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Intervista all'artista polivalente Valerio Manisi

valerio manisiLa presentazione del libro “Per Amore del Padre” e del film “Vivi la Vita” con Alvaro Vitali. Ecco cosa ci ha raccontato l'autore.

Poter interloquire con Valerio Manisi diviene un vero piacere. L'attore teatrale, regista, musico, ecc. ci ha raccontato l'essenza e il significato delle sue due ultimissime opere. Nello specifico, facciamo riferimento al libro “Per Amore del Padre” e al film “Vivi la Vita”.

Ascoltare ciò che ha voluto esprimere in ambedue incuriosisce molto e risulta essere alquanto interessante, in particolar modo per le tematiche ivi affrontate.

Una serata all'insegna della cultura e della condivisione di canoni, valori e fattori imprescindibili della realtà coeva. Amore e famiglia divengono i concetti chiave, approfonditi, poi, mediante le illustrazioni che permettono di rendere maggiormente chiaro il contenuto intrinseco.

L'evento svoltosi al MUPAU di Lizzano (TA) è stato fortemente voluto dal Laboratorio Teatrale Lizzano, il quale, anni addietro, aveva anche portato in scena due commedie del suddetto attore.

Salvatore Rizzo, in qualità di direttore artistico del Lab ha esplicato e spiegato la rilevanza di codeste “opere”, facendo anche cenno al passato.

Per quanto concerne il film che vede come attore principale la presenza di Alvaro Vitali, appare doveroso, per l'autore, rammentare il fatto che trattasi della prima interpretazione drammatica per l'attore, la quale è risultata essere un vero e proprio successo. Una sorta di inno la vita che, come descritto nelle risposte fornite durante l'intervista, contribuisce a dare maggior risalto al magnifico dono che, ognuno di noi, possiede.

Il libro, invece, narra l'amore nelle sue molteplici sfaccettature che, in fin dei conti, accomuna un po' tutti, poiché il sentimento non tiene conto dei pregiudizi né dei canoni che, ingiustamente, alcuni adottano per classificare gli uni agli altri.

A tal proposito, Salvatore Rizzo seduto accanto a Valerio Manisi, asserisce che nel corso dei 12 anni di attività del Lab l'omosessualità è stata interpretata seguendo, però, la visione maschile, quindi il fatto che ora vengano fornite una visione e un punto di vista differenti permette di ampliare la visione della società, togliendo quei futili tabù (durati per troppi anni). Infatti, la drammaturgia italiana punta la sua visione prettamente sull'omosessualità maschile, cosa che, invece, non accade nel libro perché emerge anche la figura femminile. D'altro canto è utile focalizzarsi su codesta figura, poiché non vi è distinzione alcuna nel momento in cui ci si innamora e si ama.

Inoltre, un sillogismo fatto da Manisi durante la presentazione, il quale ricollega il contenuto del libro con l'incontro di Sant'Agostino e l'Angelo (ovvero: “Agostino era dottissimo: aveva studiato i libri degli uomini più dotti dei tempi antichi. Un giorno mentre stava passeggiando sulla riva del mare, pensava a certi argomenti di cui doveva trattare sui suoi libri. E, fra l’altro, pensava alla S.S. Trinità; si sforzava di comprendere un poco di questo mistero difficilissimo, per poterne dare delle spiegazioni.

Quand’ecco fu distratto da un graziosissimo bambino che sembrava assai affecendato nell’attingere acqua dal mare con una conchiglia, e nel versare ripetutamente quell’acqua entro una buca che aveva scavato nella sabbia.

Il Santo si fermò e domandò al bambino: – Che fai? Perchè ti affanni tanto a versar acqua in questa buca? E il bambino rispose: – Voglio svuotare il mare e versarne tutta  l’acqua in questa buca. – Impossibile – esclamò Agostino sorridendo, – non vedi quanto è grande il mare? Come potrai tu far entrare quella immensa quantità di acqua in una buca cosi piccola? – Il Bambino guardò lungamente Agostino, fissandolo con uno sguardo significativo e penetrante, e poi aggiunse: – Io non posso svuotare il mare e farlo entrare in questa buca? E tu vuoi comprendere come è fatto Dio, che è infinitamente più grande del mare?… La tua intelligenza, in confronto alle infinite perfezioni di Dio, è più piccola del fosso, che io ho fatto sulla sabbia. Detto questo il bambino s’illuminò di una luce celeste… e disparve.

