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Ecotassa e incentivi: sull’acquisto dell’auto è confusione

auto foto pixabayPer l’acquisto di un’auto nuova possibile stangata in arrivo fino a 2.500 euro, ma anche incentivi condizionati.

La finalità ecologica della fattispecie legislativa  in via di definizione fa sì che la giustificazione teorica per l’ecotassa vi sia, facile e illusoria come il coniglio che salta fuori dal cilindro di un prestigiatore, una sorta di “sorpresa” sotto l’albero di Natale che però - stando alle ultime indiscrezioni - sarebbe recapitata in maniera selettiva a chi compera un SUV o un altro automezzo di grossa cilindrata, anche se in realtà rischia di colpire pure auto decisamente “non prestigiose”, e quindi anche quel poco che resta di una “decimata” classe media, senza peraltro risolvere i problemi di inquinamento causati dalla circolazione degli autoveicoli.

In ogni caso, in tempi di crisi come quella attualmente insistente (perché nessuno crede alla favoletta che la crisi sia passata) un nuovo balzello non sembra essere una buona idea, anche in considerazione del fatto che le promesse pre-elettorali degli attuali politici al potere andavano nel senso di una generalizzata riduzione del carico fiscale, per fornire un sostegno inclusivo di tutte le componenti sociali alla rinascita economica del Paese.

Forse le questioni su inquinamento e polveri sottili che affliggono le grandi città italiane richiederebbero misure di più ampio respiro, per esempio uno sforzo delle amministrazioni pubbliche per offrire agli utenti maggiori (e magari qualitativamente migliori) servizi pubblici di mobilità urbana ed extraurbana a tariffa competitiva, idonei nel concreto a scoraggiare l’uso quotidiano del mezzo privato con una modalità rispettosamente dissuasiva, piuttosto che con un mezzo vessatorio quale appunto un’ecotassa.

Avrebbero potuto inoltre essere prese in carico altre iniziative atte a contribuire al perseguimento di scopi ecologici in alternativa all’ecotassa: i manuali, i giornali, gli studiosi ne descrivono diverse, da quelle più onerose, ad altre accessibili davvero a tutti, fino a quelle a costo zero, oltre agli strumenti di sensibilizzazione della coscienza civica per una vera diffusione della cultura del rispetto per l’ambiente.

Siamo nell’ambito di ragionamenti semplici e di buon senso, che però non consentirebbero alle istituzioni di fare un pronto-cassa … e ci si chiede se non sia proprio questo il limite “teorico -pratico” dei ragionamenti in questione. Gli Italiani hanno la percezione di vivere da tempo in uno Stato impositore ossessionato dall’idea di incassare, incassare, ed ancora incassare (questa “ecotassa” potrebbe esserne considerata la ennesima prova schiacciante) senza offrire in cambio servizi, al solo fine di continuare a reperire soldi che servono a coprire affannosamente interessi passivi per debiti contratti non dal popolo, bensì da un’oligarchia del passato, che prossimamente vedrà (forse) solo una “riduzione” delle proprie pensioni d’oro che ad ogni buon conto, per quanto ridotte, resteranno a saldo di un intoccabile privilegio. Difficile dire quanto poi detta “percezione” corrisponda al dato reale, ma il sentiment della collettività purtroppo è questo.

Quanto agli “incentivi” previsti per chi compera autoveicoli nuovi, ci sarebbe da obbiettare che l’incentivo sull’acquisto di un automezzo nuovo non è un regalo, è solo uno sconto su qualcosa che va poi sempre pagato, e se i soldi per pagare non ci sono, l’incentivo non serve a niente, rimanendo uno specchio per le allodole. Per di più l’incentivo in questione parrebbe subordinato alla rottamazione della vecchia auto da parte del proprietario, il quale perciò, per poter fruire dell’incentivo medesimo, dovrebbe perdere in toto il valore del suo usato.

Tanto premesso, non sono poche le incongruenze della proposta di legge qui richiamata. Taluni, calcoli alla mano, sostengono che si finirebbe per escludere dagli incentivi una modestissima Panda che arriverebbe a pagare più di una lussuosa BMV, oppure che ne verrebbe esclusa una ibrida Toyota Rav4, la quale addirittura finirebbe in regime di tassazione, pur se nuova e provvista di tecnologia poco inquinante. Altri ritengono che le auto diesel, nel mirino degli ecologisti di tutto il mondo, dalla incombente normativa trarrebbero inspiegabili vantaggi. Di fatto non è ancora possibile esprimere giudizi ponderati perché l’informazione al riguardo è ancora incompleta e confusa. Resta il dato che proprio detta incompletezza e detta confusione non sono forieri di credibilità per l’opinione pubblica, che sul tema proposto appare preoccupata e fortemente disorientata, anche perché dal nuovo governo francamente ci si attendeva normative più semplici, e soprattutto più chiare per i non addetti ai lavori. In via prudenziale, è preferibile attendere il testo di legge definitivo, piuttosto che esprimere giudizi o posizioni affrettati.

Per concludere, un interrogativo permane: così come i proventi delle contravvenzioni contestate agli automobilisti invece di essere destinati a garantire la sicurezza stradale (come preveduto dalla legge) sono sistematicamente finiti per essere impiegati dalle istituzioni locali per coprire sprechi vari e buchi di bilancio che nulla hanno da spartire con l’originaria destinazione, non si  rischia di vedere scomparire anche i soldi dell’ecotassa nella voragine infinita dei debiti delle amministrazioni pubbliche di ogni ordine e grado piuttosto che constatarne l’utilizzo per fini ambientali, a giusta compensazione del presunto maggior inquinamento prodotto dai veicoli più inquinanti? Il sospetto non sembra infondato.

Mirella Elisa Scotellaro

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