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Taranto: Boom di visitatori esposizione dei 40 anni della Mostra Storica della Marina Militare

Cimeli, reperti, plastici, foto e video antichi restaurati e messi in mostra durante la celebrazione del 40° anniversario della M.M. del capoluogo ionico e le parole di tre celebri figure di una delle più importanti forze armate della Repubblica Italiana.

Entrata Mo.S.A.

È ben noto il fatto che la Marina Militare rappresenti e costituisca una delle quattro più importanti forze armate della Repubblica Italiana. Il lavoro svolto da quest'ultima è, sicuramente, determinante tanto da assumere un valore simbolico e concreto a livello nazionale (e non solo).

La città bimare, Taranto, ha una notevole importanza in questo ambito, sia per la sua posizione geografica strategica che le ha permesso di fare da crocevia tra diversi coloni nell'arco dei secoli, permettendole di divenire un punto cruciale della cultura occidentale (e in parte anche orientale) e sia per la sua vastità e l'ampiezza dei suoi mari. La sua struttura diverrà sempre più importante fino a divenire il fulcro della Marina Militare, la quale ivi concepirà una delle sedi più imponenti e maestose dell'intero territorio italiano. Magnificenza, bellezza, storicità, arte, architettura e cultura sono solo alcune delle peculiarità che contraddistinguono ciò che la M.M. possiede al suo interno.

Difatti, addentrandoci all'interno dell'arsenale notiamo sin da subito l'imponenza di codesta struttura situata dinanzi al Mar Piccolo. Vista dall'alto, la sua posizione sembra essere la culla delle navi che sono giunte qui da sempre. Abbracciata dai due mari, dai ponti della città e dal solenne fascino naturale di questa splendida città, riaffiorano ed emergono elementi di grande importanza, recuperati, portati alla luce e, nel caso ce ne sia stato bisogno, restaurati con minuziosa diligenza e attenzione. Cimeli che risiedevano, ormai, all'interno di un bunker e che sono riapparsi mediante l'interesse comune della stessa M.M. che, in seguito a un lavoro certosino, ha fatto sì che tutto questo venisse esposto e mostrato al pubblico grazie a una mostra gratuita e aperta al pubblico, avvenuta il 10 novembre c.a.

Cenni storici

Plastico fine 1800

La storia dell'Arsenale Militare Marittimo di Taranto vanta oltre cento anni di storia e, proprio quest'ultimo, fu fortemente voluto dal Governo subito dopo l'unificazione dell'Italia. I motivi che lo spinsero a desidera la costruzione di questa importante realtà del territorio, furono del tutto legittimi poiché preludevano la possibilità di difendere il versante Adriatico e, dunque, di conseguenza, la posizione dell'intera penisola all'interno della circoscrizione marittima del Mediterraneo. Come si può facilmente intuire, la scelta di collocare l'Arsenale M.M. proprio nel capoluogo ionico, non fu del tutto casuale, sebbene l'incarico di codesta scelta fu deliberato dal Ministro della Marina a un'apposita commissione, la quale era a sua volta presieduta dal Generale di Artiglieria, Valfrè De Bonzo. La suddetta Commissione soggiornò ivi a lungo e, ciò, le permise di esaminare e dedurre il fatto che Taranto sarebbe stata la sede più idonea allo scopo, in quanto si prestava in maniera ottimale alla costruzione degli impianti di natura militare, senza ostacolare lo sviluppo delle attività commerciali. Fu così che, con la Legge n.833 del 29 giugno 1882 e con un primo stanziamento di lire 9.300.000 da spendere in otto anni, il Parlamento approvò la costruzione dell'Arsenale a Taranto. I lavori ebbero luogo nel settembre del 1883 e interessarono la parte del canale navigabile, il quale avrebbe messo in comunicazione (come possiamo denotare ancora oggi) la rada di Mar Grande e quella di Mar Piccolo. Nello specifico, una delle cinque torri che univano la cortina muraria, quella dedicata a Sant'Angelo, insieme alle torri Mater Dei, Monacella e Vasto del muro civico, furono demolite per fare posto, per l'appunto, all'attuale canale navigabile e al ponte girevole. Durante i lavori, i quali ebbero fine nel 1887, anno in cui il castello diventa una sede della Marina Militare, venne rinvenuto un “materiale” che venne riciclato e che, tra l'altro, è stato altresì utilizzato – ad esempio – per la realizzazione della struttura adiacente la Sala a Tracciare, ovvero: il carparo.

