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La Collezione Tannhauser in mostra a Palazzo Reale

La nuova mostra di Palazzo Reale offre al visitatore un racconto che si presenta come testimonianza dei rapporti culturali tra Europa e Stati Uniti nella prima metà del '900.

mostra-pittura-guggheneim-braque-picasso-palazzo-reale-milanoProtagonista, infatti, è la collezione Tannhauser, un nucleo di un centinaio di opere, di grande pregio, custodite, oggi, presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York. La mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è ospitata nelle sale del piano nobile dell'edificio di Piazza Duomo dal 17 ottobre 2019 al 1 marzo 2020 ed è curata da Megan Fontanella, curatrice, presso l'istituzione museale newyorkese, di Arte moderna.

Prima di parlare della mostra, è opportuno tracciare una storia della famiglia che, nel 1963, donò la collezione al Guggenheim. I Tannhauser erano una dinastia di industriali bavaresi, di origine ebraica. Nel 1905, Heinrich Tannhauser (1859-1935) aprì, a Monaco, la Moderne Galerie, in Theatinerstrasse, uno spazio espositivo che, già, dal nome, voleva rappresentare la rottura con la tradizione accademica e la predilezione per i nomi nuovi delle avanguardie. Heinrich veniva dalla produzione e dal commercio di lampadari: un industriale che si riscoprì gallerista, con un talento nella scelta dei nomi all'epoca "maledetti". In questo spazio, nel 1908, presentò una delle più grandi retrospettive dedicate a Van Gogh in Germania.

Heinrich non era solo gallerista, ma anche mercante: riuscì a vendere ben poche opere del maestro olandese, ma fu ampiamente soddisfatto dal giudizio della critica tedesca, già assuefatta dagli espressionisti, nei confronti di Van Gogh, il quale divenne, grazie a lui, uno degli artisti più apprezzati nel panorama culturale precedente l'avvento del nazismo. Ben presto gli si affiancò il figlio Justin (1892-1976), che divenne la mente dell'organizzazione e della ricerca di opere d'Arte in tutta Europa per la collezione di famiglia.

Justin si rivolse, in particolare, alla Francia, con l'obiettivo di esporre in Germania le opere di maestri, allora sconosciuti in terra tedesca: questi nomi erano Monet, Manet, Degas e altri. La prima grande prova di Justin, insieme al padre, fu la mostra del 1911 dedicata al Cavaliere Azzurro, con particolare interesse per il periodo pre-astratto di Kandinskij.

Altra mostra rivoluzionaria fu quella dedicata a Pablo Picasso nel 1913: i Tannhauser diedero ampio spazio alla prima produzione giovanile del genio andaluso, quando non era ancora il Picasso "di massa" del Cubismo e si presentava come un giovane artista che studiava gli Impressionisti. Nacque anche una grande amicizia tra Justin e Pablo, che sarebbe durata fino alla morte di Picasso nel 1973. Justin venne arruolato nell'esercito tedesco durante la Grande Guerra. Tornò a casa ferito, ma non senza la voglia di ricominciare l'attività artistica: aprì, negli anni '20, due gallerie a Lucerna e Berlino e organizzò grandi mostre sugli Impressionisti, su Gauguin e Matisse. Con l'avvento di Hitler e del nazismo, le origini ebraiche dei Tannhauser costrinsero Justin a riparare a Parigi, dove, nel 1937, aprì una nuova galleria, ma lo spettro di una nuova guerra mondiale lo condusse, dapprima, in Svizzera e, poi a New York, dove giunse nel 1940.

Furono, per lui, anni tragici, con un figlio morto in guerra e un altro suicida, e l'attività artistica fu una consolazione ai drammi umani che lo logoravano. Insieme alla prima moglie Kathe e, dopo la morte di lei, alla seconda, Hilde, i Tannhauser crearono, a New York, un appartamento che divenne un salotto in cui si incontravano pittori, musicisti, fotografi e letterati. Un autentico convivio. Senza eredi, Justin decise, nel 1963, di donare al Museo dell'amico Solomon Guggenheim settantacinque opere della sua collezione, a cui se ne aggiunsero altre dieci per volontà della moglie Hilde nel 1984.

Senza questa vicenda biografica risulta difficile capire le cinquanta opere in mostra nelle sale di Palazzo Reale. Appena si entra, il primo impatto è notevole: ci troviamo davanti all'esaltazione della bellezza femminile immortalata dagli Impressionisti, con Donna con pappagallino (1871) di Renoir, affiancato alla cortigiana con il corsetto slacciato di Manet e al puntinismo dei contadini immortalati da un insolito Seurat con un forte debito nei confronti di Millet e di Courbet. 

