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La Dolce Confusione ai Filodrammatici. in scena l'eterna discrasia tra pubblico e privato

dolce confusioneDal 4 al 6 maggio è in scena fuori cartellone al Teatro Filodrammatici La Dolce Confusione, della giovane ma prolifica compagnia iBirbanti. Spettacolo che ha simbolicamente visto il proprio debutto a Rimini in aprile, La Dolce Confusione è liberamente ispirato al film 8 1/2 di Federico Fellini, riminese doc, di cui riprende la trama incentrata sul personaggio di Guido Contini, interpretato da Alessandro Onorato, responsabile anche della regia e della drammaturgia.

Contini è un affermato e acclamato regista, osannato da pubblico e critica, un eroe per chi delle suggestioni filmiche si nutre, colto però in un momento di crisi esistenziale più ancora che artistica. Spronato a presentare la nuova produzione di cui non esistono ancora né una sceneggiatura né un progetto realmente definito, assillato dalle pressanti richieste di produttori e maestranze, Contini ricerca (ma davvero?) apaticamente un aiuto per la stesura di un film che sembra quasi un flusso di coscienza incarnato, un crogiuolo di visioni, incubi e nodi difficili da districare. Uno specchio su pellicola della sua complicata vita sentimentale, che del resto occupa la parte preponderante della sua esistenza. E come potrebbe non esserlo, dovendo gestire la contemporanea presenza sul set di moglie, amante ed ex-amante?

La sessualità, anche a pagamento, è un orizzonte che impregna completamente immaginario e spettacolo, restituendoci l'eterna idea di uno star system che si crogiuola tra divani e giovani fanciulle, protetto da frondosi fondali.

Volendo ammiccare al pubblico e contestualizzare l'ambientazione ai nostri giorni, nello spettacolo a un certo punto si fa riferimento allo scandalo Weinstein. Proprio ieri l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l'ente deputato all'assegnazione degli Oscar, ha espulso Bill Cosby, per la recente condanna per aggressione sessuale, e Roman Polanski, la cui accusa risale al 1977. Ovviamente è inimmaginabile paragonare l'aggressione sessuale e qualsiasi forma di violenza con il condurre una vita che per quanto dissoluta se coinvolge persone consenzienti non costituisce reato. Più coerentemente si può invece notare la discrasia tra l'immagine pubblica e quella privata che sembra attanagliare molti personaggi. Ancora più coerentemente ci si può interrogare su quale giudizio consegnare ai posteri per queste personalità artistiche problematiche. Polanski smette di essere il regista de Il Pianista solo perché lo espelliamo? Provocatoriamente, Caravaggio smette di essere il gigante che è a causa della sua non angelica biografia? Al netto dell'abuso di potere, che è sempre deprecabile, ci rimane l'amara constatazione che purtroppo i cosiddetti artisti sono creature complesse, le cui esperienze nutrono l'arte e la cui arte vorremmo scindere dalle emozioni che l'hanno ispirata. Talvolta si deve. Non sempre si può. Ben rifletteva Gustave Flaubert in Madame Bovary: non bisogna toccare gli idoli, la doratura ci può rimanere sulle dita. La Dolce Confusione sembra voglia andare proprio in quella direzione di svelamento dei meccanismi artistici e di smascheramento degli eroi.

È un sentiero accidentato, come accidentato è il voler scrivere su una pagina bianca, altro riferimento poetico di cui lo spettacolo si fregia. Del resto, coraggio e ambizione non mancano a questo progetto, strutturato come un musical che tra ballerini, cantanti e attori vede impegnati ben 15 performers. Tantissimi, di questi tempi. Bene.

 

Teatro Filodrammatici di Milano

via Filodrammatici,1 (ingresso da Piazza Paolo Ferrari, 6)

dal 4 al 6 maggio

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