Dati tecnici Arsenale M.M.

L'Arsenale di Taranto occupa un'area di oltre 90 ettari, la quale è, a sua volta, delimitata da uno storico muro di cinta alto ben 6 metri e lungo circa 4km e con un fronte mare di quasi 3 km. Da ponente a levante, il suo sviluppo conta ben 4km di banchine; ciò ha contribuito ha predisporlo per le attività di pronto intervento e/o lavori programmati, sviluppando il tutto in due bacini in muratura: il Benedetto Brin del 1889 divisibile in due sezioni mediante una barca porta centrale; l'Edgardo Ferrati del 1916 (uno dei più grandi d'Europa) e quattro bacini galleggianti, due dei quali sono in grado di ospitare unità di ben 6,000 tonnellate. Nota fondamentale è, soprattutto, il rapporto che l'Arsenale ha instaurato con la cittadinanza tarantina e la città. Difatti, sia dal punto di vista del piano urbanistico che da quello difensivo (garantito dal supporto e dalla presenza della struttura militare), il legame creatosi ha permesso e contribuisce, ancora oggi, a concepire momenti significativi per l'intera comunità, attraverso manifestazioni di carattere storico-artistico-culturale che coinvolgono persino le scuole e le università.

La Mostra Storica dell'Arsenale

Cimeli

La Mostra Storica Artigiana dell'Arsenale venne inaugurata il 20 giugno del 1979 ed è, altresì, ubicata all'interno di una struttura che venne inaugurata già nel 1889. La suddetta è collocata in una posizione baricentrica all'interno dell'Arsenale, la quale raccoglie una parte consistente di libri, fotografie storiche, documenti, cimeli marinari, modellini di navi e attrezzature brevettate e utilizzate in passato che risultano essere l'effettiva e concreta testimonianza dei mestieri e delle tecnologie di quegli anni. Come appena riportato, la Mostra Storica-Artigiana dell'Arsenale Militare Marittimo è costituita da una ricca collezione di materiale di interesse storico, militare e bellico relativo alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, oltre ad alcuni modellini e opere d'arte realizzate dagli operai dello stesso Arsenale. La visita ha inizio mediante la suddivisione di gruppi di persone capitanate da una guida che, successivamente, illustrerà le parti salienti della Mostra. Nel nostro gruppo, la guida d'eccezione è il fotografo Salvo Lupo che ci accompagna nei pressi della struttura ove la suddetta è esposta, ovvero: all'interno della “Sala a Tracciare”. Una volta giunti, il nostro capogruppo lascia le redini alla guida, Francesco Bruno, il quale andrà a delineare e a esporre diligentemente ogni singolo dettaglio tecnico (e non) di quanto ivi presente. Inoltre, la riproduzione di diapositive e filmati ripresi da un bunker poco distante dalla Sala in questione, ove sono stati, altresì, ritrovati cimeli e altri reperti di grande valore, il tutto appartenente ai primi anni in cui era possibile poter effettuare fotografie e filmati (anni '60/'50 e oltre). Bruno ci spiega che nella Sala a Tracciare venivano preparati i disegni delle navi, da qui è facilmente intuibile il fatto che la Sala in questione prende il nome proprio da questa attività svolta all'interno. Inizialmente, la Sala a Tracciare era lunga ben 120 metri, il suo pavimento era fatto in legno e ai lati vi erano degli archi in pietra che permettevano di sorreggere l'intera struttura. La superficie del pavimento era di colore nero e, su di essa, venivano eseguiti i disegni (così come se fosse una vera e propria lavagna). Conseguentemente, dopo aver tracciato e illustrato i minuziosi dettagli che costituivano i pezzi basilari per la composizione di ogni singola nave, ci si adibiva alla vera e propria costruzione delle parti in ferro. Ciò è stato possibile sino al 1967, anno in cui venne costruita l'ultima nave, mentre, da quell'anno in poi, all'interno dell'Arsenale si svolge l'attività di manutenzione. Sempre all'interno della Sala a Tracciale, vengono proiettati alcuni filmati originali e restaurati risalenti agli anni '50/'60 (e non solo) che mostrano la vita in mare e all'interno dell'Arsenale degli anni in questione. La nota fondamentale e a cui viene data, anche, maggiore rilevanza è, sicuramente, la presenza dei bacini (i più grandi del Mediterraneo) che hanno garantito, da sempre, la “vita” in Arsenale.

