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Notti Bianche, l'incantevole notte di Corrado D'Elia

  • Giulia Gotelli

delia notti bianche csEra una notte meravigliosa, una di quelle notti che possono esistere solo quando si è giovani.

Una notte che prende vita su un palcoscenico vuoto, con al centro una sedia bianca circondata da tante piccole luci oscillanti, tante piccole stelle che rischiarano le notti estive di San Pietroburgo, quelle notti in cui il cielo non si spegne mai, il sole resta in bilico sull’orizzonte. Quelle notti in cui Fëdor Dostoevskij ha ambientato le sue Notti Bianche, il suo racconto giovanile più famoso portato sul palco del teatro Litta da Corrado d’Elia.

Un one man show di un’ora, in cui d’Elia ripercorre le quattro notti, brevi ma al tempo stesso infinite, che fanno nascere una storia d’amore onirica fra due sconosciuti affacciati sulla Neva. Lui, il protagonista senza nome e senza orpelli, è un giovane uomo che ha deciso di fare di San Pietroburgo la sua casa e che la vive e respira da otto anni. Il protagonista di d’Elia restituisce l’immagine che ne aveva fatto Dostoevskij: una figura solitaria ma mai davvero sola, che si aggira per la città osservando i passanti fino a carpirne le storie e a considerarli parte della propria vita senza mai scambiarvi una sillaba. Il giovane vive in una spoglia stanzetta, della cui miseria si rende conto soltanto alle prime luci dell’alba, quando si rifugia a letto per dormire dopo lunghe notti insonni. Notti che ha trascorso a sognare, perché è questa la definizione che il protagonista dà di se stesso e su cui si sofferma ogni volta che ne ha l’occasione: è un sognatore, e le immagini che riesce a creare grazie alla vividezza della propria mente sono talmente tangibili da ingoiarlo, alienarlo da tempo e spazio, e restituirlo alla realtà in uno stato di euforia e commozione.

Anche lei è giovane: non può avere più di 20 anni. Il protagonista la incontra una notte attorno alle dieci, la scorge affacciata alla balaustra di uno dei ponti sulla Neva mentre contempla le acque sottostanti con lo sguardo vacuo e il viso fra le mani. Nasten’ka è il primo essere umano che l’uomo incontra dopo una giornata inquietante, in cui, vagando per le strade di San Pietroburgo, non ha incrociato anima viva a causa dell’esodo dei cittadini diretti ai propri luoghi di villeggiatura prediletti.

Quattro notti e le storie dei due personaggi si intrecciano attraverso le parole e le movenze di d’Elia, scorrendo l’una nell’altra come la Neva. È incontrando Nasten’ka che il fascino del sogno, per il protagonista, avvizzisce come un fiore di campo reciso: la gentilezza iniziale del giovane divampa fino ad incendiargli l’anima del più feroce e implacabile dei sentimenti, l’amore. La fantasia di cui si era nutrito fino a quel momento gli appare per quello che è, la schiava di un’ombra, di un’idea inghiottita dallo splendore della realtà, della donna che ha davanti, della sua storia.

Come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? Dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda, dici a te stesso, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione… Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi. Oh, Nasten’ka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla… perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!.

Teatro Litta

Corso Magenta, 24

Dal 15 al 27 ottobre

Orario: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.30

Prezzi: Intero 25 euro, convenzioni 20 euro, Ridotto arcobaleno (per chi porta alla cassa un oggetto arcobaleno) 20 euro, Under 30 e Over65 15 euro

Info e prenotazioni: tel. 02/8645454

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