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29 aprile 1975: moriva Sergio Ramelli e forse anche una civiltà

sergio ramaelliIl 13 marzo 1975 un commando di Avanguardia operaia - formazione extraparlamentare di sinistra con il servizio d'ordine più violento - attaccò sotto casa lo studente Sergio Ramelli, colpendolo ripetutamente con le chiavi inglesi al capo e il diciottenne, ex studente del Molinari, spirò il 29 aprile al Policlinico di Milano, in seguito a complicazioni broncopolmonari. 

Sull'aggravamento finale gli inquirenti non hanno mai svolto indagini approfondite: secondo la famiglia, esso fu determinato - anche, se non soprattutto - dal comportamento di taluni dipendenti del nosocomio meneghino aderenti al collettivo marxista locale, i quali spesso spalancavano le finestre della stanza ove Ramelli giaceva creando pericolose correnti d'aria per un giovane nelle sue precarie condizioni. 

Ultimo atto, si direbbe, di una persecuzione luciferina, determinata dall'odio politico e dall'ideologia oppressiva.

Per anni le indagini non approdarono a nulla, sebbene tutti sapessero i nomi del gruppo d'assalto; la paura e le intimidazioni impedirono gli approfondimenti necessari e solo successivamente i responsabili dell'agguato comparirono davanti ai giudici, cavandosela con condanne tutto sommato assai lievi.

Pochi rammentano il clima di soprusi continui che vigevano nelle scuole superiori milanesi in quegli anni, ove la libertà di pensiero era consentita - secondo un'amara battuta di un giornalista lombardo - purché non diventasse parola.

Ramelli, prima di venir barbaramente e vilmente picchiato, lo aveva sperimentato al Molinari di via Palmanova - istituto tecnico per periti chimici - , oggetto di perduranti angherie da parte dei compagni di formazione sinistrorsa , senza che i docenti e il preside potessero molto per frenare un'autentica persecuzione di regime.

A causa del clima staliniano di quegli anni, a Ramelli fu interdetto pure il funerale pubblico, per timore di disordini. Oltre al danno, pure la beffa; in un susseguirsi di angosce per i famigliari e per gli amici umiliante.

A 39 anni da quei momenti delittuosi, la Storia sembra aver insegnato poco e perdurano nei confronti del giovane martire pregiudizi assurdi, alimentati anche da parte dei media circolanti. 

Ma è ormai tempo di riscrivere un periodo buio della Milano da incubo. E che la pietà non manchi mai nel repertorio culturale di una città che si reputa civile.

Gaetano Tirloni 

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