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La mostra dedicata ad Enrico Baj alla Fondazione Marconi

Ho scoperto da poco la Fondazione Marconi dedicata all’Arte Moderna e Contemporanea. In zona Porta Venezia dove si possono trovare tanti locali c’è anche questa bella Fondazione che presenta una mostra su Enrico Baj e si chiama l’arte è libertà, diciamo che già il titolo può essere molto evocativo.

7rc6lcwk1fe minEnrico Baj era un frequentatore dello studio Marconi. Questa mostra ha un taglio decisamente politico e si riferisce in particolar modo al tentativo dell’artista di denunciare qualsiasi forma di potere e soppraffazione. La mostra è organizzata in collaborazione con l’archivio Baj di Vergiate.

L’ordine espositivo in questo caso è più tematico che cronologico. Dai primi meccano degli anni Sessanta che francamente mi ricordano molto le costruzioni Lego e credo che siano molto di impatto si passa ai Generali e alla Parata a 6 (1964). Nell’ultima sala al piano terra troverete l’opera: “I funerali dell’anarchico Pinelli” che ho avuto modo di vedere già nel 2012 nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale di Milano.

L’opera avrebbe dovuto essere esposta a Palazzo Reale il 17 maggio del 1972, ma quella stessa mattina era stato ucciso il commissario Calabresi e così decisero di non esporla in più. Il riferimento più esplicito è a Guernica (1937), che si può riconoscere nel grido disperato dell’anarchico e nella posa deformata della donna; l’altro è un omaggio a Carrà de I funerali dell’anarchico Galli (1911). In questo caso si vuole mettere in evidenza l’emozione e lo sdegno e mostrare tramite l’arte il dolore di fronte ai fatti violenti che hanno coinvolto l’intera società civile. Al primo piano si trovano alcuni teli dal ciclo l’Apocalisse che creano una continuità con “I funerali dell’anarchico Pinelli”. Baj concepisce quest’opera quasi come un puzzle che si può comporre a proprio piacimento.

Al secondo piano si trovano invece una selezione di opere del periodo nucleare (tra cui Due personaggi notturni e Piccolo bambino con i suoi giochi del 1952), un tema che è stato particolarmente importante per Baj fino all’inizio perché non si può rimanere indifferenti alle atrocità umane come la bomba atomica. All’artista piaceva ricordare che la parola “baj” in polacco significa “cantastorie”. Non a caso la mostra inizia proprio con il “Personaggio urlante” (1964).

Per Baj la pittura era una pratica di libertà. Se non ne avete abbastanza di Baj e della sua arte potete anche visitare lo studioMarconi ‘65 l’atelier vicino alla Fondazione con una selezione di opere grafiche e una rara occasione di poter vedere la serie completa delle incisioni dedicate da Baj al poeta latino De rerum natura di Tito Lucrezio Caro a pianoterra della Casa Museo Boschi Di Stefano. Le 36 acqueforti provengono da una collezione privata e sono esposte insieme a un foglio singolo della serie di proprietà dei coniugi.

Info utili

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea in via Tadino, 15
Tel.0229418232
Ingresso gratuito

La mostra sarà visitabile fino al 27 gennaio
Orario: martedì-sabato 10-13, 15-19

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