Rapporto ISTAT sulla povertà in Italia

nuovi poveriE' proprio di questi giorni il rapporto dell'ISTAT, che è l'Istituto Nazionale di Statistica, sulla situazione della popolazione italiana in riferimento alla povertà. È una situazione drammatica e vergognosa per uno Stato che si definisce civile.

La povertà è cresciuta sia in termini di famiglie che di persone, giovani e meno giovani. Nel 2017 si sono registrati oltre cinque milioni di persone in povertà assoluta, aumentando quella registrata l'anno prima. Mi chiedo se quando i nostri politici sentono e/o leggono queste statistiche non provano un po' di vergogna a percepire benefici frutto di convenzioni di comodo, considerato che dovrebbero essere e operare per migliorare le condizioni di tutti i cittadini e perciò dell'intero Paese. È scandaloso che un cittadino non possa curarsi nè acquistare le medicine perchè non ha il denaro sufficiente, dopo che magari ha faticato una vita, magari in lavori usuranti o pericolosi. Si parla troppo di diritti e poco di doveri.

Per povertà assoluta cosa si intende? L'Istituto di Statistica spiega che la sua incidenza è calcolata su una soglia che corrisponde a una spesa mensile minima necessaria per acquistare un paniere di beni e servizi che è considerato essenziale  a uno standard di vita minimamente accettabile.

È drammatico, una persona o famiglia non ha neppure il minimo necessario per vivere degnamente. Vi garantisco che quando, al giovedì  i banchetti del mercato se ne sono andati,  vedo arrivare persone, per lo più anziane ma non solo, cercare tra i rifiuti abbandonati qualche cosa da mangiare, mi si stringe il cuore. Soprattutto donne anziane, che magari hanno faticato tutta una vita per allevare i figli e accudire la famiglia; una vergogna che grida vendetta! I figli, che tra l'altro sono, oggi è meglio il condizionale, dovrebbero, essere una ricchezza per lo Stato, ma che questi ignora, tanto è vero che la famiglia in Italia è penalizzata, così come le casalinghe. Non mi si venga a dire che questo è populismo, questa è realtà, purtroppo.

Tra gli individui più a rischio vi sono le donne, stimate in quasi due milioni e cinquecentomila, seguono poi i giovani tra i 18 e i 34 anni, stimati in un milione e 112 mila. È evidente che così non si può continuare, le soluzioni possibili ci sono, è però indispensabile un cambiamento di mentalità, avere il coraggio di " imprimere alla nave Italia" una virata puntanto la " bussola" verso politiche che mettono la Persona al primo posto, e non l'interesse puramente economico e di mercato.

La Dottrina Sociale della Chiesa è molto chiara in merito, cito ad esempio il paragrafo 182 che afferma:

- Il principio della destinazione universale dei beni richiede che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, a coloro che si trovano in situazioni di marginalità e, in ogni caso, alle persone a cui le condizioni di vita impediscono una crescita adeguata.

Attenzione a non confondersi con chi non ha voglia di lavorare, è ben diverso, tanto che anche l'Apostolo Paolo afferma in una sua lettera: " chi non vuol lavorare neppure mangi".

Questa è purtroppo la realtà odierna. Cambiare è possibile se c'è la volontà di volerlo fare.

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