Intervista al Vice Direttore dell'Arsenale Militare Marittimo di Taranto, Dott. Vincenzo Barbati

Ing. Vincenzo Barbati

In occasione del 40° della Mostra Storica dell'Arsenale di Taranto, il Vice Direttore, il dott. Vincenzo Barbati, ci ha, gentilmente, concesso un'intervista, rispondendo ad alcune nostre domande che riportiamo di seguito.

La Mostra Storica sta registrando un numero notevole di visitatori. Un'affluenza del tutto inaspettata?

Assolutamente sì. Peraltro, non sono stati affissi manifesti in città, ma l'informazione è stata veicolata tramite i social network; quindi, senza alcuna spesa aggiuntiva per l'amministrazione. È stato fatto tutto in assoluta economia grazie, anche, al contributo delle risorse interne”.

Appare doveroso sottolineare la rilevanza della Sala a Tracciare che, come anticipato e spiegato dalla guida, verrà ampliata: quand'è previsto ciò?

L'ampliamento rientra nel progetto di musealizzazione dell'Arsenale. Difatti, se ne parla abbondantemente, già da qualche anno, dai vari mezzi d'informazione; nello specifico, da gennaio 2015 quando il Decreto Legge è stato inserito il finanziamento di una parte dell'Arsenale (perché la musealizzazione dell'Arsenale interessa solo una piccola parte), quattro officine che non sono più utilizzate e che saranno ristrutturate per costituire, assieme alla Mostra Storica, un percorso storico-turistico utile per il rilancio del turismo del territorio e della città”.

Ci sono ancora numerosi reperti e cimeli da mostrare al pubblico?

Sì, abbiamo molti oggetti e c'è bisogno di spazio, però con l'ampliamento, sicuramente, anche questi oggetti troveranno la giusta collocazione”. Quali sono, invece, i progetti previsti per il futuro? “L'Arsenale continuerà a essere un cantiere navale, sarà adibito a manutenere e a riparare le navi della Marina Militare Italiana. È in corso, ancora, il Piano Brin, la realizzazione e il suo completamento che prevede le quattro grandi officine polifunzionali. Due sono già state realizzate, per un'altra i lavori sono in corso d'opera e per la quarta è in attesa dei finanziamenti. L'Arsenale continuerà a conservare la sua funzione originaria di cantiere navale”.

Infine, possiamo anche affermare che Taranto è stata estremamente fortunata, in quanto vanta la presenza di due bacini di notevole grandezza?

I due bacini di carenaggio sono tra i più grandi d'Italia, come il Ferrati che è tra più grandi d'Europa. Grazie a questi bacini, costruiti tanti anni fa, è possibile, adesso, fare lavori sia a nave Cavour che è nel bacino Ferrati che a nave Garibaldi che, a breve, rientrerà nel bacino per fare, anch'essa, i lavori previsti. D'altronde – prosegue il dott. Barbati – l'Arsenale fa i lavori di manutenzione, operante, è una struttura attiva e continua a fare manutenzioni delle navi così com'era la sua funzione originaria, sebbene all'inizio fosse duplice: di costruzione e di manutenzione, poi dal 1967 non fa più costruzioni, ma solo manutenzioni”.

ing fernando miglioIntervista all'ingegnere Ferdinando Miglio

È errato definirla il promotore di codesta Mostra?

Non sono il promotore. La promozione è della Forza Armata dell'Arsenale della Marina Militare e del personale civile dell'Arsenale". Però, lei si prende cura dei reperti, dei cimeli e del loro ritrovamento. “Sì, io sono il responsabile”. Da quanti anni lei si dedica al ritrovamento e alla cura di questi reperti?

