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23 novembre 2018, ore 12: La Bpm ammaina bandiera

assemblea soci bpmCerte date intristiscono il cuore e amareggiano l’anima. Alle ore 12 del 23 novembre 2018 la Banca Popolare di Milano, altrimenti conosciuta con l’acronimo Bpm, ha ammainato la sua gloriosa bandiera. Per ottemperare ad una improvvida decisione assembleare dell’ottobre 2016, si fonderà con il Banco Popolare e diventerà BancoBpm.

Su MilanoFree il cronista si è occupato più volte della vicenda, anche con interviste ad autorevoli protagonisti dell’"opposizione" ; e senza cadere nella partigianeria, ha sottolineato come una realtà così radicata nel territorio lombardo non poteva accedere a matrimoni incestuosi.

Dopo la scomparsa della Cariplo (Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde), la Bpm è rimasta la sola banca del Nord industriale a difendere il modello della cooperativa genuina, mica taroccata.

Alle sue assemblee, vivamente partecipate, l’azionista di riferimento erano i dipendenti soci e il voto, in ossequio ad una legge lungimirante, dava il medesimo peso al padre di famiglia con dieci azioni e al fondo d' investimento speculativo con migliaia di quote. Era il cosi detto voto capitario: una persona, un voto. Democrazia economica allo zenith.

Vicina agli artigiani, alle libere professioni e alle piccole e medie imprese, erogava credito con la squisitezza del buon senso ; attenta alle esigenze della comunità prima che a quelle del profitto puro.

I suoi lavoratori, consci d'esser al contempo anche padroni di se stessi, brigavano con un impegno sconosciuto nelle altre aziende di credito; e secondo un felice slogan, mettevano "il cliente dietro lo sportello". Si identificavano con lui, per meglio assecondarlo nelle sue esigenze e priorità.

Questo modello - è bene chiarirlo - ha sempre incontrato l’astio della Banca d' Italia, prona ad un modello di credito forgiato dal capitalismo peggiore ; e ha brigato finché, con la collaborazione dei sindacati dei bancari nazionali e a causa di qualche ingenuità della governance, non è riuscita adistruggere questo gioiello. Complice in primis il potere politico, servo dei poteri forti di debolissima moralità.

Muore con il 23 novembre un pezzo di storia lombarda e italiana. E prima d'intonare il De Profundis, un affresco va al presidente che meglio di tutti ha incarnato il modello della cooperativa, portandolo a successi insperati. Parlo del professor Piero Schlesinger, al timone della Bpm dal 1971 al 1993 (con un breve intermezzo nel biennio 1980-81). Venne defenestrato da un’assemblea pur essa sciagurata a causa dei suoi legami con Gardini, del quale era consulente e legale. Fosse rimasto al vertice di piazza Meda, forse il corso della Storia avrebbe preso un’altra direzione. Una direzione proficua per tutti. 

E a lui e alle migliaia di dipendenti soci che si sono avvicendati nelle dipendenze e nelle varie sedi va il riconoscimento imperituro di aver operato per un modello di finanza a misura del cuore. Che, parafrasando Pascal, sono l’unica ragione della verità.

Gaetano Tirloni 

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