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Lunga giornata verso la notte. O’Neill diretto da Arturo Cirillo al Teatro Menotti

  • Ilaria Federico

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Fino al 4 febbraio è in scena al Teatro Menotti il testo premio Pulitzer del drammaturgo Eugene O'Neill, Lunga giornata verso la notte (Long Day's Journey Into Night).


Il regista Arturo Cirillo si è già confrontato con gli interni domestici soffocanti e con il tragico americano portando in scena Zoo di vetro di Tennessee Williams e Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee e chiude la trilogia con questo testo intenso, che affronta temi dalla forza drammatica estremamente contemporanea.

 

Eugene O'Neill si racconta

Lunga giornata verso la notte è un'opera autobiografica. Lo scrittore rivela l'infelicità vissuta durante la propria infanzia e i turbamenti da adulto. L'atmosfera è quella tipica del kitchen sink realism: il salone di una casa borghese nel Connecticut che diventa una prigione, una famiglia.

Il padre, James Tyrone, interpretato dallo stesso Arturo Cirillo, è un attore ormai sessantacinquenne che vive nei ricordi delle passate interpretazioni gloriose di uno stesso personaggio. La moglie Mary (Milvia Marigliano) lo conosce durante uno spettacolo e abbandona l'idea di diventare suora per seguirlo e amarlo per sempre. La malattia della donna è evidente dalla prima scena. Tossicodipendente, paranoica, vorrebbe tenere con sé il figlio minore Edmund (Riccardo Buffonini), ammalato di tubercolosi. Il figlio maggiore, James jr (Rosario Lisma), ha rinunciato alla carriera da attore per l'alcool e le donne.

La storia è il vissuto di Eugene O'Neill, morto di tubercolosi. Il padre era alcolizzato, la madre morfinomane e questo testo così intimo lo volle tenere nascosto. Chiese infatti alla casa editrice Random House di non pubblicarlo e metterlo in scena per 25 anni dopo la sua morte. Tre anni dopo, invece, si riuscì a rompere il contratto e l'opera si aggiudicò il primo Premio Pulitzer per la drammaturgia postumo.

In un'unica giornata Arturo Cirillo fa svolgere il dramma di una famiglia distrutta, puntando sulla forza espressiva dei dialoghi. "Come nei due testi già portati in scena, anche qui ciò che m’interessa non è tanto uno spaccato americano, per di più in questo caso con personaggi d’origine irlandese, ma la forza dei dialoghi e la possibilità di costruire quattro grandi interpretazioni" ha dichiarato.


È un testo sul dualismo umano, sull'essere uomini e attori nello stesso momento, anche nel tragico. James jr ama il fratello, ma gli rivela di averlo sempre invidiato. Il padre vuole che i figli smettano di bere, ma continua a versare loro del cognac. I personaggi entrano ed escono dai loro camerini sullo stesso palcoscenico, e ognuno di loro è solo sulla scena pur non essendolo mai davvero.

 

Teatro Menotti
Fino al 4 febbraio
Via Ciro Menotti 11

 

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