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A Teatro Libero in scena lo spettacolo dedicato al grande Raymond Carver

2.carver min

È una serata piuttosto freddina di pioggia incerta primaverile questa in cui mi affaccio a Teatro Libero per assistere a Ray. Con tutta quell'acqua a due passi da casa primo spettacolo di una trilogia dedicata al tema del Sogno Americano, che dopo questo esordio con un lavoro ispirato al celebre scrittore e poeta Raymond Carver vedrà la proposta di altri due lavori dedicati a Truman Capote e Tennessee Williams.

Una serata freddina dicevo, di quelle in cui andare a teatro fa piacere, perché è bello starsene lì seduti in poltrona al buio, nascosti per un po' alle luci della città e immergersi nell'atmosfera dei racconti di Carver così veri da parer più che reali. La penna di questo grande autore ha, infatti, il dono di evocare il volto nascosto di quella mediocrità borghese sempre un poco proletaria della classe media americana in cui non si fatica a riconoscere anche la nostra mediocrità autoctona, che dietro ai suoi riti stanchi e apparentemente banali nasconde drammi insospettabili e passioni potenti.

I complimenti, non me ne voglia il pur bravo regista Francesco Leschiera, vanno soprattutto agli attori. Davvero bravi. Ettore Distasio, Ilaria Marchianò e Mauro Negri offrono, a mio parere, una prestazione incredibilmente convincente protagonisti, come sono, di una recitazione pulita, essenziale e intensa nello spirito del grande Carver.  Sotto la superficie levigata di parole e gesti tagliati con cura e lavorati nel dettaglio si avverte la presenza di un oceano di emozioni pronto a esplodere.  Ed è proprio quell'attesa di un qualcosa sul punto di arrivare, ma sempre abilmente trattenuto, la forza di quelle gocce di passione che filtrano dalle crepe, a trattenere inchiodati alla sedia e a condurre con naturalezza alla fine dello spettacolo senza quasi accorgersene. 

La storia raccontata è quella di una breve e tagliente tragedia familiare, di quelle che stavano tanto a cuore a Carver. Una tragedia che nasconde verità inquietanti che faticano ad emergere, si disperdono nel fumo delle sigarette e affogano nel whisky di bottiglie mai finite. Sullo sfondo il personaggio di Carver che intreccia allo svolgersi della vicenda, il racconto della propria vita in cui il tempo della scrittura sembra rubato a quello di un'esistenza infame che lo attanaglia con le sue urgenze. Come quando per esempio Carver si rifugia in garage per sfuggire al pianto prepotente dei suoi figli.

Bene la drammaturgia di Giulia Lombezzi che tiene sapientemente in equilibrio i due piani narrativi.

Spettacolo consigliato. Ispirato e coinvolgente.

Teatro Libero

Via Savona, 10, Milano

Dal 2 al 7 aprile

Orari: Da martedì a domenica ore 21.00

Prezzi: Intero 18 euro, Ridotto convenzionati over 6o e under 25 13 euro, scuole di teatro, università 10 euro

Info e prenotazioni: 028323126

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