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Un confronto tra Arte e Cinema sul Cenacolo di Leonardo a Palazzo Reale

  • Stefano Malvicini

A Palazzo Reale di Milano è in scena un vero e proprio confronto tra Arte figurativa e Cinema sul tema del Cenacolo di Leonardo.

un-confronto-tra-arte-cinema-sul-cenacolo-vinciano-leonardo-da-vinci-palazzo-reale-milanoQuesto è il tema della mostra Il Cenacolo. Ispirazione senza tempo, ospitata nella Sala delle Cariatidi dall'8 ottobre al 17 novembre 2019, nell'ambito delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Curata da Pietro C. Marani, uno dei massimi esperti dell'Arte lombarda tra '400 e '500, la mostra permette di osservare da vicino un autentico capolavoro, l'arazzo raffigurante il Cenacolo realizzato per il re di Francia Francesco I, in parallelo a un tableau vivant cinematografico realizzato, sullo stesso tema, dal regista statunitense Armondo Linus Acosta.

La mostra intende presentarsi come un ponte tra due forme artistiche differenti ma convergenti sullo stesso tema, ovvero la fortuna, postuma alla morte di Leonardo, del suo dipinto realizzato, nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, tra il 1495 e il '97, e che, sin da subito divenne non solo un capolavoro, ma un modello da imitare e riprodurre per gli allievi e per gli artisti dei secoli a venire, ma, anche, un'icona della Pittura mondiale.

Il grandioso arazzo, di 5 metri di altezza per 9 di larghezza, riproducente il Cenacolo, risale al periodo 1516-1525. Venne tessuto presso manifatture fiamminghe su cartone di un artista lombardo diretto testimone del capolavoro milanese del genio di Vinci. L'autore del cartone preparatorio ci è ignoto, ma quasi sicuramente è uno di quegli artisti che la critica chiama "leonardeschi", ovvero coloro che si aggregarono a Leonardo nel suo periodo milanese senza costituire una vera e propria scuola.

Si tratta di personaggi come Cesare da Sesto, Andrea Solari, il Salaino, Giovanni Antonio Boltraffio e, in misura minore, anche Bernardino Luini. Qualcuno aveva anche ipotizzato la mano di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, come autore del cartone, ma, a oggi, la critica pare più orientata su un nome "leonardesco". Anche osservando l'arazzo, non possono sfuggire la dovizia di particolari, lo sfondo architettonico e le reazioni umane degli astanti che fanno pensare proprio a un testimone diretto dell'opera di Leonardo, se non addirittura a un personaggio della sua cerchia. Tornando alla storia dell'arazzo, committenti furono il re Francesco I di Francia e la madre Luisa di Savoia. Erano entrambi amanti dell'Arte italiana, in particolare del Rinascimento lombardo e toscano, tanto che fu proprio il re fatto prigioniero durante la battaglia di Pavia (1525) a trasformare la sua residenza di Fontainebleau in una reggia "italiana", grazie al contributo di un'equipe di artisti giunti dalla Penisola, capitanati dal bolognese Francesco Primaticcio. Non è un caso, quindi, che Francesco, prima di scendere in Italia per la campagna militare vinta sulle rive del Ticino, abbia voluto commissionare una copia ad arazzo di un'opera la cui eco era giunta fino alla sua corte.

E non sarà un caso che sia proprio lo stesso re a volere Leonardo da Vinci in persona, per il castello di Amboise, tra il 1516 e il '19: gli stessi anni in cui, nelle Fiandre, si stava iniziando la tessitura dell'arazzo, il che farebbe anche pensare a una sorveglianza diretta del maestro in fase di esecuzione del cartone. Si tratta, quindi, di un vero scambio osmotico tra la corte di Francesco I e l'ambito leonardesco lombardo. Una volta terminato, l'arazzo, con le insegne di Francesco e Luisa, avrebbe segnato uno spartiacque nella Storia dell'Arte francese, contribuendo, in massima parte, alla diffusione e conoscenza dell'Arte di Leonardo in Francia. Nel 1533, però, l'arazzo finì in Vaticano come dono a papa Clemente VII, per aver benedetto, a Marsiglia, l'unione nuziale tra sua nipote Caterina ed Enrico di Valois, secondogenito di Francesco e futuro re di Francia. Non fece più ritorno in Francia e, oggi, è custodito presso i Musei Vaticani. La mostra è anche la prima occasione per osservare l'arazzo fuori dallo Stato pontificio, dopo un accurato restauro, finanziato, tra gli altri, dal Comune di Milano.

Accanto a quello raffigurante il Cenacolo, sono collocati due altri arazzi raffiguranti il ciclo dei Mesi, eseguiti su cartoni documentati di Bramantino, tra il 1503 e il 1509, per il Castello di Vigevano e che, oggi, fanno parte delle civiche raccolte d'Arte del Castello Sforzesco. La scelta è legata allo schema iconografico e scenografico, che pare riprodurre, anche in chiave profana, quello leonardesco del Cenacolo, ma anche alla committenza, legata alla famiglia Trivulzio e al padre di Francesco I, Luigi XII, che, sceso in Italia nel 1497, rimase talmente estasiato dalla bellezza del Cenacolo di Leonardo da chiedere di strappare il dipinto dal muro e di ricollocarlo in Francia. Nacque in questo modo anche l'ammirazione di Luisa di Savoia per il Rinascimento lombardo: ciò, unito alla sua passione per gli arazzi, condusse a gettare le basi per la commissione del gigantesco manufatto dei Musei Vaticani. I fastosi arazzi di Bramantino attestano anche la ricchezza decorativa e i gusti raffinati della corte francese e dei suoi intermediari milanesi.

Conclude la mostra il cortometraggio realizzato da Armondo Acosta, in collaborazione con i premi Oscar Vittorio Storaro, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Si tratta di un omaggio multimediale a Leonardo per i cinquecento anni dalla sua morte, con cui il regista, tramite un unico piano sequenza, si sofferma sulla figura di Cristo, che entra nella stanza del Cenacolo meditando e già prevedendo il suo destino e, poi, con gesti teatrali ma fraterni, accarezza, abbraccia e saluta i dodici apostoli accanto a lui, tra cui spicca un efebico Giovanni, in febbrile attesa del suo arrivo. Poi, una volta sedutosi, compie il gesto evangelico di benedire il pane e il vino alzando le braccia al cielo mentre un tuono e un fulmine squarciano il paesaggio retrostante. Il cortometraggio intende essere fedele, quanto più possibile, all'opera di Leonardo in Santa Maria delle Grazie, con particolare risalto sulla prospettiva, sulla scenografia e sulla teatralità dei gesti, accompagnati dalla musica dello Stabat Mater di Rossini. Per questo non si parla di film, ma di "tableau vivant", quadro vivente, una versione contemporanea delle sacre rappresentazioni.

Il Cenacolo. Ispirazione senza tempo.
Palazzo Reale di Milano, Piazza Duomo 12, Milano
Ingresso gratuito
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30-19.30; giovedì-sabato 9.30-22.

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