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Delirio Bizzarro. Follia e alienazione contemporanea in scena a Teatro i

delirio bizzarroChi è pazzo e chi è mentalmente sano? La domanda è sempre stata ricorrente nel pensiero occidentale, e le risposte sono spesso state caratterizzate da un'ansia normativa volta all'individuazione e definizione di canoni. Comportamentali, antropometrici. Chi deviava da questi canoni e risultava fuori dalla norma doveva essere separato dalla società attiva per essere ricondotto alla ragione o per essere cancellato da essa attraverso l'oblio della prigionia.

Quest'anno ricorre il quarantesimo dall'approvazione della legge 180 che aboliva i manicomi, strutture coercitive spesso volte all'annullamento totale della persona e della sua dignità anche mediante metodi che oggi non esiteremmo a definire delle vere e proprie torture, e li sostituiva con una rete di servizi "aperti" volti alla cura e al sostegno dell'individuo con malattia mentale. Rete di servizi che non si prefiggeva di continuare sulla linea del "non-luogo" come gli istituti, ma rete che mirasse a non escludere dalla società nessuno. Ovviamente non sempre la realizzazione fu all'altezza della teorizzazione, ma ciò non toglie che Franco Basaglia fu indubbiamente un innovatore e un medico dotato di sensibilità e visione sociale di ampio respiro: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come la ragione."

Che cosa dunque distingue i cosiddetti sani di mente da chi non lo è? Chi stabilisce la linea di confine? Che cosa sono oggi i Centri di Salute Mentale

Delirio Bizzarro, in scena a Teatro-i dal 24 al 29 gennaio, è proprio una riflessione sull'identità ambientata in una di queste strutture di frontiera. Forti di un lavoro di ricerca e scambio di colloqui con i pazienti di strutture psichiatriche come Il Camelot di Messina,  Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, autori e interpreti, riescono a dar vita in modo convincente a Mimmino e Sofia, rispettivamente utente e operatrice del Centro Diurno di Salute Mentale Il Castello

La struttura scandisce il tempo, lo norma e lo istituzionalizza attraverso un planning farmacologico e occupazionale, con le giornate dedicate al teatro, e quelle dedicate agli origami, con i pranzi, le scrivanie ordinate e le mille schede mediche su ogni ospite, così numerose da cascare come una pioggia colorata su Sofia, e così dettagliate da indagare persino il numero delle visite quotidiane al bagno di Mimmino. Tutto sembra essere come dovrebbe, eppure a mano a mano che lo spettacolo procede, scopriamo che de Il Castello rimangono solo le mura e poche sedie. I soldi per le medicine non ci sono più,  il bagno non esiste,  il pranzo è ormai sospeso. Nemmeno il medico (o direttore sanitario,  se preferiamo) si presenta. 

Mimmo percepisce la pensione d'invalidità con accompagnamento. Ma l'acconpagnatore è la nonna morta da ormai un anno. Non l'ha detto a nessuno,  perché quei soldi servono a Mimmo, il folle. 

Sofia sfoggia cultura classica,  ma deve barcamenarsi tra una madre che le organizza nozze e bomboniere pur non avendo lei un fidanzato, e un operatore qualsiasi, di un call center qualsiasi che quasi la fa sentire una nullità, ritirandole l'offerta telefonica perché la sua posizione lavorativa  non è corrispondente ai criteri.

In un discorso sull'identità le certezze iniziali iniziano a vacillare e inizia a emergere la sensazione che tutti abbiamo un germe di follia, che forse rimarrà latente o forse aspetta solo di essere contagiato dalla relazione giusta per mostrarsi al mondo. 

Minasi e specialmente Carullo offrono una bella prova attoriale e riescono a tratteggiare in modo convincente i loro personaggi, trovando la fisicità,  le assenze e le rotture nei discorsi propri dei pazienti psichiatrici, ma allargando la riflessione sull'identità e l'esclusione all'uomo contemporaneo, senza rinunciare alla leggerezza dell'ironia e dell'autoironia.

Lo spettacolo è risultato vincitore al bando Forever Young 2015/16

 

Teatro i

Via Gaudenzio Ferrari 11, Milano

dal 24 al 29 gennaio

prezzi: 18 / 12 / 11,50 / 9 euro - giovedì Vieni a Teatro in Bicicletta: 7 euro

 

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