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Via della Seta: Opportunità o cappio per l'Italia?

unione bancaria europeaVia della Seta. Sembra il titolo di un libro, magari di qualche anno fa.

In realtà è un progetto di politica economica di caratura internazionale che ha come campo di battaglia l’Europa, il cui territorio è – oggi più che mai - stritolato dai muscoli “gialli” da est, e yankee da ovest.

Attore protagonista è la Cina.

Vera superpotenza internazionale che, dietro al comunismo patinato, mostra la vera faccia di paese iper capitalista.

In questo contesto di delicati equilibri internazionali, si sta combattendo una guerra a colpi di dollari, poiché oggi le armi fisiche, hanno lasciato spazio a quelle economiche.

E forse il pericolo è maggiore.

Ma in che cosa consiste il progetto “via della seta”?

E’ un programma di espansione commerciale, che Pechino conduce con due scopi precisi:

  • Bloccare l’avanzata americana nel vecchio continente, mettendo in crisi gli equilibri di forza Nato;
  • Impadronirsi (per i malpensanti) - fare sinergie (per gli ottimisti) degli asset commerciali più interessanti dell’Europa occidentale.

Per farlo, il Paese della Grande Muraglia, cerca la sponda dei Paesi Ue, in primis l’Italia, che, da subito ha risposto all’appello.

Andando nel merito, di una complessa architettura di politica economica, sofisticata, e per certi versi diabolica, si delinea uno scenario da non sottovalutare.

La Cina, infatti, partendo dallo sviluppo di infrastrutture di traporto e logistica con l’Europa, si pone come obiettivo quello di consolidare il ruolo di partner privilegiato con i Paesi Europei.

L’obiettivo è chiaro: favorire in modo massiccio il suo “core business internazionale”: l’export di beni e servizi specializzati, a costi contenuti.

Di fatto un’azione, che rischia, se non governata con determinazione e fermezza, di diventare egemonizzazione.

Come si concretizza, nei fatti?

Semplice. Attraverso le risorse della Banca Asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB) – dotata di un capitale di oltre 100 miliardi di dollari -.

Con operazioni di finanziamento sulla realizzazione di infrastrutture, la Banca – indiretta emanazione del Governo di Pechino – tende a controllare l’opera stessa, e lega a doppio filo il Pese che contrae la relazione con l’istituto di credito.

Il pericolo è molto alto, e il doppio filo rischia di diventare un cappio.

Un esempio? Molti paesi dell’area Asiatica – certo non solidi come il nostro – hanno sottoscritto prestiti con AIIB, per realizzare infrastrutture moderne, salvo poi trovarsi a non poter onorare il loro debito.

La conseguenza? Dover cedere le opere a AIIB, e quindi – indirettamente – a Pechino.

Il rischio della definitiva perdita della sovranità economica è altissimo.

E se ciò accadesse per il nostro Paese, sarebbe il funerale del Sistema Italia.

Se pensiamo che, oggi, COSCO (gruppo di import/export molto vinco al sistema Istituzionale Cinese) controlla il 40% del Porto di Vado Ligure, i polsi rischiano di tremare.

E non finisce certo qui.

Pechino, infatti, ha messo i suoi occhi a mandorla, sui porti di Genova, Venezia e Trieste, a fronte di ammodernamenti delle strutture, consolidamenti gestionali implementazione degli organici e delle forze lavoro.

E i porti, come tutti sanno, sono snodi commerciali cardine, ma soprattutto ultimi avamposti di uno Stato Libero.

E cederli significa perdere la guerra.

Ce lo insegna la storia.

Era così quando le guerre si combattevano a colpi di mortaio, è così oggi, a suon di dollari sonanti.

Tutto il resto, è da scrivere, purchè sia chiaro quanto fondamentali siano gli accordi commerciali e le sinergie internazionali, a patto che non diventino impari.

L’Italia non può guardare al futuro senza intessere rapporti economici d’ampio respiro.

Ma lo deve fare senza perdere la Sovranità Nazionale, senza calare le “braghe”.

Il Bel Paese, negli anni, ha già perso la sua identità, cedendo quote di “personalità istituzionale” all’Europa.

Non può rischiare di fare altrettanto con il suo territorio, da sempre strategico punto di contatto tra Ovest ed Est: opposti punti cardinali del Mondo.

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