Chi controlla i bazar stranieri a Milano?

supermarket pixabayA Milano ne aprono uno al giorno. Almeno. Seguono orari che farebbero invidia a Stachanov. Parliamo dei negozi che vengono di tutto un po', gestiti da stranieri.

Li trovi nei quartieri affrescati dalla multi etnicità ma anche in zone popolate dalla media borghesia. In genere si tratta di una vetrina, massimo due, con sopra la scritta Minimarket. Dentro trovi di tutto. E spesso diventano luoghi di aggregazione per gli immigrati. Ultimamente funzionano pure da corrieri di valuta. 

Ma mentre gli esercizi italiani vengono continuamente visitati dalla Finanza, dalla Polizia locale e dall'Asl, in questi luoghi difficilmente si trova una divisa. Come mai?

Le poche volte che questo succede, in particolare negli empori gestiti dai cinesi, scattano sequestri e chiusure perché talvolta la merce venduta o è contraffatta o è scaduta. 

I prezzi sono stracciati ma superiori - di norma - al valore di ciò che si vende. Racconta un pensionato di via Mac Mahon che, lusingato dal prezzo e dal design dell'oggetto - un orologio - , decise di comprarlo. Per pochi euro strinse al polso un Rolex evidentemente taroccato ; il quale dopo una settimana si ruppe. Fece un affare ?

I commercianti italiani chiudono strangolati dai grandi empori e dalle tasse. Come mai i bazar - perché tali bisogna considerarli - vanno in controtendenza ? Le tasse le pagano ? E quante ?

Spesso i titolari si mascherano dietro la difficoltà linguistica durante i blitz delle forze dell'ordine. Ma somigliano agli immigrati che sui mezzi pubblici tra loro parlano nel dialetto locale perché i passeggeri italiani non comprendano: provate a rimproverarli, poi vedete come vi rispondono. L'italiano lo intendono benissimo.

Non è una crociata contro lo straniero. Semmai è una richiesta di giustizia. Perché - capite - il razzismo non è a senso unico.

Gaetano Tirloni

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