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Gli anni ’60 a Milano in mostra a Palazzo Morando

  • Stefano Malvicini

Il decennio più importante della Storia della nostra città è il protagonista della nuova mostra ospitata a Palazzo Morando di Milano.

I Beatles a Milano, 1969, Archivi FarabolaGli anni ’60 furono gli anni del boom economico e demografico in tutta Italia, ma a Milano queste conseguenze si fecero sentire in modo particolare, vista la concentrazione di aree industriali che attirarono forza lavoro sia dalle campagne lombarde e venete che dalle regioni del Sud. Fu l’inizio della Milano cosmopolita che conosciamo e che oggi costituisce un vero polo d’eccellenza italiana e internazionale.

La mostra, curata da Stefano Galli, dal 6 novembre 2019 al 9 febbraio 2020, ripercorre le tappe più significative di quella stagione, nella città che, da allora, divenne la capitale morale ed economica d’Italia. L’organizzazione della mostra vede protagonisti il Comune di Milano, Regione Lombardia, la Questura, la Polizia di Stato e ATM, che hanno dato il loro patrocinio, oltre a MilanoInMostra. L’esposizione raccoglie per lo più immagini d’epoca, provenienti dai più noti archivi, da Farabola al Centro Documentazione di RCS Periodici, oltre a libri, macchine fotografiche e oggetti di design miranti a riprodurre quello che è il titolo della mostra, ovvero la Storia di un decennio irripetibile. Sì, perché gli anni ’60, per Milano, furono un “turn of the screw”, un punto di svolta, per usare un’espressione di Henry James, ma anche un momento di non ritorno, un bivio di fronte al quale la città cambiò anima e volto, passando da capoluogo lombardo a metropoli internazionale, diventando lei stessa simbolo del boom socio-economico italiano insieme, in misura minore, a Torino.

La mostra di Palazzo Morando è un percorso tematico dedicato ai vari cambiamenti che la città di Milano subì negli anni ’60. Non è un caso che tale percorso parta dalla nascita dei nuovi edifici che caratterizzavano, allora, lo skyline cittadino, ovvero il Grattacielo Pirelli e la Torre Galfa, i due simboli della nuova Milano che si stava sviluppando in altezza e che si rifaceva al fascino delle torri medievali dei castelli lombardi, ma anche da quei nuovi quartieri di case popolari destinati ad accogliere i nuovi milanesi, dalla Comasina al Gratosoglio e al Sant'Ambrogio: le immagini dei nuovi spazi dormitorio, tra cui spicca lo scorcio di Piazza Cardinal Gasparri alla Comasina, con la chiesa di San Bernardo, sono accompagnate da plastici, di proprietà dell'ALER, che evidenziano le planimetrie e gli alzati dei nuovi sobborghi. Quello di Gratosoglio, con ben in evidenza le otto torri bianche di Via Baroni dello studio BBPR, è sovrastato da una bellissima immagine di un gruppo di ragazzi che salgono su un tram in Via dei Missaglia, in direzione centro, davanti alle neonate torri bianche, che, ancora oggi, segnano lo spazio urbano del quartiere.

Segue una parte dedicata al boom del costume a Milano, con le prime sfilate di moda in quella zona che, da allora, iniziò a connotarsi come “quadrilatero”, come prova la bellissima fotografia delle modelle in passerella su Via della Spiga, ma anche con i primi fermenti della vita extra-lavoro dei milanesi, che, vent'anni dopo, sarebbero divenuti la “Milano da bere”, ovvero i primi ritrovi tra giovani nei bar e nelle osterie della città. Non mancano neanche, nel contesto del “loisir” dei milanesi, anche i riferimenti al mondo dello Sport, visto che, negli anni ’60, Milan e Inter vinsero due Coppe Campioni e iniziò ad affermarsi l’egemonia lombarda nel basket, con la forza di traino della grande Olimpia, le “scarpette rosse” del mitico Cesare Rubini, che combatteva, in Italia e in Europa, con i rivali di Varese e Cantù. In confronto a questi fenomeni, però, venivano a contrapporsi la povertà e le condizioni di vita di alcune zone di periferia, come ben rappresentato dal romanzo La vita agra del toscano Luciano Bianciardi e dalle immagini degli immigrati meridionali in arrivo a Milano alla Stazione Centrale, stipati come animali sulle carrozze di quarta classe dei treni da Napoli, Bari e Palermo. C’è spazio, però, anche per le “smanie per la villeggiatura”, come scrisse Goldoni, a cui i milanesi non potevano rinunciare. E di questa smania sono simbolo le immagini delle nuove autostrade che iniziavano a collegare Milano con il resto d’Italia, a partire da quella del Sole ritratta nella bellissima foto in cui una Lancia sfreccia sotto il cartello che avvisa dell’imminenza del casello di Melegnano, ma anche dalle tangenziali immortalate durante i loro lavori di costruzione: spicca un’altra istantanea che ritrae l’edificazione del viadotto che, oggi, collega le uscite di Linate e Rubattino, in cui si nota il tracciato sterrato che lambisce la cascina Cavriana e che, odiernamente, è la via omonima di collegamento tra Forlanini e l’Ortica.

