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Sanremo non è solo l’abito di Achille Lauro

achille lauro sanremo2020 tutinaSanremo, la manifestazione canora simbolo dell’italianità anima questa settimana e ci inchioda davanti alla tv, come un film mai visto dalla trama imprevedibile.

Chi non lo guarda, e cerca di boicottarlo, ne è comunque vittima, attraverso i social, facebook o whats app. Ogni anno nasce un tormentone mediatico, destinato a scatenare reazioni, proteste social, disappunto.

L’ascolto dei brani è spesso accompagnato dallo scetticismo, che cresce quando si leggono i nomi dei cantanti in gara.  Vogliamo incoraggiare i giovani, ma poi pretendiamo di vedere i big della musica italiana, che lasciano la competizione alle nuove leve o qualche temerario collega.

Quando le combinazioni delle sette note sembrano che siano finite, il pensiero del cantante corre verso l’idea di  jolly per animare il festival.

Può essere un gesto, un siparietto o un abito.

L’abito è la presenza costante del Festival, nei suoi eccessi e nella sua eleganza. Esprime la strafottenza dell’artista come Gianluca Grignani che indossava quel maglione extra large per cantare Destinazione Paradiso.

Senza dimenticare quella giacca un po’ stonata di Laura Pausini, che cantava "Marco se n'è andato" con quell'aria timida e riservata. Oppure la piccola grande Giorgia con quel tailleur “quasi da ufficio”  che cantava "Come saprei”

Giovani di belle speranze avvolti in questi abiti, espressioni o corazze del loro talento.

Poi è arrivato a Sanremo 2020 Achille Lauro, che mentre cantava “Me ne Frego”, ha superato il problema del vestirsi o del sentirsi, fregandosene dell’abito ha messo a nudo il suo “essere”.

Mentre siamo qui a commentare il suo essere nudo, cascando nelle note della sua musica… c’è un abito che veste Sanremo ogni anno, perfettamente intonato, a misura di tutti.

Sono ai suoi lati, che suonano nel silenzio dei commenti e della critica.

Professionisti e maestri di musica, una vita nello studio e nelle prove, con una passione vera nel lavoro.

Mentre si sprecano le polemiche sui compensi dei presentatori e degli ospiti, rimangono nell'armadio nascosti i compensi dei musicisti. Dicono sia di 50 euro al giorno, la remunerazione  per un impegno che inizia dalle 10 mattino fino a fine diretta.

Quando guardiamo e se buttiamo l’occhio distrattamente al Festival, pensiamo che dietro una chitarra, un violino e una batteria, si muove l’anima di un musicista, che mette l’arte nello strumento.

Se il Festival è un abito elegante dell’Italia, che prende le pieghe delle stagioni e le trasforma in musica è merito e di questi  “artisti”.

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