AAA Medici di Medicina generale Cercansi

medico pixabayUna volta si chiamavano medici di famiglia, poi sono diventati medici di base e ora li qualificano come medici di medicina generale. 

Si tratta dei camici bianchi al primo gradino della scala sanitaria: quelli a cui ci rivolgiamo quando abbiamo l'influenza o ci serve l'impegnativa per una visita specialistica o necessitiamo del certificato che giustifichi la nostra assenza dal lavoro. 

A Milano (e dintorni) se ne avverte la carenza, siccome tal volta il ricambio non avviene e i pazienti del dottore andato in pensione devono cercar un nido presso altri convenzionati già sovraffollati.

C'è un tetto al numero degli assistiti per ciascun operatore ma dinanzi all'emergenza le regole saltano. Pare che pochi giovani siano attratti da questa specialità. I motivi ? Eccesiva burocrazia, anzi tutto. Infatti i regolamenti regionali sembrano dei cappi che mal si adattano a dei professionisti.

Per quale motivo, infatti, i medici di medicina generale non possono esercitare, mutualmente parlando, il sabato, i prefestivi e i festivi? In questi giorni è attivo un servizio di Guardia medica (che adesso si chiama "continuità assistenziale" ); però i pochi che ne fanno parte vengono subissati di chiamate e allora i malati intasano i pronto soccorso, rendendoli spesso anticamere infernali. 

Pochi, poi, praticano le visite domiciliari, che sarebbero, in teoria, obbligatorie. Forzando a recarsi in ambulatorio pazienti con 39 di febbre e, di fatto, negando agli anziani, spesso parzialmente autosufficienti, il diritto di venir seguiti come Ippocrate comanda.

Altra stortura del sistema è la quota capitaria. Ovvero, ciascun medico riceve un tot per ogni persona a suo carico (lievemente maggiorata per vecchi e bambini) indipendentemente dalle prestazioni effettuate. Non era così con le mutue settoriali fino agli anni Ottanta: gioielli che la mala politica ha pensato (male) di abbattere in nome di un egualitarismo deleterio. A danno dei meno abbienti perché i benestanti si rivolgono al privato senza colpo ferire. 

Né vale l'obiezione che diversi medici si prodigano sino allo sfinimento: sono le regole che vanno corrette in nome di una efficienza non solo proclamata. 

Si lasci liberi i professionisti di esercitare anche il sabato e i festivi e li si retribuisca a prestazione incoraggiando quelle presso l'abitazione del malato, per alleggerire le anticamere degli ospedali.

Quando le disposizioni non tengono conto della realtà succedono sempre disastri. Ah, se anche in questo caso l'assessorato alla sanità e all'igiene pubblica della Lombardia ogni tanto mandasse a memoria il detto latino "contra factum non valet argomentum".

Gaetano Tirloni

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