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Furla series #02. Haegue yang: tightrope walking and its wordless shadow

Gli spazi della Triennale di Milano ospitano la prima mostra personale di Haegue Yang. Fino al 4 novembre Tightrope Walking and Its Wordless Shadow, realizzata in collaborazione con la Fondazione Furla, raccoglie la vasta gamma di mezzi espressivi che contraddistinguono la sua pratica artistica: dal collage al video, dalle sculture performative alle grandi installazioni.

furla-series-02-haegue-yang-tightrope-walking-and-its-wordless-shadow-mostra-triennale-milano-tiziana-leopizziMuovendosi su una sottile linea tra l’indagine sociale e la storia, tra il vissuto personale e la memoria collettiva, la varietà delle visioni prodotte, genera percorsi di grande potenza evocativa in cui oggetti, persone e luoghi sono interconnessi.

Tightrope Walking and Its Wordless Shadow è una mostra articolata in tre ambienti in cui sono presenti lavori iconici e nuove produzioni. Queste presentano a loro volta gli elementi ricorrenti nel lavoro dell’artista: l’interesse per l’astrazione e la geometria; il movimento e la performatività; la relazione tra “piegare” e “dispiegare”. Al centro della sua ricerca vi è l’urgenza di creare un linguaggio la cui potenzialità è come la camminata di un funambolo, in cui ogni movimento è carico di una tensione che evoca emozioni e percezioni.

Il percorso espositivo ha il via con due lavori: 134.9 m³ e 81 m², appartenenti rispettivamente alle serie Thread Installations e Chalk Line Drawings. La prima opera, 134.9 m³ è una barriera quasi invisibile costituita da fili di cotone rosso che isola un angolo della sala precludendone l’accesso. Il tracciato sembra proseguire sul muro retrostante con l’opera 81m²: una sequenza di linee rette disegnate a gesso rosso che si confondono con i fili, creando un effetto ottico di sottile movimento.

Thread Installations e Chalk Line Drawings, che prendono il titolo dalla misura dello spazio occupato, sono tra le prime opere di natura installativa realizzate dall’artista e contengono aspetti centrali di tutta la sua produzione successiva: dall’interesse per la geometria all’impiego di materiali d’uso comune, fino all’attitudine ad articolare una spazialità ambivalente, concettuale e percettiva, accessibile e inaccessibile allo stesso tempo.

All’interno dello spazio compreso tra queste due opere installative, si intravede, Science of Communication #1 – A Study on How to Make Myself Understood, opera che testimonia il confronto dell’artista con le problematiche del linguaggio all’interno dei processi di integrazione culturale e sociale.

L'artista parte dalla propria vicenda biografica e dalla difficoltà quotidiana del tradurre il proprio pensiero in una lingua straniera. Il bisogno della mediazione altrui per realizzare quest’opera esprime la vulnerabilità dell’artista, al tempo stesso viene ampliata la riflessione sulla difficoltà di comunicare il proprio pensiero mediante il linguaggio.

Questo sentimento di incomunicabilità fuoriesce anche in Mirror Series – Back: qui uno specchio ovale è appeso con la superficie riflettente rivolta verso la parete, un gesto di negazione e di rifiuto attivo di un ruolo prestabilito.

Yang, inoltre, nei suoi lavori allude alla figura umana senza mai rappresentarla direttamente o ne evoca l’assenza. Dalle “barriere permeabili e trasparenti” di 134.9 m³ si passa a Cittadella, un'installazione monumentale composta da 176 tende veneziane collocata nello spazio centrale della mostra: un ambiente multisensoriale fatto di strutture modulari, attraversate dai visitatori che si muovono al suo interno e da una coreografia di luci, mentre diversi profumi si diffondono nello spazio.

Si giunge poi un altro ambiente che assomiglia a una sala da ballo sulle cui pareti si dispiega un intervento simile a un murales appartenente alla serie in continua evoluzione dei Trustworthies. In questo ciclo di opere Yang combina diversi materiali grafici: buste con pattern stampati, la sua personalissima rielaborazione della carta millimetrata, vinili riflettenti, immagini di dispositivi tecnici e motivi naturalistici.

Negli interventi più recenti, come quello in mostra, i Trustworthies sono diventati strumento per creare complesse ambientazioni che ospitano lavori scultorei.

Dall’approccio minimalista che contraddistingue la prima sala alla fastosa esuberanza dell’ultimo ambiente, il percorso espositivo riflette gli estremi tra cui si muove la sperimentazione continua di Haegue Yang, in cui l'incontro casuale con un oggetto o un materiale può generare forme, emozioni e narrazioni inaspettate e dove la negazione di conoscenze acquisite coincide sempre con l’apertura di nuove prospettive.

Tiziana Leopizzi

Haegue Yang: Tightrope Walking and Its Wordless Shadow

Dal 7 settembre al 4 novembre 2018

Triennale di Milano

Viale Alemagna 6 - Milano

Orari: Martedì - Domenica  10.30 - 20.30

Ingresso 
Intero 7 Euro 
Ridotto 6 / 5 Euro 
Biglietto unico per tutte le mostre 12 Euro

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