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Chiedere al dipendente di lavorare da casa in malattia è mobbing

mobbing malattiaFino a che punto è giusto essere sfruttati sul lavoro? Te lo sei mai chiesto? Un dipendente è una risorsa fondamentale per un'azienda e per la maggior parte dei casi viene considerato come un numero, un oggetto di arredamento al quale pretendere il massimo in ogni occasione.

E’ giunto il momento che tutte le aziende debbano investire sulle proprie risorse, che si evolvano per cercare di farle stare bene altrimenti esse andranno altrove o non daranno più il meglio di se stesse. L'era dello sfruttamento è finita.

Ci sono tante associazioni a cui rivolgersi per chi subisce vessazioni e mobbing sia verticali che orizzontali, per le aziende che non rispettano i diritti dei lavoratori, per quelle aziende arcaiche destinate al fallimento che per non volersi modernizzare mettono la loro ignoranza contro i loro lavoratori rendendone la vita impossibile.

Lavorare in un ambiente sereno, dove si può crescere farà si che l’azienda stessa cresca e proliferi.

Sembra assurdo ma ci sono aziende, anche di grande dimensione, che danno per scontato che sia normale assillare i propri dipendenti anche quando questi sono a casa in malattia. Ricordiamolo, in malattia non si lavora e non è un dovere del lavoratore neppure rispondere alle chiamate e ai messaggi di colleghi o capi. In malattia ci si riposa e ci si rimette in forma. Quei "capi" che inviano mail, messaggi e chiamano in continuazione il dipendente malato vessandolo, vanno segnalati all'ufficio del personale e l'invito è quello di rivolgersi ad un avvocato del lavoro con le prove alla mano.

Un messaggio forte va rivolto a quei dipendenti che per il quieto vivere  continuano a lavorare anche in malattia come se fossero in ufficio: sbagliatissimo!!!!

Se il tuo capo ti subissa di richieste non vuoi il tuo bene (e neppure quello di chi ti sta accanto) se continui ad esaudire la sua smania di potere ma si tratta di vero e proprio mobbing che fa vivere il dipendente nell’angoscia cercando di sopportare queste angherie senza la forza di reagire e continuando a fare passi falsi perché ormai la sua mente non reagisce positivamente. Da li subentrano poi molti problemi fisici e psicologici.  Il frutto dei comportamenti datoriali come dei colleghi, possano innescare diverse lesioni della salute o nell’onore del lavoratore. La singola condotta può infatti configurare gli estremi di un reato, come le fattispecie previste dagli articoli 590 c.p. (lesioni personali colpose), art. 609-bis c.p. (violenza sessuale), art. 610 c.p. (violenza privata), art. 594 c.p. (ingiuria) e art. 595 c.p. (diffamazione).

Un livello più complesso, costituito da una forma di violenza psicologica che viene esercitata attraverso più condotte/attacchi/vessazioni ripetute nel tempo da parte dei colleghi o dei datori di lavoro, è denominato “mobbing”.
La particolarità del mobbing è costituita dal fatto che tali condotte, considerate singolarmente, possono anche essere valutate lecite e conformi all’ordinamento, ma esaminate nella loro dimensione di reiterazione per un apprezzabile periodo di tempo, travalicano il limite della legalità e danno luogo al diritto di richiedere il risarcimento dei danni conseguenti.

Ricordiamo che in caso di malattia, il lavoratore ha il diritto di assentarsi dal posto di lavoro e gode di un trattamento economico adeguato, stabilito dalla legge e dai contratti collettivi. L'articolo 2110 del Codice civile dice infatti che al lavoratore assente per malattia spetta o la retribuzione a carico del datore di lavoro, se la legge o la contrattazione collettiva lo prevedono, e/o un’indennità di malattia a carico dell’Inps.

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