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I promessi sposi. In scena al Teatro Fontana il grande classico di Manzoni

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Per me I Promessi Sposi era una fiaba. Ricordo con tenerezza mia nonna raccontarmi la storia di Renzo e Lucia e di quel cattivone di Don Rodrigo, con tutta la passione che una nonna può mettere quando racconta a un nipotino. Ricordo tra le altre cose quando impersonava i vari personaggi dell'opera e mi guardava con gli occhi spiritati di Fra Cristoforo che rimproverava Don Rodrigo. “Guai a te!” diceva e io venivo colto dal sacro terrore del flagello divino, salvo poi abbandonarmi a sonore risate quando le chiedevo di rifarmi quel pusillanime di Don Abbondio.

Quello che va in scena al Teatro Fontana fino al 28 gennaio è un classico che più classico non si può.

Ho notato con piacere tra il pubblico la presenza di molti giovani, probabilmente invitati dagli insegnanti a recarsi a teatro per conoscere meglio il testo manzoniano, incubo per molti studenti, ma che in realtà sgravato dal peso degli obblighi scolastici si rivela essere un romanzo avvincente e appassionante, ricchissimo di spunti sull'attualità.

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La versione proposta, con la regia di Michele Sinisi è molto “giovane” nel senso positivo del termine. Il ritmo della recitazione, specialmente nella prima parte è molto serrato e l'alternarsi delle varie ambientazioni e personaggi viene gestito con grande agilità in un susseguirsi di rapidi cambi-scena che mantengono sempre desta l'attenzione del pubblico.

Diversi i richiami alla contemporaneità con una Lucia in roller blade e i due bravi nella versione di tamarri discotecari oltre a un Fra Cristoforo clochard e un azzecca garbugli spassosissimo con il suo grammelot salentino.

Ne esce fuori un lavoro di ottima qualità, molto adatto anche a chi risulti interessato a entrare in contatto col testo di Manzoni con leggerezza, ma riuscendo comunque a coglierne gli elementi essenziali.

Una rappresentazione di grande freschezza che non tralascia di aprirsi a uno sguardo sull'oggi con il celebre brano dell'Addio Monti recitato in video da alcuni immigrati/profughi che vivono, attualmente sulla loro pelle lo stesso commovente distacco di Renzo e Lucia dal loro paesello sul lago di Como. Perché certe esperienze non sono parte del vissuto solo di alcuni popoli, ma dell'umanità intera.

Interessante, inoltre, la scelta di rappresentare i passaggi della peste a Milano partendo come se si fosse a una lezione d'italiano con un impettito professore armato di sigaretta che assedia la povera studente con le sue domande precise e circostanziate, per raggiungere poi l'inevitabile e intenso pathos della scena della madre di Cecilia. Scritta talmente bene, a parer mio, che basta leggerla perché si reciti da sola.

Bene tutto il cast degli attori molto partecipi e carichi di energia per tutta la durata della rappresentazione. In scena con lo stesso Michele Sinisi, Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D'addario, Bruno Ricci, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster

Spettacolo consigliato. Vivace e intenso.

Teatro Fontana

Via Boltraffio, 21 Milano

Dal 23 al 28 gennaio

Orari: Dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16.00, lunedì riposo

Prezzi: Intero 19 euro, ridotto under26 e convenzionati 14 euro, ridotto under14/over65 9,50 euro, giovedì sera 15 euro

Info e prenotazioni: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00 tel. 0269015733 email: fontana.teatro@elsinor.net

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