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La commemorazione della Shoah e una nuova agghiacciante scoperta

deportazione pixabayIl Giorno della Memoria e il recente ritrovamento di 6500 resti accanto a un lager nazista

È uno dei periodi più bui della storia mondiale, il quale conta un genocidio senza eguali. Milioni sono state le vittime dell'odio di un solo uomo, un manipolatore, un folle che con le sue idee è stato in grado di indurre, quasi un'intera nazione, a credere che la razza ariana (i tedeschi, la razza perfetta) fosse l'unica che meritasse di popolare l'intero pianeta.

Questo è, sicuramente, il male minore in quanto le ideologie “imposte” da Adolf Hitler dilaniarono imperterrite in tutto il mondo dando adito alla Seconda Guerra Mondiale.

Le principali vittime delle atrocità di cui vi parleremo a breve, furono gli ebrei. Le persecuzioni messe in atto contro di loro furono esiziali e letali. Il rastrellamento e la deportazione nei campi di concentramento rappresentò l'apice del genocidio del popolo ebraico, al quale si unirono anche l'eccidio di numerose minoranze etniche, di altri popoli, di omosessuali (anche tedeschi), di persone anziane, di malati, ecc…

Non vi era limite a quel massacro e, ogni giorno, questo si traduceva in pura crudeltà perpetrata brutalmente contro di loro.

I corpi esanimi aumentavano esponenzialmente e, ogni singola vita, doveva combattere la sua battaglia alla sopravvivenza, resistere un giorno in più, lottare contro le avversità che, quotidianamente, si presentavano dinanzi a lei. Freddo e caldo erano solo degli eccipienti a quella condotta di vita che, tragicamente, si consumava nei campi di prigionia, ove i nomi delle persone rinchiuse erano celati da numeri marchiati a fuoco sul braccio. Non vi era libertà di alcun tipo, gli uomini e le donne erano divisi da un recinto di filo spinato che, al solo tocco, vi si poteva morire folgorati in quanto era carico di elettricità.

Le SS picchiavano brutalmente tutti coloro che erano stremati e non riuscivano più a reagire a quelle angherie, non avevano più forze per andare avanti e consumavano la loro vita tra le frustate, le manganellate e le fucilate che si udivano da ogni parte del campo.

Gli altri “lavoratori” avevano ormai occhi e orecchie sbarrate, perché non potevano far altro che restare inermi. Una loro reazione sarebbe stata del tutto fatale.

Ma lo sterminio degli ebrei (e non solo) non veniva consumato solo in questo modo; infatti, nei lager nazisti, in concomitanza degli inizi della guerra (1939), furono costruite delle strutture che, in maniera ingannevole, sembrava che fossero adibite a stanze doccia, ma, in realtà, all'interno venivano rinchiusi centinaia e centinaia di persone che perdevano la vita con del gas che veniva immesso dalle guardie, il quale percorreva gli “impianti doccia” e asfissiava le povere vittime dell'Olocausto.

Inoltre, la presenza dei forni crematori che non servivano soltanto per bruciare i corpi esanimi, bensì per togliere la vita a migliaia di innocenti (di qualsiasi età e sesso).

Il ritrovamento di 6500 resti

Il genocidio od Olocausto degli ebrei rappresenta una delle pagine più nere della nostra storia.

La mendace frase riportato su uno dei campi di concentramento più famosi, ovvero quello di Auschwitz, riporta “Arbeit Macht Frei”, vale a dire: “Il Lavoro Rende Liberi”.

Una frase raccapricciante che, secondo le ideologie naziste, fungeva per celare ciò che, in realtà, accadeva all'interno. Al mondo e/o ai tedeschi si presentavano come campi di lavoro, ove era possibile svolgere ogni attività e ciò veniva pubblicizzato mediante l'uso di mezzi fuorvianti che depistavano dall'orrenda realtà che fronteggiavano le povere persone catturate dai soldati tedeschi.

Ma lo sterminio ha avute diverse facce che, purtroppo, presentano una verità più oscura dell'altra.

Ne sono un esempio i documenti, le diapositive e i filmati che sono “sopravvissuti” al tentativo di eliminazione da parte degli stessi, affinché, una volta che la guerra ebbe fine, i posteri non sapessero la cruda e angosciosa verità.

Purtroppo, invece, ancora oggi vengono fatte “nuove scoperte” che, riflettendoci bene, fanno rabbrividire al solo pensiero di ciò che hanno dovuto sopportare coloro che hanno avuto la sfortuna di passare di là.

Parliamo di test ed esperimenti fatti su donne incinte, su persone anziane, su neonati, su gemelli e bambini di ogni età al fine di cercare i “fattori” principali che potessero garantire l'imperitura presenza della razza ariana negli anni a venire.

Quante barbarie, quanta disumanità e ferocia hanno conosciuto quelle povere persone e, come dimostrato da un recente ritrovamento, riaffiorano ancora cadaveri nascosti dalle macerie o da ciò che rimane ed è giunto sino a noi oggi.

Così com'è accaduto nei pressi della ferrovia di Gusen, ove, con molta probabilità, si sospetta che i tedeschi conducessero degli esperimenti nucleari. Proprio qui, solo qualche giorno fa, sono stati trovati teschi, denti e ossa di migliaia di lavoratori-schiavi.

Un orrore senza fine che non deve essere assolutamente dimenticato e che, puntualmente, viene rammentato nel “Giorno della Memoria” che, ricordiamo, ricorre il 27 gennaio, giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz.

I ritrovamenti affiorati solo alla fine di quest'anno, 2019, riconducono a un sotto-campo di Mauthausen che, in verità, nascondeva un numero di vittime ben più alto di quello che conosciamo, rimasto nel mistero per ben 75 anni.

Ciò che fa piangere, ulteriormente, il cuore è il fatto di non conoscere con esattezza il dato preciso relativo al numero delle vittime che qui hanno perso la vita, in quanto molti “detenuti” non venivano registrati e, perciò, pare che il numero di cui siamo a conoscenza sia effettivamente piccolo rispetto a quello reale.

Di certo, sebbene il tempo ci abbia portato a conoscere e fare quest'altra amara scoperta, la nostra storia ci insegna che il ricordo dev'essere doveroso affinché ciò non accada più.

È, altre sì, fondamentale ricordare tutte le vittime, nonostante non ci siano le possibilità di conoscere le innumerevoli identità, perché il cordoglio e l'umanità devono essere sinonimo di amore nei confronti di coloro che hanno pagato caro e ingiustamente il prezzo della vita.

Eleonora Boccuni

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