Non tanto io, quanto i miei collaboratori che lavorano qui da tantissimo tempo. Io sono il responsabile da tre anni, infatti è essenziale ringraziare i predecessori che, nel tempo, hanno accumulato questi cimeli e hanno fatto queste ricerche certosine; non da meno anche le donazioni da parte di alcuni privati oltre a tutto quello che riguarda l'ambito arsenalizio degli ultimi 130 anni. Dunque, le persone hanno avuto cura di conservare queste cose che, oggi, è possibile farle ammirare alla cittadinanza - fortunatamente (ndr.) - e, soprattutto, gratuitamente”.

A livello storico, cosa crede che sia la cosa più importante da tramandare e far conoscere anche ai posteri?

Tutto ciò che è la cultura che ha rappresentato l'Arsenale per Taranto, quindi questi migliaia di dipendenti del Ministero della Difesa che, negli anni, hanno contribuito alla manutenzione della flotta della Marina Militare dalla nascita dell'Arsenale a oggi. È, dunque, importante tramandare questa storia. Una storia di impegno, di meccanica navale e qualche cosa che, ancora oggi, è moderna, anche perché le navi si aggiustano ancora oggi” asserisce l'ing. Miglio con tono ironico (ndr.).

Tra l'altro, anche la scelta di fare questa Mostra all'interno della Sala a Tracciare, non è di certo un caso.

Infatti, risale a 40 anni fa, sebbene inizialmente sia stata utilizzata grosso modo per cerimonie interne, quindi con poca pubblicità e poca lucidità all'esterno. Ma negli ultimi anni, grazie a un team di persone apposite e assegnate a questo evento organizzativo, stiamo cercando di implementare queste visite esterne (sempre gratuitamente) e la fruibilità alla città di Taranto”.

È giusto rammentare quanto evidenziato dal Vice Direttore, dott. Vincenzo Barbati, ovvero il fatto che non ci sia stata molta propaganda né tanta pubblicità, se non mediante l'utilizzo dei social network, ma, nonostante ciò, l'affluenza è stata cospicua.

Sì, sì, assolutamente. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto e inaspettato”.

Per quanto concerne, invece, la parte relativa alle diapositive e ai filmati antichi?

I filmati, così come commentava l'ing. Barbati (il Vice Direttore dell'Arsenale), sono stati dei ritrovamenti fortuiti perché, all'interno di un bunker, abbiamo trovati questi brevi filmati. Inoltre, mediante l'ausilio delle monache di clausura di Martina Franca abbiamo reperito un proiettore da 13mm, poiché, essendo pellicole antiche, è molto difficile proiettarle con i sistemi odierni. Quindi, siamo riusciti a visionarle, a restaurarle (cosa importantissima) e, poi, a commutarle su un ordinario cd dei giorni nostri”.

Cosa dobbiamo attenderci in futuro? Cosa vedremo? Nuovi cimeli, nuovi reperti, qualche altro ritrovamento?

Quello dipenderà, sicuramente, dal nuovo bunker che apriremo – afferma con sarcasmo e sana ironia – qualcosa verrà fuori”.

A tal proposito, la Sala a Tracciare si estenderà per cui riuscirà, di certo, ad accogliere questi nuovi ritrovamenti.

Come diceva l'ing. Barbati e come previsto da un progetto futuro, la Sala si estenderà, però, già oggi così com'è, ha un valore intrinseco per la città, i cittadini e, anche, per tutti i turisti che si affacciano all'area di Taranto. Questa insieme al Castello, il quale rappresenta un'altra grandissima risorsa, anch'esso visitabile gratuitamente, divengono dei punti fondamentali per la città e per l'intera provincia”.

Intervista a Francesco Bruno

dott francesco brunoFrancesco Bruno, guida della Mostra Storica dell'Arsenale e persona da una vasta cultura, durante l'esposizione ricca di particolari dei vari modellini, delle opere d'arte e dei reperti, si sofferma anche sulla Leonardo Da Vinci. Incuriositi, gli chiediamo cortesemente di riferirci quanto esplicato con qualche dettaglio in più. La gentilezza di Bruno, il notevole lavoro mnemonico e la predisposizione nel fornirci maggiori indicazioni è davvero ammirevole. Ecco cosa ci ha raccontato.

