Lettera aperta ad Alberto Torregiani

  • Gaetano Tirloni

lettera aperta pixabayCaro Alberto,

finalmente Cesare Battisti è stato catturato e con l'estradizione in Italia dovrebbe scontare molti anni di prigione. Il condizionale è d'obbligo nel nostro Paese, dove trionfa un giustizialismo becero a scapito della vera giustizia.

Ma la soddisfazione per questo arresto, reso possibile da un mutato clima politico in Brasile, non le renderà certo l'uso delle gambe, rese paralizzate dall'odio di un membro dei Pac, tanto fanatico quanto galvanizzato da una certa stampa settaria.

Ricordo quegli anni, quando suo padre venne accusato da molti organi di stampa - quotidiani e periodici - di aver ucciso un rapinatore nel ristorante Il Transatlantico di via Malpighi. Incolpato ingiustamente, come poi le perizie dimostrarono.

Un quotidiano, in particolare, si accanì contro il suo genitore adottivo, uomo di grande cuore e di innegabili abilità commerciali; quello stesso che tramite il settimanale del medesimo editore pubblicò un manifesto contro l'eroico commissario capo Calabresi: manifesto firmato da ottocento esponenti dell'intellighenzia nostrana, falso in ogni sua riga.

Questi anni saranno stati per lei dolorosissimi e penosissimi: più nel constatare come i boia di suo padre venivano scusati da pseudo intellettuali al servizio di un'utopia drammatica nel suo disvelarsi che per l' impossibilità di muovere un passo.

Certo gli eventi di quel tragico febbraio di quarant'anni fa non potrà mai cancellarli dalla sua memoria: incubi di notti insonni e di giornate atrofizzate dalla rabbia. Come dimenticare gli sguardi dei killer, versione plastica dello spirito del male, profilati da una disperazione esistenziale che li portava all'annientamento altrui.

A rincuorarlo, però, per converso, c'era il volto sempre sorridente del signor Pier Luigi, colui che prese con sé lei e le sue sorelle Anna e Marisa, alla scomparsa della sua madre naturale.

Volto che si insinuava nelle pieghe della sua memoria e nei racconti di amici e conoscenti. 

Caro Alberto, non sa quante persone hanno pregato per lei in questi lustri, quanti l'hanno custodita nel loro cuore con l'amore di chi prova per il suo simile la compassione cristiana. 

Ora speriamo che i cavilli non permettano scappatoie a colui che dovrebbe, al pari dei peggiori mafiosi, godere (sic) delle gioie del 41 bis.

Intanto la saluto. Se me lo permetterà, vorrei incontrarla, abbracciarla, e trasmetterle quell'affetto che genera amicizie e riscalda il cuore.

Cordialmente,

Gaetano Tirloni

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