Anche i trasporti pubblici, a Milano, conobbero grande sviluppo negli anni ’60, a partire da un nuovo mezzo, destinato a divenire quello più amato e usato dai milanesi e dai pendolari: la metropolitana. Fino ad allora, la rete di trasporto su ferro ATM era sempre stata appannaggio dei tram e l’eccellenza era rappresentata dalle mitiche vetture Carrelli 1928, ancora oggi in servizio su alcune linee molto amate dai milanesi, come l’1 o il 10, ma con gli anni ’60, crebbe la necessità di spostarsi più rapidamente attraverso il Centro: da qui nacque l’idea di una metropolitana, simile a quelle delle grandi capitali europee. La nuova linea, contraddistinta dal colore rosso, doveva collegare Sesto San Giovanni, grande polo industriale e operaio, con la zona Ovest della città, attraversando il centro. I lavori iniziarono nel 1957 e terminarono nel ’64, con l’apertura della tratta Sesto Marelli – Piazzale Lotto. Da allora, la “Rossa” divenne un simbolo di Milano, elogiata dalla penna di Dino Buzzati, oltre che un modello per le nuove linee, la “Verde” e la “Gialla” che sarebbero state costruite negli anni a venire, e destinata a essere imitata in altre città. Le immagini in mostra testimoniano i cambiamenti che il Centro dovette subire per l’apertura del metrò, da Piazza San Babila a Cordusio, ma anche l’innovatività delle fermate, progettate dal designer americano Bob Noorda e con i caratteristici pavimenti a bolle in plastica ancora oggi vanto della Linea Rossa.

La metropolitana è il tramite con la sezione successiva dedicata al Design, in cui spiccano arredi di Franco Albini, Giò Ponti, Joe Colombo, Achille Castiglioni e altri, insieme a brand che fecero la Storia di questa disciplina, da Kartell a Brionvega. Degne di nota, nell'ambito produttivo milanese, furono anche le grandi esposizioni, come il Salone del Mobile, che nacque proprio negli anni ’60, o competizioni di Design come il Compasso d’Oro: tutti elementi destinati a fare strada nel boom della Milano dell’epoca e a trasformarla in una capitale anche culturale, oltre che produttiva.

Anche l’Arte e gli artisti fecero la loro parte nella trasformazione di Milano nella capitale culturale d’Italia. Durante gli anni ’60, nacquero innumerevoli gallerie per iniziativa di collezionisti che intendevano valorizzare le nuove avanguardie artistiche allora presenti in città. Sarebbe inutile, e superfluo, fare nomi ed esempi, ma basti citare il fatto che il quartiere di Brera, in questi anni, divenne il centro del mercato artistico italiano e la sede delle più significative gallerie italiane. Qui, come provato dalle foto in mostra, crebbero personaggi destinati a fare Storia, da Piero Manzoni ad Alik Cavaliere, da Renato Guttuso a Emilio Tadini. E il loro ritrovo era quel bar alla moda, ancora oggi aperto su Via Brera, il Jamaica, ritratto in una bellissima istantanea. All'Arte si affiancò, ben presto, un’altra forma di svago per il tempo libero dei milanesi, il cabaret: sono degli anni ’60, infatti, le prime compagnie di teatro “leggero” e comico. Nelle foto in mostra, spiccano alcuni personaggi che, con gli anni a venire, sarebbero divenuti leggende e simboli della nuova Milano, dal duo Cochi Ponzoni – Renato Pozzetto ai Gufi di Nanni Svampa.