Il Leonardo Da Vinci era una delle navi che faceva parte della Classe Conte di Cavour. Questa Classe ha avuto una vita abbastanza sfortunata, perché tutt'e tre le navi hanno fatto una brutta fine. La prima ad affondare è stata la Leonardo Da Vinci che, per un motivo che ancora oggi è fonte di dibattito (se si sia trattato di sabotaggio oppure di un incidente a bordo), affondò nell'agosto del 1916 nel Mar Piccolo (a pochi metri da dove ci troviamo ora). La nave ha un'esplosione a poppa che crea delle grandi falle, da queste falle entra un'elevata quantità d'acqua che, in breve tempo, la nave perde di stabilità, ruota su se stessa e affonda. Il suo affondamento costò la vita a un cospicuo numero di membri facenti parte dell'equipaggio: circa 250 (su alcuni testi c'è scritto 248, mentre su altri c'è scritto qualche numero in più), i quali rimasero intrappolati nei locali della nave. A seguire, ci sarà il più importante dei recuperi in basso fondale mai effettuato nella storia delle Marine di tutto il mondo, perché la nave verrà riportata in superficie, tagliandole tutte le sovrastrutture del ponte, sistemando dei cilindri sui fianchi, verrà scavato un tunnel subacqueo dal punto dell'affondamento sino al bacino Ferrati. I rimorchiatori la introdurranno nel bacino Ferrati dove verrà posata sulle taccate del bacino capovolta e, già questa, rappresenta una vera e propria impresa in quanto una nave è concepita per finire sulle taccate di chiglia non capovolta. Così posizionata, la nave si svuota delle tonnellate di fango che si sono accumulate a bordo e vengono recuperati i cadaveri che erano rimasti ancora intrappolati all'interno della nave”.

Quanto tempo ci è voluto per eseguire tutto questo?

Hanno impiegato un bel po' di tempo. Difatti, una volta che la nave è stata riparata, verrà riportata capovolta in Mar Piccolo in prossimità di una fossa scavata in precedenza. E con un insieme di allagamenti eccentrici, verrà fatta ruotare e tornare a galleggiare. Un'impresa unica! Basti pensare che vengono da ogni parte del mondo per assistere a quest'operazione”.

Ci incuriosisce molto la parte relativa agli allagamenti eccentrici, tant'è che Francesco Bruno decide di rispondere alle nostre perplessità illuminandoci con una minuziosa spiegazione.

Il sistema degli allagamenti eccentrici faceva in modo di vuotare dei locali e riempirne altri, in modo tale che si creasse un'oscillazione. Quest'ultima diveniva sempre maggiore fino a quando la nave non si è capovolta del tutto. È stata davvero un'impresa epica della nostra Marina. Tant'è (piccola curiosità) il recupero della Concordia si è avvalso in gran parte di quest'impresa avvenuta 100 anni prima circa”.

Bruno prosegue con le sue piacevolissime illustrazioni, narrandoci un altro aspetto importante e inusuale degno di essere tramandato ai posteri. “In Villa Peripato – la celebre villa dei filosofi – all'inizio della passeggiata su Mar Piccolo c'è un cippo di pietra sul quale c'è un busto di Leonardo Da Vinci in bronzo. Fu donato da un antiquario fiorentino alla nave. Successivamente, venne recuperato dal fondale di Mar Piccolo dopo l'esplosione e sistemato lì. Leonardo è posizionato in modo tale da guardare verso il punto in cui è affondata la nave”.

È alquanto doveroso ringraziare la gentile concessione fotografica resa dal prestigioso ed eccelso lavoro eseguito da Salvo Lupo, il quale ha saputo immortalare il pathos di ogni singolo momento. La peculiarità e l'attenzione per i dettagli sono dettate dalla passione per ogni minuziosità intrappolata nelle sue diapositive che corredano e vanno impreziosire quanto sopra riportato.

Eleonora Boccuni

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