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Non si placano le polemiche sul Padre Nostro e Gloria riformulati

  • Gaetano Tirloni

candelora milanoNon si assopiscono le polemiche intorno alle nuove versioni del Padre nostro e del Gloria, da quando l’assemblea della Cei, cedendo ad un desiderio del Papa, li ha leggermente modificati.

Tradizionalisti e innovatori si sfidano a colpi di filologia, teologia, scienze linguistiche, partendo quasi sempre da posizioni pre-concette. Fiumi d'inchiostro sono stati versati al riguardo, a scapito della chiarezza. Con ironia, lo scrittore Camillo Langone ha definito tale disputa come quella -famosa nella Storia - relativa al sesso degli angeli.

Il cronista, che è rimasto fedele agl’insegnamenti del suo primo maestro, Angelo Rozzoni, vorrebbe spezzare il pane degli eruditi alla tavola delle persone provviste di una cultura medio-elementare. Forse con eccessivo ardimento. Ma questo è il compito del vero giornalista.

Chiariamo subito che non esistono traduzioni perfette. La forbice oscilla sempre fra la fedeltà al testo e la sensibilità del traduttore (influenzato dallo spirito del suo tempo).

Partiamo dal Padre nostro. Da decenni il versetto “Non ci indurre in tentazione" è oggetto di critiche. Perché, a detta di molti, Dio non può indurre l’uomo alla tentazione. Ma “xe péso el tacon del buso“ (e i padovani mi perdonino la citazione popolare). In quanto il “Non abbandonarci alla tentazione “dà l’idea di un Dio che è lontano dalla creatura. Ad onore, la miglior versione sarebbe: “Non permettere che soccombiamo alla tentazione", avvallata dai filologi più esperti. E poi non è consolidato che l’Altissimo non tenti le persone affinché affinino la loro fede, certo. Nell’Antico Testamento, un episodio su tutti: quello in cui Dio impone ad Abramo di commettere un omicidio, nientemeno quello del suo prediletto Isacco.

Passiamo al Gloria. Qui le polemiche sono meno aspre. L’inizio dell’inno “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà “diventa “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama". In questo caso, l’adattamento è peggiore di quello del Padre nostro. Dio, infatti, ama tutti gli uomini. E' scontato. Non potrebbe essere altrimenti in quanto è l’Amore eterno. Ma la pace va conquistata. E dunque gli uomini di carità, di buona volontà la raggiungono. 

Comunque i duelli degli eruditi non toccano le persone dalla fede immensa. Che nell’una o nell’altra versione continueranno ad implorare da Dio la sua misericordia e la sua Grazia con ineffabile trasporto.

Gaetano Tirloni

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