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Molti i leghisti milanesi che contestano Salvini: ecco perchè

Il diavolo alter ego di Bono degli U2 consiglia Salvini durante il concerto a MilanoIl patto di governo con i pentastellati ha indotto Salvini a parecchi compromessi, che stanno facendo infuriare alcuni suoi fans lombardi.

Pare che per il bollente leader milanese conti solo il controllo dell’immigrazione, clandestina e non, dimenticando gli altri aspetti della vita sociale.

L’Assolombarda gliel’ha cantate in rima con il supporto di grafici e statistiche incontestabili.

Per finanziare il reddito di cittadinanza, al quale attingeranno soprattutto al Sud, si penalizza la parte del Paese trainante, ossia Lombardia e Veneto.

Tutti gli economisti seri, poi, affermano che tale misura assistenziale favorirà il lavoro nero, in una spirale dissolutrice difficilmente arginabile.

Gridano vendetta, poi, le detrazioni azzoppate. Quando giustizia vorrebbe che si potesse scalare dalle imposte interamente i pagamenti effettuati per assistenza sanitaria, mutui e solidarietà varie.

Gran parte dei leghisti lombardi - e milanesi in particolare - si sentono traditi dal Matteo furioso (come lo chiamano affettuosamente per il suo impeto caratteriale).

E, obiettivamente, ne hanno tutte le ragioni. I ceti produttivi sotto il simbolo della rosa camuna chiedono provvedimenti legislativi che favoriscano la ripresa e azzerino (quasi) una burocrazia dai lacci inutili.

“Salvini - confida al cronista un leghista della prima ora - non può venderci a Di Maio per un potere che, fra l'altro, confligge con le nostre idee. Ho sempre pensato che risotto e pastasciutta insieme siano immangiabili. La prova? L’alleanza contro natura fra i Cinquestelle e la Lega ".

A qualcuno corrono i brividi lungo la schiena pensando che tolto il sostantivo “Nord”, alla Lega pensino di fare gli interessi solo del Sud.

Gaetano Tirloni

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