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Milano Sforza: vizi e virtù della signoria più potente d'Italia

sforza visita 1Domenica  4 marzo alle  ore 10.00, presso il Castello Sforzesco di Milano, una visita guidata di tre ore, racconterà i misteri di casa Sforza, tra matrimoni, feste e intrighi, le arti, i giochi e i gusti del tempo, dallo splendore alla caduta.

La visita guidata

L’iniziativa è stata ideata da Marco Corrìas, specialista in Storia dell'Arte, autore, scrittore e guida turistica abilitata per BasiliscoTours.

La quota per ogni partecipante alla visita sarà di 15 euro, con il pagamento sul posto e il rilascio di ricevuta.

I mezzi consigliati sono per la Metropolitana la Linea rossa (M1) con le fermate Cairoli e Cadorna FN e la Linea verde (M2) con le fermate Lanza e Cadorna FN, per il Tram le linee 1, 2, 4, 12 e 14, per gli Autobus le Linee 50, 57, 58, 61 e 94.

Maggiori info si possono avere telefonando al numero 3401442232 o scrivendo a feudal@hotmail.it.

L'inizio della dinastia sforza

Tutto ebbe inizio nel 1447 quando, alla morte di Filippo Maria Visconti che, non avendo figli maschi, lasciò il Ducato di Milano in eredità a Filippo V d'Aragona, un gruppo di aristocratici e giuristi milanesi proclamò l'Aurea Repubblica Ambrosiana, chiamando in aiuto il capitano di ventura Francesco Sforza, in passato già al comando dell'esercito milanese.

Nel 1450, stanchi di lotte interne, i Milanesi accolsero Francesco Sforza come il loro liberatore, ottenendo l'impegno al rispetto degli Statuti cittadini e dell’Universitas Mercatorum Mediolanensium.

Ebbe così inizio la Signoria sforzesca, legittimata dal matrimonio di Francesco I con Bianca Maria, unica figlia dell'ultimo Visconti, con il condottiero e la moglie nominati duchi per acclamazione popolare.

L'abile politica diplomatica del nuovo Signore, alleato dei Medici di Firenze, favorì la firma della Pace di Lodi del 1455, accordo che garantì un lungo periodo di equilibrio tra le maggiori potenze d'Italia, destinato a durare fino al 1494.

L'efficiente riorganizzazione dello Stato di Milano, con vasti territori eterogenei dal punto di vista giuridico, fiscale e amministrativo, quali le città di Pavia, Vigevano, Cremona, Lodi, Como, Novara, Alessandria, Tortona, Valenza, Bobbio, Piacenza, Parma, Genova e Savona, si snodò attraverso l'istituzione di numerosi uffici centrali e periferici, lo sviluppo delle attività artigianali e commerciali e di quelle assistenziali, con la fondazione del primo ospedale pubblico di Milano, la Ca' Granda.

Giochi di potere

Ma questo periodo di prosperità si interruppe alla morte di Francesco I nel 1466, il Ducato passò, infatti, al figlio maggiore Galeazzo Maria, giovane arrogante che entrò in contrasto con la madre, della quale non possedeva l'abilità e l'intuito politico.

Nei dieci anni del suo governo Galeazzo si fece nemiche le più potenti famiglie milanesi e il popolo, cosi nel 1476 fu assassinato da un gruppo di congiurati.

La vedova Bona di Savoia assunse in un primo tempo la reggenza per il figlio Gian Galeazzo Maria, di soli sei anni, ma ben presto il potere finì nelle mani del fratello di Galeazzo Maria, Ludovico Maria detto il Moro, che esiliò il nipote a Pavia.

Amante di arti, lettere e scienze, grande mecenate, il Moro chiamò alla corte milanese, divenuta una delle più raffinate dell'epoca, grandi pittori, architetti e letterati come Foppa e Bergognone, Solari e Amadeo, Bramante e Leonardo Da Vinci.

Sposò Beatrice d'Este, sorella del duca di Ferrara, e organizzò le nozze tra il nipote Gian Galeazzo Maria e la figlia del re di Napoli, Isabella d'Aragona.

L'ascesa dei francesi

Tuttavia Isabella spinse il padre a contrastare il potere del Moro, che non si oppose alla discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII diretto alla conquista del Regno di Napoli nel 1494.

Dopo il fallimento della spedizione di Carlo VIII, nel 1498, il suo successore Luigi XII d'Orléans, che vantava diritti sullo Stato di Milano perché discendente di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, che aveva sposato Luigi d'Orléans, fratello del re di Francia Carlo VI, nel 1387, arrivò in Italia.

Il Moro fuggì con i figli Ercole Massimiliano e Francesco II presso la corte dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, imparentato con gli Sforza per aver sposato Bianca Maria, sorella di Gian Galeazzo Maria; dopo alterne vicende, che lo videro riconquistare Milano nel 1500, il Moro morì prigioniero in Francia nel 1508.

Ma la cosiddetta Lega Santa, capeggiata dal papa Giulio II e costituita da numerosi Stati italiani, Spagna, Inghilterra, Impero tedesco e Svizzeri in funzione antifrancese, nel 1512, riconquistò il Ducato di Milano per Ercole Massimiliano, il primogenito del Moro, che tre anni dopo fu costretto a cederlo al nuovo re di Francia Francesco I.

Il ritorno degli Sforza

Nel 1525 Carlo V di Spagna, sconfitti i Francesi a Pavia, diede la Signoria al secondogenito del Moro, Francesco II, che avviò la riorganizzazione dello Stato, indebolito e impoverito da venticinque anni di lotte, promuovendone la ripresa economica e culturale, ma nel 1535 morì in giovane età e senza eredi.

I territori del Ducato furono cosi annessi al dominio di Carlo V, nel 1519 diventato Imperatore, cosi iniziò per Milano il triste periodo della dominazione spagnola.

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