Dall'indifferenza nasce la violenza

selfie pixabayUn' autista dei bus atm viene dapprima sequestrata da due bulli in un vespasiano del Duemila, al capolinea e poi, ritornata alla guida del mezzo, ripetutamente infastidita dai due teppisti. Allertata dalla vigilanza dell'azienda dei trasporti, interviene la polizia ma non scatta nessuna denuncia nei confronti dei due ragazzi, perché minorenni. Possibile? Possibile in una società che ha perso il senso della civiltà per cadere nel permissivismo peggiore.

Ma l'aspetto della vicenda più preoccupante è un altro. Nessuno dei passeggeri presenti ai soprusi è intervenuto. Paura? Anche. Ma non ci vuole un gran coraggio per silenziare due sbarbati dalla violenza incorporata. No, il cronista parlerebbe di indifferenza. Quella orribile malattia sociale che sta invadendo la nostra comunità, frustrando il buon samaritano che abita in ognuno di noi.

E' inutile protestare contro l'ignavia delle forze dell'ordine se non diventiamo solidali. La prima telecamera di sicurezza siamo noi, che dovremmo presidiare il territorio pure quando passeggiamo mano nella mano o leggiamo il giornale seduti su una panchina del parco, sempre meno fruibile a causa delle cattive frequentazioni. 

Delegare significa soprassedere e a furia di rimanere inerti veniamo sommersi dalla protervia altrui. 

Un'ultima considerazione, magari i due bulli non saranno perseguibili ( i riformatori sono caduti anch'essi nel buco nero del "nessuno tocchi Caino e infieriamo pure su Abele"?), però andrebbero sanzionati i loro genitori, responsabili, fino a prova contraria, delle inciviltà della loro prole.

Il cronista si ferma qui. Perché bisognerebbe poi trattare di educazione. Non quella alla legalità, che è fumo negli occhi, bensì quella alla umanità.

Gaetano Tirloni

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