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Salvini è salvo. I Cinquestelle: No al processo

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Matteo Salvini, Ministro degli Interni, l’uomo forte del Governo, colui che ha attuato la politica della fermezza sul tema immigrazione e sul caso “Diciotti”, è salvo.

Almeno per la base del Movimento Cinquestelle che si è pronunciata online.

Ebbene, si il movimentismo di base ha dato il suo verdetto di piazza: per il 59% dei militanti “a cinquestelle” Salvini non va processato. Ha fatto il suo mestiere, da Ministro.

Promosso. Nove più.

Già, ma in termini pratici cosa succede?

Matteo Salvini tira un sospiro di sollievo, e Di Maio esulta di fronte alla partecipazione “dal basso” che, a suo dire rafforza il Movimento.

Ma è proprio così?

Facciamo un po’ d’ordine.

Chi vince davvero è Matteo Salvini che si conferma gran maestro di questo Governo.

Ha un consenso popolare, oggi, che supera di gran lunga quel 17% raggiunto alle elezioni di un anno fa.

Tuttavia con questa quota minoritaria (il MoVimento nel marzo 2018 era accreditato ad oltre il 30%), il leader “maximo” della Lega tiene in pugno il Governo; grazie al popolo pentastellato non cadrà nelle grinfie della magistratura, ed ora verrà “salvato” dal voto Parlamentare che non concederà l’autorizzazione a procedere ai Giudici Siciliani.

Un quadro che lancia, ancor di più, l’ex enfant prodige della Lega.

E Di Maio?

La sua immagine si appanna ancora di più.

Si proclama orgoglioso per la straordinaria vittoria della democrazia diretta, e per la prova di partecipazione del suo popolo.

Ma la realtà è un’altra.

I politici a cinquestelle non hanno il coraggio e il senso di responsabilità di agire per il Paese, e, per nascondersi si affidano alla piattaforma online del Movimento.

Uno strumento che, di fatto, non funziona nonostante i grandi investimenti che la base pentastellata ha riservato al marchingegno diretto ed ideato dalla Casaleggio ed Associati.

La crisi per la creatura politica voluta da Beppe Grillo continua.

In termini di consensi ed in termini di credibilità verso gli italiani.

Anche da questa situazione emerge la differente statura politica tra i due leader: Salvini e Di Maio.

Intendiamoci, il pedigree di entrambi è quello che è, però tra i due c’è un abisso.

Salvini sa fare il suo mestiere, ed è assistito (quello si) da un grande stratega: Giancarlo Giorgetti.

Di Maio, invece ciondola da un’inaugurazione all'altra, ed ha come numero due, Fico e come “uomo immagine” Di Battista.

Chiunque capirebbe la distanza siderale tra le due realtà politiche.

In mezzo, però, ci siamo noi, c’è l’Italia.

E’ questo è il problema.

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