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Possibile ascesa del prezzo del petrolio nelle previsioni per il 2020

  • Mirella Elisa Scotellaro

pompa benzina pixabayLe stime di buona parte degli analisti sul prezzo del petrolio per il prossimo anno propendono per il rialzo; una successiva discesa sarebbe attesa solo verso la fine.

I contenuti livelli di crescita globale spingono gli esperti verso previsioni prudenti e pareri talora discordanti.

Il recente meeting di Vienna - organizzato dai Paesi OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) tra il 5 e il 6 dicembre scorso – si è concluso con una consistente riduzione dell’offerta di greggio, spingendo al rialzo le quotazioni del Brent (il petrolio estratto nel Mare del Nord) e del WTI (il petrolio del Texas), entrambi parametri di riferimento nel NYMEX, principale mercato mondiale in cui si scambiano i contratti derivati dei prodotti energetici. Ridotta anche l’entità delle scorte.

Sia pure con andamento altalenante, il prezzo del petrolio ha assicurato nel 2019 risultati positivi per le imprese del settore, nonostante le difficoltà cagionate dalla guerra dei dazi USA-Cina, dai conflitti geopolitici vari e da eventi climatici estremi: tutti fattori che - in concorso tra loro - hanno variamente contribuito al rallentamento della crescita economica mondiale e conseguentemente al calo delle forniture energetiche, tra cui per l’appunto quelle di petrolio.

Il descritto contesto vede quali osservati speciali Cina e India (entrambi con una crescita che supera abbondantemente il 5%), la cui domanda di greggio nell’ultimo decennio è aumentata fino raggiungere il 20% di quella totale. In ogni caso, a predominare nel panorama economico è l’incertezza, per cui gli esperti non si espongono nel fare previsioni a senso unico; piuttosto si dividono delineando scenari tra loro differenti.

L’attuale situazione, reduce da una volatilità che ha caratterizzato i prezzi del settore petrolifero in questi ultimi anni, vede le seguenti quotazioni odierne: Brent, 67.81- WTI 61.77 (dati di Borsa Italiana e Mercati Internazionali, pubblicati su Il Sole 24 ORE).

A sé stante la posizione della Russia (al momento poco propensa ad un taglio della produzione) per la scoperta di una presunta contaminazione di “organocloruro” nell’oleodotto di Druzbha, avvenuta alcuni mesi fa, e non ancora chiarita in merito alle cause e all’entità del conseguente danno economico.

Mirella Elisa Scotellaro

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