Era un angelo del Paradiso, che Dio aveva mandato al santo, per dargli un insegnamento tanto importante, e cioè che la nostra intelligenza è troppo limitata e non può comprendere la natura di Dio e le sue infinite perfezioni).

E dunque, sostanzialmente, emerge il fatto che tutti sono comunque chiamati alla santità. Un discorso che potrebbe sfociare in innumerevoli polemiche, ma che, invece, ha un fondo di amorevole verità, perché, come cita l'ultimo verso del Paradiso di Dante: “L'Amore che move il sole e l'altre stelle” tutto ruota attorno a questo sentimento.

Infine, la volontà dianzi presentata concepita mediante lo studio e la rilettura dei testi delle narrazioni teatrali, un lavoro fortemente voluto anche dalla casa editrice che appare come un bellissimo ritorno al passato.

Intervista a Valerio Manisi

Valerio Manisi, artista polivalente (regista, musicista): quale tra queste due passioni che, tra l'altro, sono anche divenute il tuo lavoro, prediligi di più?

La parte che prediligo, in particolar modo nell'ultimo periodo, è quella relativa alla scrittura. Mi sta appassionando sempre di più il fatto di cimentarmi nella scrittura e cercare di realizzare dei lavori dalla parte opposta a quella delle interpretazioni. Dunque, tra quelle menzionate e, finché non sono obbligato a interpretarle, a suonarle, a cantarle o a recitarle, preferisco stare di più dall'altra parte, quindi assumere le fattezze di colui che scrive”.

Sono ambedue passioni innate?

Per quanto concerne la storia della <<mia famiglia>>, tutto quello che faccio è innato perché non ci sono altri che si sono occupati di cinema e teatro. Certo, mi hanno sempre accompagnato nella cultura, nella lettura, ecc…

La parte musicale e, quindi, parliamo della parte drammaturgica, teatrale, cinematografica, è nata grazie all'ispirazione che mi è stata trasferita da mio nonno, il quale è stato sempre un cantore di musica popolare, un uomo appassionato di musica, di canto, abbastanza noto anche dalle mie parti. Quindi, l'eredità musicale sicuramente da lui”.

Siamo curiosi di conoscere il nome di tuo nonno, soprattutto vista la rilevanza e la notorietà ottenuta nella tua terra.

Si chiama Michele Orlando e lui è stato quello che mi ha trasmesso la passione per la musica popolare, folkloristica e la poesia. Quindi questo lato è, sicuramente, suo, il resto penso sia mio”.

Viste le ingenti difficoltà che contraddistinguono il periodo coevo, qual è il consiglio che ti sentiresti di dare ai giovani di oggi?

A dire il vero, mi sento in dovere di dare un consiglio un po' a tutti noi, data anche la mia età – sottolinea con grande ironia (ndr.) - dobbiamo assolutamente darci una mano e, con tanto sacrificio, andare avanti tutti insieme. Però, giustamente, a chi è più giovane di me, consiglierei di non farsi sfuggire nulla, di studiare e di approfittare della cultura”.

Manisi prosegue asserendo: “Comunque io ho fatto gli studi, ho finito l'università, ho finito le scuole e, quindi, è chiaro che posso tranquillamente consigliare a chi sta iniziando, a chi si avvicina agli studi, perché, secondo me, è importantissimo. Nello specifico, non è vero che laurearsi non serve a nulla, perché serve in primis ad aprirti alla conoscenza, alla cultura, perché le situazioni politiche e sociali di oggi se non le si conosce bene, si rischia di cadere nei tranelli e, allora, la cultura è quella che ti aiuta veramente tanto. Il consiglio che voglio dare è proprio questo, poi, come per ogni passione e per ogni mestiere, bisogna crederci. Non bisogna cedere”.

Passiamo, invece, alla presentazione del libro “Per Amore del Padre”: cosa hai voluto evidenziare e qual è, principalmente, il suo contenuto?

Evitando di risultare banale – premette l'autore - <<Per Amore del Padre>> racconta una vera storia d'amore. In questo caso è tra don Amedeo e Dio, perché io penso che i sacerdoti si possano, tranquillamente, paragonare a un uomo che ama una donna, a una donna che ama un'altra donna o a un uomo che ama un altro uomo. È quel sentimento che nasce e, quindi, rende il sacerdote una persona normale, imparziale a qualsiasi tentazione. Nel senso che i classici preti pedofili stanno tradendo quella che loro chiamano <<vocazione>>, perché questo sono sentimenti che tradiscono, innanzitutto, Dio e, nel momento in cui in una coppia nasce un tradimento, non ci può essere più tanta continuità”.