A seguire, trionfa la Natura in tutta la sua magnificenza, tra luci e colori. A rappresentarla furono soprattutto Paul Cezanne, con la magnifica Bibemus (1894-95), uno scorcio della campagna provenzale nei pressi della sua Aix, in cui i colori caldi si mescolano con i riflessi del sole, ma anche Vincent Van Gogh, artista amatissimo dai Tannhauser, del quale sono esposti tre paesaggi, tra cui spiccano Strada con sottopasso (1887), in cui forte è l'impronta impressionista, e Montagne a Saint-Remy (1888), dal quale emerge la pennellata densa e rapida con cui conosciamo la mano del maestro olandese. Di Cezanne sono esposte anche tre nature morte, mentre la Natura è descritta magistralmente anche da una tela di Paul Gauguin di soggetto polinesiano, con i colori sgargianti tipici delle isole del Pacifico, Haere Mai (1891), simbolo di quel paradiso che sedusse molti artisti dell'epoca.

A seguire, spunta il nome di punta della collezione Tannhauser, Pablo Picasso. La sua prima opera in mostra ci lascia increduli: Le Moulin de la Galette, del 1901, sembra, a tutti gli effetti un quadro impressionista. Verrebbe spontanea, addirittura, un'attribuzione a quel Degas dei bronzetti contigui, ma è Picasso e questo quadro è la prova migliore della sua poliedricità stilistica. Accanto si trovano altre opere dipinte da Pablo a vent'anni, durante il suo primo soggiorno a Parigi, ma, nel quale, emergono già velleità di scomposizione della figura, che lo avrebbero condotto sulla strada cubista.

Nelle sale seguenti, oltre a una veduta veneziana di Monet, il nome di punta è Henri Rousseau, artista trasognato, quasi surrealista nelle scelte stilistiche e originale nei temi. Molto amato dai Tannhauser, del Doganiere, come veniva chiamato, sono esposti due dipinti, di cui uno, I giocatori di football (1906), è un capolavoro stilistico per la resa eterea del campo su cui quattro giocatori affrontano una partita di uno sport allora neonato, ma destinato a grande fama: il rugby. Gli inglesi hanno inventato questo sport, ma i francesi, loro eterni rivali, sono stati i primi a rappresentarlo! L'opera ha anche un tocco surrealista nel volo leggero del giocatore che sta per ricevere la palla ovale per passarla al compagno dietro di lui che sfugge al placcaggio dell'avversario. 

La parte finale della mostra è dedicata alla passione dei Tannhauser per l'astrattismo e il cubismo, come provato dalle opere di Klee, Braque, Picasso, Gris e Delaunay. Unica eccezione, in questo panorama, sono le opere del Gruppo del Cavaliere Azzurro, grondanti di colori luminosi e onirici, come prova Montagna Blu (1908) di Kandinskij, altro artista molto amato da Heinrich e Justin. Si tratta di una tela del primo Kandinskij, già sulla strada dell'astrazione e dello spirituale, ma non ancora oltre il confine della realtà, come provano i due cavalli in primo piano, travolti da una luminosità e da una cascata di colori che rimandano, ancora, al folklore russo e alle icone, cui l'artista, agli esordi, attinse a piene mani.

La conclusione è affidata all'artista prediletto e amico di una vita, Pablo Picasso, con quattro opere che esemplificano le fasi differenti, sia dal punto di vista stilistico che tematico, della sua produzione. I due ritratti, Fernande con una mantiglia nera (1905) e Donna seduta (1922), guardano all'antico e al ritorno all'ordine, pur con una pennellata vicina ai Fauves, aggressiva e diretta all'occhio dell'osservatore, mentre Aragosta e gatto (1965), regalo di nozze di Picasso per Justin e Hilde, è già esempio del ritorno alle origini e al primitivo, da parte dell'artista, nel secondo dopoguerra, con tratti netti, contorni molto marcati e movimenti nervosi delle figure, come provato dalla meravigliosa schiena quasi seghettata del gatto.

Guggenheim. La collezione Tannhauser da Van Gogh a Picasso.

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30-19.30; giovedì-sabato 9.30-22.30
Biglietti: 14,00 Euro intero; 12,00 Euro ridotto

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