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Vigile e poliziotto di quartire: che fine hanno fatto

  • Gaetano Tirloni

polizia pixI criminologi francesi stimano in centinaia le enclavi musulmane transalpine, ovvero i quartieri ove le forze dell’ordine non entrano se non in assetto di guerra e con mezzi blindati. A Milano - l’ho scritto in un precedente servizio - ci stiamo avviando su questa strada, fra troppe omertà.

Come arginare il fenomeno? Anzi tutto mediante una decisa azione politica di contrasto alla criminalità, intendendo con azione politica anche quella giudiziaria, troppo spesso alleata dei prepotenti. Quante sentenze ideologiche che fanno rabbrividire vengono emesse nei tribunali!

E poi attraverso uno strumento che di tanto in tanto viene pubblicizzato ma, dopo una breve esperienza, sospeso. Parlo dei vigili e dei poliziotti di quartiere - possibilmente riuniti in un’unica squadra -, che battano i rioni palmo a palmo, al fine di acquisire tutte le notizie possibili sulle azioni violente (di qualsiasi tipo) in essi commesse.

Con questa intelligence sul campo, pure le indagini avrebbero un appoggio consistente e non brancolerebbero spesso nel buio. Si localizzerebbero con facilità, per esempio, i fortini degli spacciatori, gli appartamenti affittati a prostitute, particolarmente straniere (sfruttate dai clan malavitosi); per tacere, nei falansteri dell’edilizia pubblica, dei vani occupati a centinaia, a spese dei cittadini aventi diritto, costretti a rivolgersi al libero (e delirante) mercato.

Poliziotti locali e di stato (ma pure carabinieri e finanzieri) instaurerebbero poi un ottimo rapporto con gli abitanti, particolarmente quelli anziani e perciò maggiormente vulnerabili, sollecitandoli a confidenze e sfoghi che altrimenti non vedrebbero la luce (una cosa è scambiare quattro chiacchiere ai giardini col "ghisa" o con il brigadiere sorridente; un’altra recarsi al commissariato, con tutti i disagi, pure burocratici, del caso).polizia locale

Reclamati a gran voce, questi angeli custodi degli agglomerati cittadini dovrebbero diventare una presenza fissa (anche notturna, nelle zone critiche, che a Milano sono decine).

Sarebbe un bel segnale, una presenza confortante, un restituire agli onesti la loro dignità di persone, conculcata spesso da minacce e sovversioni.

Ci pensino, le cosi dette autorità. Ma facciano presto. Di banlieue sotto la Madonnina se ne stanno consolidando troppe.

Gaetano Tirloni

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