Parliamo, dunque, dei famosi canoni ecclesiastici.

Esatto, esatto. Comunque, è sempre un tradimento nei confronti dei canoni ecclesiastici. Ma può essere qualsiasi altra cosa, anche più leggere, ad esempio: se i comandamenti dicono di non rubare e un prete ruba dei soldi dalle offerte della chiesa è un tradimento a Dio, perché è un suo comandamento. Allora, è questo che io ho voluto raccontare, poi, logicamente, intorno girano tante altre situazioni interessanti come quella di poter far capire alla gente che coloro che sono diventati santi, prima di esserlo erano persone come tutte noi, persone normali. Certo, con una vocazione, ma camminavano, respiravano, sbagliavano come tutti noi; difatti, ho inserito il personaggio di Sant'Agostino che è l'emblema dell'uomo che ha sbagliato, dell'uomo che ha desiderato, ecc..”.

Ne sono un esempio le sue Confessioni.

Le sue Confessioni, essendo lui filosofo. Difatti, la filosofia è, praticamente, l'opposto della religione perché si base su ciò che è razionale”.

Passiamo, poi, alle motivazioni secondo le quali è stato concepito il libro in questione.

Oltre a essere stata una drammaturgia apprezzata e premiata, c'è stata una casa editrice che, evidentemente, se n'è accorta, mi ha chiamato e ha voluto pubblicare il libro. Quindi, sono molto contento che adesso lo stiamo presentando un po' in giro e, siccome è stato pubblicato il mese scorso – fa riferimento al mese di settembre – stiamo praticamente iniziando da stasera”.

Invece, il film con Alvaro Vitali “Vivi la Vita” rappresenta un vero e proprio inno alla vita?

<<Vivi la Vita>> amo definirlo una riflessione più che una storia o una narrazione di finzione, anche se in parte lo è, perché il personaggio di Alvato Vitali non esiste. È Alvaro Vitali che esiste, ma il personaggio l'ho inventato io. È una riflessione sulla vita, nel senso che, da oggi in poi, questo film ci potrà suggerire di stare più attenti. Quindi, stare molto più attenti a godersi ogni attimo della vita, anche con le persone più care.

Per essere più precisi, questa riflessione è nata nel momento in cui è venuta a mancare mia nonna. Allora, nel momento in cui l'ho vista esanime ho pensato a tutto quello che non potrò rifare e che ho già fatto con lei e, dunque, era proprio questo: un consiglio, una riflessione, dobbiamo stare attenti.

Manisi rammenta che son passati circa 5 anni dalla dipartita della sua cara nonna e prosegue col dire:Il discorso è approfittare di goderci il momento, chiedendoci anche <<con chi mi trovo? Dove mi trovo?>> un attimo di concentrazione”. Soprattutto con le persone più care. Sì, soprattutto con le persone care. Però, nel momento in cui ti affacci a un panorama meraviglioso, devi essere consapevole del fatto che tra due minuti potresti scendere e non sai se lo rivedrai. Quindi, studialo bene. Quando io facevo la scuola per cartoni animati e sceneggiatura a Milano, presentavamo le bozze delle scenografie e il nostro docente diceva sempre <<cerca di guastartela>>, nel senso <<raccontala>>”. E mentre è intento a raccontare un episodio accadutogli prosegue: Stare attenti ai dettagli e a ciò che scorre, perché potrebbe non ritornare, come ogni secondo. È una riflessione un po' complessa, perché poi, fondamentalmente, durante il giorno ci sfuggono tante cose; però, visto che, prima o poi, tutto finisce è meglio stare un po' attenti”. Anche perché siamo presi dalla frenesia della vita quotidiana. Ma, oltre a questo, c'è anche la differenza tra passato e presente, perché prima si dava maggior risalto ai valori e ai sani principi, a godersi anche i momenti vissuti con la famiglia e all'amore. Come anche le piccolezze che fanno la differenza. sì, questi sono valori importanti che alcuni hanno perduto nel tempo. Esatto, anche le piccolezze in alcuni casi. Però, stare attenti a ciò che si ha e non si può più avere (come la nonna). Difatti, ora ho acquistato anche la consapevolezza di evitare alcuni <<comportamenti>> che, a volte, senza accorgertene sono <<sbagliati>>. Perché dopo, una volta passati, puoi solo ricordarli e non puoi viverli più. Quindi, <<Vivi la Vita>> è un consiglio, ce l'hai e allora vivila al meglio”.

Eleonora Boccuni

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