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Soldi a pioggia sui cittadini per sconfiggere la crisi?

  • Mirella Elisa Scotellaro

euro pixabayDalla provocazione alla proposta.

Nel 1969 il premio Nobel Milton Friedman avanzava una provocazione che da allora non ha mai smesso di far discutere gli studiosi: e se per risolvere le situazioni di crisi economica lo Stato lanciasse denari da un elicottero a beneficio della popolazione? (M. Friedman, The Optimum Quantity of Money, 1969).

La teorizzazione di questo modello (Teoria dell’Helicopter money) prevede un contesto di “pieno impiego”, e l’impegno per chi riceve il denaro di spenderlo senza nulla accantonare in termini di risparmio, così da favorire un incremento della quantità di soldi a disposizione delle persone per i loro consumi, la circolazione della moneta e l’avvio di un percorso virtuoso per l’economia.

La sfida di una simile teoria ha acceso il dibattito fra gli addetti ai lavori guadagnando nel 2002 l’appoggio di Ben Bernanke – all’epoca futuro presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve – il quale arrivò a consigliare alla banca centrale nipponica di applicare un taglio delle imposizioni fiscali e letteralmente “distribuire” denaro a cittadini e imprese attraverso gli uffici postali.

Le discussioni sul tema nei decenni hanno diviso gli esperti: i favorevoli (tra questi Guido Tabellini, Adair Turner, Jhon Muellbauer, Janis Varufakis) sono propensi all’esperimento del cosiddetto “elicottero”, stante il fatto che tutte le misure anticrisi fin qui adottate non si sono rivelate utili per il conseguimento dell’obbiettivo; i contrari manifestano tra le perplessità una eventuale inflazione fuori controllo ed eventuali squilibri sulla bilancia dei pagamenti conseguenti all’acquisto di beni e servizi sui mercati extra UE.

Alle predette preoccupazioni andrebbe ad aggiungersi la impraticabilità del modello prospettato per l’espresso divieto di finanziamento monetario del debito pubblico da parte degli Stati membri, così come previsto dai trattati europei.

Potrebbe obbiettarsi su quest’ultimo punto che le istituzioni dell’Europa, teoricamente preposte a tutela dei cittadini dell’Unione, proprio nell’interesse di questi ultimi dovrebbero orientarsi a rivedere i loro “trattati” per aggiornarli alle mutevoli esigenze dell’economia globale, cosa in realtà più facile a dirsi che a farsi, in considerazione della lentezza con cui si muove la sonnolenta ed elefantiaca (oltre che costosissima) macchina burocratica comunitaria.

Resta il fatto che quella che 50 anni fa sembrava una semplice bizzarra provocazione, trova adesso non pochi autorevoli proseliti i quali, davanti ai risultati sconfortanti delle politiche di quantitative easing (che hanno rimpinguato le casse delle banche senza arrivare al circuito dei consumi), propongono di immettere liquidità direttamente nelle tasche dei consumatori, così bypassando gli istituti di credito.

Potrebbe funzionare, chi può dirlo? D’altro canto, nella disastrosa situazione in cui versano attualmente le finanze pubbliche, tentare questo azzardo potrebbe rivelarsi meno temerario di quanto non sembri ad un primo approccio.

Mirella Elisa Scotellaro

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