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San Siro: ad ogni squadra il suo stadio: Londra insegni

  • Gaetano Tirloni

Nuovo stadio San SiroCerte volte mi sembra di vivere a Burocratilandia, non a Milano. E' mai possibile che ci vogliano mesi per decidere se san Siro debba essere demolito o sconvolto? Con costi pazzeschi per consulenti, consulenti dei consulenti, esperti nei dedali della burocrazia, parassiti vari. 

C'è una legge sugli stadi, alla quale Inter e Milan si richiamano; e c'è un piano regolatore, di fattura comunale, che si contrappone ad essa. E' mai possibile? Si, siamo in Italia. Per non parlare dei poteri della Soprintendenza, il cui parere conta più di una sentenza della Cassazione. Da questo dedalo da Inferno dantesco come se ne esce? 

Il buon senso (diverso dal senso comune, come direbbe il Manzoni) vorrebbe che san Siro venisse confermato con qualche aggiustamento e popolato dai tifosi di uno dei club meneghini (i rossoneri, per esempio), lasciando ai rivali (in questo caso i nerazzurri) l'avventura di migrare altrove.

Prendiamo Londra - che Gazidis conosce bene - come esempio. Lì ogni squadra ha il suo stadio, nessun impianto di calcio viene condiviso. Fra l'altro, un proverbio recita che " la società ideale è formata da un numero dispari di soci, tassativamente inferiore a tre". Perché Milan ed Inter dovrebbero coabitare?

Fonti accreditate riferiscono che Arnault subentrerebbe ai Singer soltanto col progetto di un nuovo stadio allegato al contratto. Possibile. Ma fossi nei panni del magnate transalpino, spariglierei le carte con una mossa a sorpresa. Andrei da Sala avendo nella borsa di pelle super pregiata una proposta vincente: " Prendo san Siro com'è e in cambio mi date il permesso per edificare un centro polifunzionale del lusso al posto del vecchio ippodromo ". 

Se il sindaco rifiutasse, avrebbe uno scranno sicuro (futuro) a Delusion city. Che non è una città della moda ma del buon senso perduto.

Gaetano Tirloni

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