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Stati Uniti d'Europa: opportunità o incubo?

unione bancaria europea

Stati Uniti d’Europa. Non è una battuta di spirito, bensì un ideale socio politico nato oltre 70 anni fa dal confronto illuminato tra due Uomini Politici lungimiranti: il nostro Alcide De Gasperi ed il Cancelliere tedesco Adenauer.

Un’idea colpevolmente abbandonata per decenni, salvo poi essere “rispolverata” con pervicacia da un “nobiluomo” – troppo spesso inascoltato -  della politica Italiana, quella con la P maiuscola: Marco Pannella.

Ma cosa significa Stati Uniti d’Europa?

Significa unione, vera, di ideali, principi, persone, ma soprattutto, di scelte strategiche comuni.

L’esatto contrario di ciò che stiamo vivendo oggi.

La volontà dei Padri Fondatori dell’idea post bellica, di una comunità europea, infatti era quella di creare un’area politico culturale omogenea, capace di affermarsi di fronte ai colossi mondiali di allora: Usa –Urss.

Pare naturale, quindi, chiedersi, perché oggi, questa idea comune stia perdendo la sfida contro il cosiddetto sovranismo?

La risposta si trova, semplicemente dentro l’inettitudine della classe politica, incapace di riscontrare, in concreto necessità e aspettative dei cittadini.

Certo Europa non significa, ne può significare, perdita di identità nazionale o, peggio, cancellazione degli ideali patrii.

La storia, la personalità ideale di Nazione, intesa come organica comunità identitaria, non deve venire meno.

Tuttavia, per poter giocare la partita politica ed economica “mondiale”, fatta di sviluppo ed evoluzione sociale, non si può restare isolati in un campo, quello nazionale, diventato obiettivamente stretto.

Può, secondo voi, l’Italia confrontarsi con gli Stati Uniti d’America, - per fare un esempio banale -  sul tema dell’export dell’agroalimentare (nostro fiore all’occhiello), senza avere partner europei forti con i quali concordare – alla pari - una politica monetaria comune che ci eviti di recitare, a priori, una parte soccombente?

Può il nostro Paese “stare a galla” nel mare della speculazione economica senza gli Eurobond (strumenti finanziari emessi dalla Banca Centrale Europea, capaci di garantire il nostro enorme e paralizzante debito pubblico)?

Nessuno, che non sia dotato di un minimo di raziocinio, può rispondere affermativamente.

Anche il più convinto dei Sovranisti.

Di certo, però, la cessione di sovranità non deve essere una svendita dei confini nazionali ai poteri forti europei.

Per questo risulta necessario rivedere le scelte politiche comunitarie in campo economico, militare, sociale, e del lavoro.

Quattro aree strategiche rilevanti che significano sviluppo, e che, al pari devono rilanciarsi senza cedere il passo alle mire egemoniche franco tedesche.

Creare un’unione di popoli e bisogni, senza condizionamenti, se o ma.

Questo deve essere l’obiettivo dell’Europa; una realtà politica che deve essere rifondata. Senza buttare a mare le Bandiere, Nazionali ed Identitarie (quello mai), ma al contrario partire dai valori costituzionali e affiancare ad essi quelli europei.

Senza l’ipocrisia di chi pensa ad un’inutile esibizione di muscoli, quando è necessario usare il cervello.

Chi ha portato l’Italia in questa Europa “della moneta e della speculazione bancaria”, 20 anni fa, l’ha fatto male, solo per esibire questo processo di  presunto cambiamento, come fosse un trofeo da “caminetto”.

Chi ha proseguito lungo quella strada di servilismo nei confronti dell’asse Parigi – Berlino ha, forse, fatto peggio.

Ma chi oggi, cerca di “comprare il consenso politico” promettendo rivoluzioni che sanno di un ritorno al passato, che oggi non ha più ragion d'essere, affonda l’Italia.

“Prima gli italiani”. Che sia vero una volta per tutte.

In Europa.

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