Governo: DEF. Poche idee ma... confuse

governoIl Governo Lega – M5S, all’ennesima prova dei fatti, conferma il suo poco invidiabile trend: poche idee ma confuse.

Il Def, - Documento di Economia e Finanza – strumento che dovrebbe essere il cardine per le scelte di politica fiscale nazionale, è in realtà un libro dei sogni mal scritto dalle “mani gialloverdi”, dove le uniche certezze sono (ahinoi) le stime al ribasso alla voce crescita.

Questo deve preoccupare?

La risposta è inequivocabile: si.

Senza se e senza ma.

Quando un documento strategico ha come certezze solo le conferme di dati negativi significa che il Governo non può dar corso ai progetti di crescita e dar seguito alla sua azione politica.

Ad oggi, infatti, la stagnazione del sistema Italia è dovuta a scelte politiche che non guardano al lungo periodo, ma mirano, solo, a cercare il consenso pre elettorale.

Le cause dei mali che bloccano la pianificazione dello sviluppo nazionale, sono l’assoluta incertezza sulle coperture economiche i cui “genitori” sono: quota 100 e reddito di cittadinanza.

Due misure che hanno creato una voragine indirettamente proporzionale ai (pochi) vantaggi che hanno portato, ma che impongono al Bel Paese di trovare 23 miliardi di euro entro il 2019 per evitare l’aumento dell’Iva che significherebbe paralisi dei consumi interni.

In questo contesto generato, non dalla sfortuna o da una congiuntura sfavorevole, ma da precise e chirurgiche scelte politiche, la crescita economica è fissata dagli analisti allo 0.2% anziché all’1, come nelle assurde previsioni dei gialloverdi, ed il debito pubblico cresce poiché la spesa del Sistema Pease non è stata sanata.

Cronaca di un film già visto.

E chi ne paga le conseguenze?

Il ceto medio.

Ma ciò che è più grave è che, nel documento, rimane sfumata, o peggio, solo accennata, l’ipotesi di flat tax per le famiglie.

Una misura che avrebbe davvero potuto spingere i consumi interni, vero motore della nostra Economia.

Concretizzarla avrebbe significato ridurre la pressione fiscale.

Di certo il gettito per lo Stato si sarebbe in un primo momento ridotto, salvo trovare nuova linfa nell'’impulso che sarebbe nato grazie a tale shock fiscale sui consumi.

Ciò avrebbe, di fatto, dato lo slancio necessario agli acquisti, che da sempre sono la base per far ripartire il circolo virtuoso: guadagno, spesa, sviluppo.

La verità resta una sola, scolpita nella pietra.

Nessuno ha la bacchetta magica e quando ci si scontra, in concreto, con le leve fiscali, i sogni (anche quelli di Salvini e Di Maio, privi di qualsivolgia umiltà) lasciano spazio alla dura realtà.

Temo, ma spero di sbagliare, che quando questo Governo cesserà, lascerà dietro di se, solo macerie.

La paura di un “Monti bis” fa tremare i polsi.

Di lacrime “fiscali” ne abbiamo versate troppe.

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