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Ritrovato un capolavoro perduto di Giacomo Balla

balla tic tac 1Nel cuore di Roma, dopo cento anni riemerga il Bal Tic Tac di Giacomo Balla, una parte fondamentale della storia del costume e della società italiana degli anni Venti, che prende il suo nome dall’omonimo locale che, grazie alle serate a ritmo di Jazz del locale, per i giornali dell’epoca era il ritrovo degli abitanti della Capitale, di cui Balla elaborò le decorazioni interne ed esterne.

Infatti il poliedrico artista piemontese aveva realizzato le decorazioni e gli arredamenti del locale, seguendo il concetto di portare il futurismo in ogni ambito della vita quotidiana, con un trionfo di luce, forme, colore, che rendeva il locale una grande festa continua.

Alcuni anni dopo Balla tornò al figurativismo, lascando il ruolo di protagonista indiscusso del futurismo, ma le sue opere restano una parte fondamentale del Novecento italiano, mentre le pitture del Bal Tic Tac lo sono della storia della Capitale.

Per anni si credeva che le pitture fossero svanite dopo i numerosi interventi di restauro della palazzina nel corso del Novecento, oggi però si possono vedere 80 metri quadrati di pitture murali originali, dipinti sulle pareti e sul soffitto del piano terra del primo cabaret futurista, che erano celati da controsoffitti e carta da parati, oltre che da boiserie e strati di tinteggiatura successivi.

Le decorazioni manterranno le loro posizione originale e in futuro saranno rese accessibili al pubblico, poiché i locali del ritrovamento diventeranno il Museo per l’educazione monetaria e finanziaria della Banca d’Italia, con l’inaugurazione prevista per la fine del 2021.

Nato a Torino il 18 luglio 1871, Giacomo Balla era figlio di un fotografo dilettante e fin da piccolo amava disegnare e studiare il violino.

Dopo aver lavorato in uno studio di litografia, seguito un corso serale di disegno e frequentato per alcuni mesi l’Accademia Albertina, Balla iniziò a sviluppare uno stile artistico divisionista, combinato con lo spirito positivista di quegli anni.

Tra il 1902 e il 1905 il pittore conobbe Umberto Boccioni, Gino Severini, Mario Sironi e altri giovani pittori, tutti legati al mondo del futurismo.

Interessato al movimento, Balla cominciò a fare delle ricerche sul dinamismo e nel 1910 fu tra i firmatari del Manifesto dei pittori futuristi e del Manifesto tecnico della pittura futurista. 

Dopo aver lavorato per alcuni anni in Francia, nel 1915 il pittore tornò in Italia e, con Fortunato Depero, lavorò al manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, sulla poetica futurista in vari campi della vita, oltre a produrre una serie di costruzioni, del tutto non figurative, come complessi plastici, di cartone, lamiera, seta e altri materiali di uso comune.

Alla fine della prima guerra mondiale, Balla aderì al secondo futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e fu tra i firmatari del manifesto L’aeropittura. Manifesto futurista del 1931, oltre a prendere parte alla prima mostra di Aeropittura Futurista, anche se si stava avvicinando nuovamente alla Pittura Figurativa. 

Nel corso degli anni Trenta il pittore lasciò del tutto il futurismo per ritornare a un Realismo naturalistico, ormai certo che l’arte doveva avere un realismo assoluto, senza il quale si cadeva in forme ornamentali e decorative. 

Anche se negli anni Cinquanta le sue opere futuriste vennero molto apprezzate dai giovani pittori astratti del gruppo Origine, che allestirono una mostra dei suoi lavori nel 1951, Giacomo Balla rimase fedele alle sue nuove idee fino alla morte, che avvenne a Roma il 1 marzo 1958.

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