Alessandra Impalli: la sartoria sovversiva e la moda etica del refashion

MilanoFree incontra la fashion designer milanese Alessandra Impalli, paladina del refashion e della moda creativa e responsabile. Un'intervista che, a distanza di tempo, si è rivelata quasi profetica: da allora Alessandra è diventata un volto noto della TV e una delle voci più affermate della moda sostenibile italiana (ne parliamo in fondo).
Il rapporto con Milano
Parlaci del tuo rapporto con Milano.
Ora che vivo a Roma, Milano mi manca molto, ma voglio continuare a sentirla come la mia città: per questo una volta al mese vengo a rifornirmi di un po' di "ossigeno" della mia vita da milanese, dove tutto è in ordine, curato, pensato. I miei luoghi preferiti sono Porta Romana, la Rotonda della Besana con le sue mostre, i giardini di Palestro con la loro dimensione di verde in città, i Navigli e Porta Genova, dove ho passato serate indimenticabili. Ultimamente sto riscoprendo e apprezzando sempre più il quartiere Isola.
Milano e Roma a confronto
Gli ultimi dati vedono Milano attrarre più turisti di Roma, tu cosa ne pensi?
Se lo dicessi a un romano ti direbbe che è impossibile, perché "Roma è un museo a cielo aperto" — ed effettivamente è vero. Roma e Milano sono due punti di riferimento, ma con intenzioni molto diverse. Il fascino di Roma è la sua storia, una città antica che vive del suo passato; Milano invece è in continuo movimento, una città decisamente più moderna, dinamica, europea. Proprio da quando vivo a Roma ho modo di osservare la differenza e apprezzare la vivacità di Milano.
Il fenomeno del re-fashion
Creatività, manualità, re-fashion: tu hai un punto di vista privilegiato, cosa ci dici di questo fenomeno?
Siamo in un'epoca di massima espansione dei media, per cui siamo tutti in prima linea. I social ci "impongono" di mostrare continuamente ciò che facciamo e pensiamo, e nel caso dei creativi, di mostrare cosa sappiamo fare. La cosa bella è che ora è molto più facile essere autodidatti grazie ai mille tutorial che la rete offre: tutte le persone con un interesse creativo possono cimentarsi seguendo lezioni online, e molti neofiti si lasciano ispirare. Ecco perché il fenomeno è in espansione. Io partecipo ai market dei designer e vi posso confermare che la creatività non ha età: magari variano la capacità e il gusto, ma è bello vedere diverse generazioni a confronto sullo stesso campo. Anche le "girls" che partecipano ai miei corsi Making Fashion possono essere ventenni ma anche nonne.
I corsi Making Fashion
Che bello, raccontaci di più sui tuoi corsi...
Making Fashion è una realtà di corsi rivolti a persone appassionate di moda, innate "scucicchiatrici", ma soprattutto a chi vuole imparare un metodo semplice, divertente e veloce di cucire. L'obiettivo è uscire da quelle regole della sartoria che rendono i tempi di realizzazione molto lunghi e a volte scoraggianti, a favore della creatività e della fantasia. Making Fashion è "la sartoria sovversiva": non si imbastisce, ma si cuce direttamente a macchina; non si fanno cartamodelli su carta, ma si disegna sulla stoffa.
È un progetto che mi sta molto a cuore, perché rende pubblico quello che è stato il mio approccio al mondo del cucito quando, da studentessa di fashion design con poche ore di sartoria nel corso, imparavo a cucire. Molte cose le ho imparate da autodidatta, semplificando il più possibile i passaggi per avere in poco tempo davanti agli occhi il risultato finale. Making Fashion è un posto per chi ha voglia di sperimentare, uscire fuori dalle regole, per chi ha poca pazienza, per chi vuole creare un abito in una sera.
Il progetto Revers
A quale progetto ti stai dedicando ora?
Revers è una creazione nata da Making Fashion grazie a un fortunato incontro con Emanuela Soldano, project manager di iniziative sociali. Siamo partite dal concetto per cui la moda può essere un veicolo per comunicare e avere un'utilità sociale: su questa idea abbiamo esteso il metodo e lo spirito dei miei corsi a favore di persone svantaggiate, con corsi attivi anche presso centri diurni di salute mentale. Revers ha come obiettivo l'eticità della moda in tutti i suoi significati, dal consumo consapevole all'inclusione sociale. Produce inoltre borse in serie limitata, disegnate e realizzate interamente in Italia per salvaguardare il patrimonio delle abilità artigianali, utilizzando solo materiali provenienti dai surplus dell'industria tessile, per ridurre gli sprechi e l'impatto ambientale. Sono prodotti unici, numerati e a volte con qualche irregolarità, testimonianza della lavorazione artigianale. Borse fatte con il cuore.
Alessandra Impalli oggi: dalla TV al brand etico
Da quando abbiamo realizzato questa intervista, il percorso di Alessandra è decollato. È diventata la conduttrice di "ReFashion", il programma di Real Time interamente dedicato al riciclo creativo dei vestiti, che ha portato la filosofia del refashion nelle case di tutta Italia, insegnando anche alle più inesperte a dare nuova vita ai capi dimenticati nell'armadio.
Oggi Alessandra ha un brand di moda a suo nome, interamente vegano e sostenibile: le sue collezioni di abiti e accessori sono realizzate senza alcun materiale di origine animale (né lana, seta, pelle, pelliccia o piume) e utilizzano tessuti provenienti dalle eccedenze delle grandi maison italiane. Il marchio ha ottenuto la qualifica VVV+, il massimo livello del rating etico Animal Free Fashion di LAV (Lega Anti Vivisezione). La produzione avviene interamente in Italia, in collaborazione con una sartoria sociale che reinserisce nel mondo del lavoro persone con storie e passati complessi — portando avanti, su scala più ampia, esattamente quello spirito di moda "utile" e inclusiva che raccontava già in questa intervista. Un bell'esempio di come una visione coerente, coltivata negli anni, possa crescere e affermarsi.
Lasciatevi ispirare dall'energia creativa di Alessandra!
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