Milano divenne anche, negli anni ’60, la capitale editoriale d’Italia, con personaggi del calibro di Leo Longanesi, Angelo Rizzoli, Giangiacomo Feltrinelli e Arnoldo Mondadori, tanto che il meglio della nostra Letteratura sceglieva la nostra città per pubblicare i propri scritti e per presentarli al grande pubblico. Grazie a questa fortuna editoriale, Milano poté diventare anche la capitale musicale d’Italia: fu Nanni Ricordi, erede della più nota dinastia di editori musicali d’Italia, a spostare i gusti della casa discografica di famiglia dalla Classica e dall'Opera sulla musica leggera, che, all'epoca, era classificata con il termine dispregiativo di “urlatori”, e sul jazz. Memorabile è l’immagine che lo ritrae con due giovani destinati a fare Storia, Enzo Jannacci e Dario Fo. Grazie a lui, nel 1958, la grande Billie Holiday si esibì due volte in città, venendo prima fischiata e poi osannata. E fu sempre grazie a lui, come evidenziato dalle foto in mostra, che alcuni grandi del jazz, da Dizzy Gillespie a Miles Davis, poterono esibirsi in città, soprattutto in quello che divenne il tempio del jazz milanese, il Teatro Lirico di Via Larga. La fortuna di Ricordi, però fu legata anche al successo di una generazione d’oro di cantautori milanesi che lui stesso valorizzò e lanciò: Adriano Celentano, Giorgio Gaber, Ornella Vanoni e, soprattutto, Enzo Jannacci. La sezione dedicata alla Musica si chiude con le memorabili immagini dei concerti di fine anni ’60, quando giunsero a Milano i Beatles, i Rolling Stones e Jimi Hendrix.

Con la fine degli anni ’60, Milano fu la prima città italiana a ribellarsi al modello conformista di società e famiglia fino ad allora difeso dalla Politica e dalla Chiesa. Il ’68 italiano nacque a Milano, grazie a un giornaletto studentesco, La Zanzara, edito dagli studenti del Liceo Parini, in cui, per la prima volta, si misero in discussione temi come il sesso mirante esclusivamente alla procreazione e il ruolo della donna come angelo del focolare. Agli studenti, ben presto si unirono gli operai, come ben evidenzia la foto che ritrae operai della Breda in sciopero accanto ai ragazzi delle superiori e delle università in Piazza Duomo. Fu l’inizio dell’autunno caldo, con scioperi nelle fabbriche, occupazioni di università e scuole, e scontri anche violenti. Le foto mettono in evidenza figure come Mario Capanna, leader del movimento studentesco che arringa la folla davanti alla Statale, ma anche momenti di scontri, come i tafferugli tra occupanti e neofascisti in Via Festa del Perdono.

Questo vortice fu l’inizio della fine di un decennio di prosperità e benessere, che iniziò a trascinarsi in un baratro di lotta violenta, di contestazione sempre più dura e di terrorismo, in cui sarebbero nati gli anni ’70. La conclusione, infatti, è affidata alle immagini di due eventi tragici che segnarono Milano nel 1969, per i quali importantissimo è stato il contributo della Questura cittadina. Il primo è la morte di un giovane poliziotto campano, Antonio Annarumma, il 19 novembre, durante una manifestazione. In Via Larga nacquero scontri violenti durante un corteo di sinistra radicale contro il caro affitti: Annarumma si trovava alla guida di una jeep del III Reparto Celere e, in circostanze ancora misteriose, si trovò, con il blindato, nel bel mezzo di una carica contro il corteo. Improvvisamente venne colpito da una sbarra alla testa, e, per questo, morì sul colpo, finendo con la jeep contro un altro blindato del reparto: fu il primo servitore dello Stato a cadere in quel periodo infausto. Le immagini ritraggono sia le fasi dello scontro che quelle dopo, con le due jeep una contro l’altra, oltre ai funerali, durante i quali Mario Capanna venne salvato dal linciaggio dei colleghi di Annarumma e di alcuni militanti neofascisti, da parte di un funzionario di Polizia di nome Luigi Calabresi.

Il secondo evento, ancora più funesto, segnò la fine di quel glorioso decennio. 12 dicembre 1969, ore 16.37, Piazza Fontana. La Banca Nazionale dell’Agricoltura è piena di clienti, per lo più venuti dalle province lombarde. Improvvisamente, esplodono sette chili di tritolo, che fanno tredici morti sul colpo, più altri quattro nei tempi successivi. Una strage. Fu l’inizio di quella che venne chiamata “strategia della tensione”, ovvero l’utilizzo delle bombe, da parte di gruppi di estrema destra, per colpire la vita comune dei cittadini, creare panico e destabilizzare il Paese, verso una svolta autoritaria. Le immagini sono la nuda e cruda verità di quanto successe quel giorno, nella sua sconvolgente lucidità e freddezza. Fanno venire i brividi le foto della scrivania con un paio di occhiali appoggiati sotto un orologio fermo a quelle 16.37 che segnarono la fine di un decennio, così come quella della catasta di cappelli delle vittime o, ancora, Piazza Duomo gremita per i funerali, il 15 dicembre. Quel giorno finì un decennio nato con la volontà di far rinascere l’Italia dalle macerie del dopoguerra e terminato nel vortice della violenza.

Milano anni ’60. Storia di un decennio irripetibile.
Palazzo Morando, Via Sant’Andrea 6, Milano
Orari: Martedì-domenica 10.00-20.00; giovedì 10.00-22.30
Biglietti: intero 12,00 €, ridotto 10,00 €

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