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Il venditore di sigari in scena al Teatro Litta

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La scena ricostruisce in maniera assolutamente credibile una tabaccheria berlinese del 1947, anno in cui è ambientata la pièce e fa da sfondo all'incontro tra Reiter, professore di filosofia di origini ebraiche e Gruber il tabaccaio, che dietro alla maschera del pacato e solerte negoziante di città, nasconde un passato ricco di contraddizioni e segreti indicibili.

Con l'approssimarsi della celebrazione del giorno della memoria, lo spettacolo con la regia di Alberto Oliva e l'interpretazione di Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza, tocca il tema dell'olocausto da una prospettiva non scontata e interessante, quella del comune cittadino tedesco dell'epoca che attraverso le figure dei due personaggi in scena apre uno spazio di riflessione sul rapporto tra individuo e storia, tra vittime e carnefici.

Perché un'immane tragedia, come quella dello sterminio del popolo ebraico, trascina con sè nello stesso vortice, se pure con ruoli evidentemente diversi, sterminati e sterminatori, conniventi e oppositori. Del resto, come ripetono Reiter e Gruber “tutti abbiamo sofferto, ma alcuni più di altri”.

Il dramma si sviluppa attraverso un lungo dialogo tra il professore e il tabaccaio che tratta questioni filosofiche di grande profondità, quali la natura dal male, l'esistenza di Dio, la morale e i suoi fondamenti. Pensatori quali Spinoza, Cartesio e Nietzsche si confrontano nelle parole dei due protagonisti in un dibattito appassionato e coinvolgente che non vede un vero vincitore quanto piuttosto molti vinti.

La rappresentazione non è altro, infatti, che una lunga inchiesta destinata a inseguire una scoperta irraggiungibile, perché tra vittime e carnefici sta sempre sospesa quella zona grigia di cui parlava Primo Levi, in cui le responsabilità individuali si fanno composite e illeggibili e la ricerca di un filo che conduca fuori dal labirinto della storia, si fa impossibile e velleitaria.

Però, e c'è un però, già solo nella ricerca, nel dialogo, nell'analisi ostinata dei perché sta il senso di tutto. Contrariamente a quanto avviene oggi, dove ai drammi e alle grande tragedie della storia (anche quelle presenti) si cercano sempre risposte semplici, lunghe quanto un tweet o un post su facebook, quando invece non bisognerebbe mai aver paura della complessità.

Ottimo antidoto alla superficialità.

Teatro Litta

Corso Magenta 24, Milano

Dal 23 al 27 gennaio

Orario: dal mercoledì al sabato ore 20.30, domenica ore 16.30

Prezzi: Intero 25 euro - Under26 e convenzioni 16 euro - Over65 12 euro- Under 12 10 euro

Info e prenotazioni: tel. 0286454545

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