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Governo, Vertice a Palazzo Chigi concluso. "Il Governo va avanti"

  • Debora Cavallo

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Ieri sera si è concluso il tanto temuto vertice che incollato sulle sedie di Palazzo Chigi per circa due ore il Premier Conte e i Vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio.

Un vertice che sembrava avere tutta l’aria di un incontro che rischiava di trasformarsi in un vero e proprio scontro. Salvini ha subito manifestato le sue premesse prima dell’incontro: "andrà bene se rimettiamo al centro della stanza i cittadini".
È il primo incontro a tre dopo le elezioni europee svoltesi il 26 Maggio 2019.

Il negoziato Ue e l’agenda di Governo

Il nocciolo della questione rotea attorno a chi metterà per iscritto il tanto agognato negoziato con l’Ue per le nomine in Europa. Nel dossier rientra anche la nomina del nuovo ministro delle Politiche Ue, casella rivendicata dai leghisti. Ma sul tavolo al vertice c’è anche l’agenda di Governo.

negoziato



Un bagno di realismo quello offerto dal Premier Conte, che ha ben chiari i punti cardine del lavoro: dialogo, riduzione del deficit del 2% e nessuna apertura ai minibot. Tutto in perfetta linea con il Quirinale e il titolare del Mef Giovanni Tria, Conte reputa imprescindibili. Una posizione che per Salvini e di Maio, al contrario, non sembra essere accettabile.

Il leader Matteo Salvini è netto sostenendo la volontà di "pagare i debiti e tagliare le tasse". 
Il terreno sembra diventare sempre più scivoloso, i vicepremier ricordano a Conte come l’Italia sia una Repubblica Parlamentare, sottolineando che, il Premier non ha alcuna maggioranza in Parlamento, a differenza di Salvini e di Maio.

Ancora, irrompe Salvini “Non sto al Governo per tirarla per le lunghe o crescere dello zero virgola”.
Nel frattempo il presidente Sergio Mattarella è sempre più attento, si ha necessità di un Governo stabile e chiaro, indici che, se dovessero venire a mancare porterebbero presto gli italiani alle urne, probabilmente a Settembre.
Sui punti del negoziato offerti da Conte, l’unica stabilità sembra adombrarsi sullo strumento dei minibot, considerato come una linea non superabile. Lo stesso Salvini rimane di più ampie vedute: “A me interessa il risultato, lo strumento non conta. Bado alla sostanza e non alla forma. Sugli strumenti Siamo pronti a raccogliere suggerimenti. A me interessa l'obiettivo".
La tensione si solleva, invece, sul taglio delle tasse. È chiaro il leader leghista, la flat tax è una priorità.

Silente su questo punto, al momento, il vicepremier di Maio, convinto che saranno i numeri della manovra stessa a minare l’applicazione della misura.
Anche sul salario minimo i due vicepremier non sembrano accordarsi.

Le aspettative di Luigi di Maio esposte in mattinata a Radio Cusano Campus sembrano infatti precluse: "Mi aspetto risposte sul salario minimo e che la Lega ritiri gli emendamenti che provano a fermarlo. Mi aspetto l'accordo sull'abbassamento delle tasse con il carcere per i grandi evasori. Mi aspetto il sì alla lotta ai privilegi, perché siamo in ritardo sul taglio degli stipendi dei parlamentari".
Di Maio conclude definendosi fiducioso e augurandosi di ritrovare una sintonia con il vicepremier Leghista.

Ma è ancora il leghista Matteo Salvini a frenare di Maio irrompendo “prima dobbiamo ridurre le tasse”, così ha riferito in Conferenza Stampa nella sede della Lega, aggiungendo però, di dimostrarsi disponibile alla discussione del salario minimo, dopo aver ridotto le tasse.
Per ora, l’unico prudente sembra essere Conte disposto a trattare con l’Europa e in accordo con il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

 

Il vertice si è concluso.

stretta di mano copy

 

L'atteso vertice a tre per chiarirsi e ripartire tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini è terminato dopo quasi due ore a Palazzo Chigi.
Il vertice termina con una stretta di mano tra i leader della Lega e del M5s. E il ministro dell’Interno, intercettato al rientro a casa dai cronisti, afferma: Tutto bene, il governo va avanti. Su questo mai avuto dubbi”.
I tre tornano a parlarsi, per la prima volta dopo le europee e a due mesi dall'ultimo vertice politico.

"Positivo", è l'aggettivo che Di Maio e Salvini scelgono per definire il clima della riunione.
La cena a Palazzo Chigi è servita soprattutto a riavviare un rapporto personale tra premier e vice assai incrinato nelle ultime ore: Salvini e Di Maio arrivano al tavolo assai irritati per gli ultimatum del presidente del Consiglio. Ma a notte fonda, le prime fonti leghiste assicurano che la riunione ha permesso di ricucire almeno sul piano personale. Quello che sembrava essere uno scontro sembra essersi concluso con una “pace fatta”.
Diretti e sicuri sul decreto sicurezza, sottolinea Palazzo Chigi: “Nel vertice si è concordato di portare domani in Cdm il decreto sicurezza bis, nella versione da ultimo concordata proprio a ridosso della consultazione elettorale europea. Si è altresì concordato di accelerare sulla proposta legislativa sul salario minimo attualmente in discussione presso la competente commissione al Senato".
Ancora, la volontà e la disponibilità di dialogare sul tema del salario minimo sembra essere stata mantenuta dal vincepremier Matteo Salvini, infatti, è stato concordato di accelerare sul salario minimo. 
È il rapporto con l’Unione a creare ancora divergenze e tensione alta.
Un primo monito era già arrivato dal Premier Conte, prima dell’incontro, contrariato sull’inviare messaggi bellici a Bruxelles.
È attesa ancora una decisione netta su come evitare la procedura d’infrazione dell’Unione contro l’Italia. Tant’è che in una nota Palazzo Chigi rimarca: "sarà necessario un incontro con i tecnici del Mef e il ministro Tria per mettere a punto una strategia da adottare nell'interlocuzione con l'Europa, volta ad evitare una procedura di infrazione per il nostro Paese, e per impostare una manovra economica condivisa".
Del dossier nomine, secondo alcune fonti ufficiali, non si sarebbe parlato. Ma nella maggioranza si da ormai per prossima la scelta del ministro per gli Affari Ue su sponda leghista (con il nome di Alberto Bagnai), posizione già rivendicata dalla Lega, che sembra essere stata mantenuta.
Resta aperto il nodo sul profilo del commissario Ue, con Giancarlo Giorgetti che nelle ultime ore sembrerebbe meno convinto a lasciare Palazzo Chigi. Tra le fila dei partiti c'è chi rimanda un'eventuale crisi tra fine giugno e inizio luglio quando alcuni nodi, a partire dalla decisione Ue e dalla Tav, verranno al pettine.
Lo scontro sarà stato davvero evitato o soltanto rimandato?

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