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Milano - Uno stalker? Pericoloso come mafioso

arbitratoEʼ il principio stabilito, per la prima volta in Italia, da una decisione della Sezione misure di prevenzione, presieduta da Fabio Roia. La motivazione: "Femminicidio avviene dopo atti persecutori"

Un presunto stalker può essere considerato e trattato come un presunto mafioso. Questo il principio stabilito – per la prima volta in Italia – scaturito da un ragionamento giuridico che di seguito riportiamo: "In un Paese dove circa un quarto degli omicidi volontari riguarda casi di femminicidio, evento terminale spesso preceduto da attività persecutorie poste in essere dall'agente violento, e dove il 77% delle vittime del delitto di atti persecutori risultano di sesso femminile, non appare certamente irragionevole o irrazionale, su un piano di lettura costituzionale, l'avere introdotto da parte del legislatore un ulteriore strumento di tutela sociale".

 

L'innovativa decisione firmata dal tribunale di Milano

Una decisione, dianzi riportata, la quale deriva da una vicenda in cui, un ragazzo di 24 anni di origini filippine, ai domiciliari - dopo un periodo in carcere – per violenza sessuale, ha commesso un altro reato, il quale è stato considerato da parte del tribunale di Sorveglianza di Milano, ben più grave di quello appena riportato, ovvero: atti persecutori.

Nello specifico, il filippino "si è reso responsabile ai danni della ex compagna sia durante la loro convivenza sia dopo la rottura del loro rapporto, mostrando nelle diverse occasioni un'indole violenta e prevaricatrice nei confronti della donna".

 

Il giovane filippino non era stato ancora condannato per il reato commesso antecedentemente

"Pur non essendo ancora stato condannato per i fatti contestati – questo il ragionamento che, inizialmente, è stato pensato da parte degli inquirenti e che, al contempo, è stato condiviso dai giudici - i gravi indizi di colpevolezza risultano ben consolidati". Tanto che ne attestano la sua "pericolosità sociale" da cui deriva la possibilità di applicare le misure di sorveglianza speciale, tra cui mantenersi ad almeno un chilometro di distanza dalla ex compagna, non avere con lei contatti telefonici, telematici o altro, non allontanarsi dalla propria dimora "senza preavviso", "darsi alla ricerca di un lavoro, vivere onestamente, rispettare le leggi, non associarsi a persone che hanno subito condanne o sono sottoposte a misure di sicurezza e / o prevenzione".

 

Il presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano firma – per la prima volta in Italia – tale decisione

Difatti, è la prima volta che accade una cosa simile in Italia. Il presidente, dunque, accoglie la richiesta della questura di applicare a uno stalker una norma del codice antimafia così come riformato nel 2017.

Una decisione “esemplare”, la quale, con molta probabilità, apporrà le basi per vicende simili con la speranza che tali avvenimenti possano, finalmente, non fare più parte della cronaca quotidiana.

Eleonora Boccuni

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