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Kobane: in scena a Teatro Libero il dramma dell'occidente

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Testo molto impegnativo e ricco di stimoli questo Kobane di Fabio Banfo, portato in scena a Teatro Libero con la regia di Manuel Renga e un cast di attori importante composto da Corrado Accordino, Silvia Soncini, Valentina Cardinali, Daniele Vagnozzi e Vincenzo Zampa.

La vicenda è quella di Maria, giovane ragazza italiana tornata da Kobane in Siria, luogo della battaglia probabilmente decisiva tra forze occidentali e Isis, che in seguito alla propria esperienza prende la decisione di convertirsi all'islamismo radicale e inizia a condurre una jiad personale contro la sua famiglia rea di rappresentare quella “cultura occidentale” che ha perso Dio e si è consegnata ad un relativismo morale apparentemente senza sbocchi.

In quel deserto che Maria, ribattezzatasi Fatima, vede nella propria casa vieppiù cosparsa di sabbia mano a mano che il dramma avanza, si consuma lo scontro coi familiari scossi da una conversione che non sanno spiegarsi, ma soprattutto da quella che appare come una progressiva perdita di umanità di Maria/Fatima che al culmine della sua rabbia racconta il suo “passaggio dall'altra parte” come una transustanziazione, una totale consacrazione all'alterità del Dio trascendente e vendicatore dell'Isis.

Un cupio dissolvi che sta alla base della scelta di molti giovani terroristi, alla disperata ricerca di un senso che nella nostra società non riescono più a trovare. E che esplode delirante nell'apocalissi prefigurata dal jihadismo. Oliver Roy in Generazione Isis lo dice a chiare lettere: il terrorismo dell'Isis non è il prodotto di una radicalizzazione dell'Islam, ma di un'islamizzazione della radicalità.

Ma è poi vero che un senso non c'è? La cieca adesione del nichilista a un ideale perfetto privo di contraddizioni che si oppone alla morte di Dio ma predica la morte dell'uomo è indice di un'incapacità di confrontarsi con la complessità della vita. È la stessa disperazione che Dostoevskij vede in Ivan Karamazov che rifiuta un Dio che permette la sofferenza dei bambini, e abbraccia l'ateismo. Ivan o i jihadisti è sempre un'Idea a trionfare e gli uomini in carne e ossa a soccombere.

Commovente a questo riguardo l'intepretazione di Corrado Accordino che porta in scena il padre di Maria/Fatima professore malato di alzhaimer che nel delirio di citazioni contraddittorie dettato dalla malattia, esprime perfettamente la crisi della civiltà occidentale.

Maria/Fatima, interpretata con convincente energia da Valentina Cardinali,  non riesce più a vedere l'umanità di nessuno, nè quella della madre (la brava Silvia Soncini) che è disposta a sacrificarsi per un figlio, nè quella di Teo (Daniele Vagnozzi) il fratello omosessuale e neppure infine quella di Carlo (Vincenzo Zampa), il carabiniere amante della madre che, con la sua semplicità si affanna a tenere insieme la famiglia che non ha mai avuto.

È proprio nella figura di Carlo che forse sta la risposta all'inquietudine suscitata dal fanatismo della giovane. L'aveva spiegato bene il grande Camus nell'Uomo in rivolta e nel Mito di Sisifo: per combattere l'assurdo bisogna prima accettarlo. La contraddizione, infatti, fa parte della vita e l'unica maniera di affrontarla non è negarla come fanno i terroristi, ma cercare come fa Carlo di resisterle nonostante tutto. In altre parole, restare umani.

Intenso e profondo. Consigliato a chi non si rassegna al nichilismo.

Teatro Libero

Via Savona, 10 Milano

Dal 2 al 13 maggio

Orari: Tutti i giorni ore 21.00

Prezzi: Intero 18 euro, Ridotto under 25/over 60  13 euro, under18 10 euro

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