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Un grande Marco Baliani torna al Teatro Menotti con Corpo di stato

marcobaliani6 phmarcoparollo min csIeri sera ho avuto la fortuna di assistere per la seconda volta, la prima fu nel 2000 se non sbaglio, alla rappresentazione di Corpo di Stato a cura di Marco Baliani, di cui è in corso una rassegna personale in questi giorni al Teatro Menotti come abbiamo già avuto modo di sottolineare in un articolo precedente su milanofree.

A distanza di anni le emozioni e le sensazioni che ho provato sono state le stesse di vent'anni fa per questo testo così ben scritto e curato nella sua componente drammaturgica e così ben interpretato da Baliani, senza ombra di dubbio uno dei più grandi esponenti del teatro di narrazione italiano, tenuto conto del fatto che probabilmente la stessa dicitura “teatro di narrazione” nacque proprio in riferimento allo spettacolo Kohlass del 1989 (a cui sarà possibile assistere sempre al Menotti nei prossimi giorni) dello stesso Baliani.

Con Corpo di stato il teatro torna alla sua dimensione originaria di momento in cui una comunità ritrova sé stessa, riflette, rivive e rielabora i propri vissuti. Come nel teatro greco in Corpo di stato il pubblico partecipa come coro muto ma traboccante di emozioni, alla narrazione di Baliani che rievoca attraverso la propria storia personale quel periodo noto ai più come “anni di piombo” e che raggiunse l'apice del proprio climax con l'omicidio di Aldo Moro, presidente della democrazia cristiana, nel 1978.

Nel racconto di Baliani, interpretato con la magica essenzialità della calda e coinvolgente voce del narratore su una piattaforma spoglia di tutto ma a distanza ravvicinata dal pubblico per avvertirne la partecipazione, emerge con tutta l'intensità possibile la profonda lacerazione umana di tutti coloro i quali nutriti di ideali libertari, presero parte al “movimento” di quegli anni, finendo per trovarsi intrappolati nella posizione contraddittoria di chi voleva lottare per un mondo migliore e allo stesso tempo doveva confrontarsi con la violenza barbara e acre dello Stato e di chi combatteva per abbatterlo.

È importante raccontare quella storia, perché quella storia non ci parla soltanto di un passato ricco di misteri e domande irrisolte, ma ci parla del presente perché quello che noi siamo è il frutto di quel passato e il disincanto di chi ha smesso di “credere” oggi in un mondo più giusto affonda le proprie radici in quegli anni di “troppa fede” con la deriva violenta e sanguinaria che ne seguì.

Corpo di stato è un lavoro intenso, privo di orpelli, diretto nel suo chiamarci in causa come cittadini, nel farci sentire di nuovo parte di qualcosa, chiamiamolo società, comunità o come vogliamo e ci spinge a prendere parte a partecipare, a ritrovare la voglia di credere, perché non esistono destini individuali sciolti da quelli collettivi.

Nei prossimi giorni sarà possibile assistere al Teatro Menotti ad altri spettacoli di Marco Baliani. Allego qui articolo precedente con info e dettagli.

La prima personale di Marco Baliani al Teatro Menotti

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