuto reciproco per il bene proprio e di tutta la comunità, pur conservando ognuno il proprio credo, la propria identità. Non è impossibile! Vi sono però dei presupposti da rispettare, e Delpini ne fa un elenco: " è necessario che sia condivisa la persuasione che il legame sociale, la cura di sé, della propria Famiglia, della gente che sta intorno è condizione per la vivibilità, la sopravvivenza, lo sviluppo mio e della società". È la ragione stessa che avvalora queste condizioni, senza le quali non può esservi una società serena, che vive in pace, senza paure. Questo però non accade per un caso o per chissà quale magia, ma si avvera solo se ognuno è disposto a volere questo, a realizzarlo. Oggi la nostra società è infettata e ammalata di individualismo egocentrico, e questo porta a un isolamento sentimentale; è sufficiente che stia bene io, poi gli altri si arrangeranno, questo impoverisce tutta la comunità.

Una sottolineatura del vescovo Delpini è interessante quando sferra una critica alla cultura neoliberista nel quale prevale la logica della commercializzazione di ogni cosa, anche della persona, e la preminenza del profitto ad ogni costo. " Le persone diventano clienti, i loro bisogni cercano soddifazione nei consumi, le sicurezze si identificano con l'accumulo, lo sguardo sul futuro è miope e le responsabilità un fastidio da evitare. La notizia più importante del giorno diviene l'andamento della Borsa. La società corre il rischio di divenire sterile, senza bambini e, perciò, senza futuro". Anche in questo caso il buon senso e la corretta ragione non possono che essere in accordo con le parole del Vescovo. Tutto è posto e finalizzato al dio denaro, ogni cosa è fatta in ragione dell'economia e della finanza, sottoposta alla logica di costi e ricavi, calpestando, troppo spesso, la dignità delle Persone. Delpini invoca lo Stato Sociale, che però va ridefinito e riscritto, tenendo presente quanto sopra riportato. Le Istituzioni, nessuna esclusa, hanno un ruolo decisivo perché questa " rinnovata modalità di essere comunità" possa realizzarsi. Riprendendo le parole di Papa Francesco, Delpini afferma: è dovere delle istituzioni essere un baluardo contro l'illegalità e la trasgressione delle regole del vivere insieme; è dovere di tutti contribuire a una cultura della legalità e del rispetto; è irrinunciabile da parte delle Famiglie e delle agenzie educative formare una mentalità che apprezza il bene comune, che è il bene di essere e vivere insieme. Anche la Chiesa è chiamata a fare la sua parte nella realizzazione di questo bene.

Su queste ultime parole l'impresa si fa più lunga e ardua, poichè necessita una rieducazione e riscoperta di valori come l'Onestà, la Giustizia, la Carità, senza le quali si è destinati al fallimento umano.

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