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La Chiesa milanese: tradizionalista o progressista?

vetrata chiesaA noi interessa sondare i convincimenti della base del clero. Dai parroci in giù, religiosi compresi.  Sappiamo che in Curia, nonostante il loro ispiratore abbia lasciato piazza Fontana da decenni, i martiniani dominano. Camuffati, ma non tanto. Monsignor Delpini li conosce bene, per esser stato dell’ex vate del modernismo cattolico un  prediletto. Salvo poi prendere le distanze dinanzi a comportamenti discutibili.

I  parroci e i sacerdoti ambrosiani in maggioranza apprezzano papa Francesco.  Ma sembra più alta del previsto la frangia oppositrice che si confida a spizzichi col cronista, pregandolo di tacere cognomi e cariche. Segno di una caccia agli stregoni, tipica del fariseismo peggiore.

Al Papa molti sacerdoti  (pochi gli anziani, parecchi i giovani) imputano un misericordismo d’accatto, che scandalizza i puri del Vangelo e non attira per nulla gli eretici e i lontani. In particolare i preti affezionati al confessionale contestano al Pontefice la confusione imperante a livello sacramentale. Don Gino si altera : “Vengono da me divorziati e risposati e pretendono l’assoluzione. Gliela nego e divento un ministro del culto senza cuore. Ma è per il loro bene che lo faccio, altrimenti la mia  assoluzione sarebbe invalida.“

Diversi parroci, nel loro “regno”, da anni  ammettono alla comunione i laici che una volta venivano bollati come pubblici peccatori. Ma sul piano ecclesiale non sembra che la pratica dia buoni frutti. Anzi, il contrario. A  dimostrazione della bontà degli oppositori.

Le  statistiche – che Trilussa derideva nei suoi sonetti eppur ai nostri giorni così considerate – testimoniano per Milano una  frequenza alla s. Messa domenicale in continuo calo. Siamo al dieci per cento complessivamente. In una media che comprende quartieri “devoti” e altri dominati dall’ indifferentismo.

Negli oratori il turpiloquio (e talvolta anche la bestemmia) viene tranquillamente praticato. E pochi educatori si allertano nel correggere i ragazzi sboccati poiché ogni correzione diventa sinonimo di autoritarismo.  E gli opinionisti cattolici che vogliono piacere ai salotti che piacciono dilagano. Sono lontani i tempi del cardinal Colombo,  presule di sicura ortodossia e sicura umanità.

Pullulano gli accorpamenti che la burocrazia ecclesiale chiama comunità pastorali. E cresce il peso dei laici, chiamati a compiti che decenni fa nemmeno si sognavano.  Non solo come ministri ormai ordinari sul piano distributivo dell’ Eucaristia. In qualche Chiesa  uomini (e donne) intraprendenti ( col consenso del celebrante) proclamano non solo le letture iniziali della  s. Messa (intercalate dal salmo responsoriale) ma pure il Vangelo. E stendiamo un velo pietoso sulle cosi dette intenzioni dei fedeli, vetrina di sociologismo deteriore. I  canti rivaleggiano con quelli miscelati nelle discoteche. Molte urla, poca  melodia, nessun raccoglimento.

I ben informati  suggeriscono al cronista di partecipare alla s. Messa che tutte le domeniche si celebra in Santa Maria del Castello, in largo Cairoli, alle 10. Qui l’Eucaristia, in latino, segue le consuetudini liturgiche secolari riordinate dal cardinal Schuster nel  messale del 1954.  L’ atmosfera, per chi crede, trasporta al divino e la tensione spirituale raggiunge il culmine.

I  commentatori più scafati definiscono quella ambrosiana una Chiesa in apnea. Ma sott’acqua molti sommozzatori desiderano riemergere, aspettano solo le condizioni favorevoli.

Gaetano Tirloni  

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