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Boccioni e il Futurismo: “Forme uniche della continuità nello spazio”

  • Redazione MilanoFree.it

Il futurista Umberto Boccioni voleva rinnovare il gusto estetico classico attraverso l’arte. La sua idea era chiara: rivoluzionare la scultura liberandola dalla fissità, portando dentro la materia il movimento e la scomposizione dello spazio. Nasce così una “forma aperta”, in contrasto con il classicismo, dove i volumi erano spesso “chiusi” e autosufficienti.

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio (1913)
Nella scultura di Boccioni la figura non “sta” nello spazio: lo attraversa e lo incorpora.

Si può considerare il Futurismo come un movimento vicino, per certi aspetti, al Cubismo: anche qui le forme si scompongono e l’oggetto viene visto da più punti. Ma c’è una differenza decisiva: nel Futurismo tutto è dinamico. La realtà non è un’immagine ferma: è un flusso, una spinta, una corsa.

Forme uniche della continuità nello spazio

Il cuore della ricerca di Boccioni è la rappresentazione del dynamismo: la scultura non deve limitarsi a “descrivere” un corpo, ma deve rendere percepibile l’energia del suo muoversi. Come scrive Boccioni, per rappresentare un corpo in moto non basta la traiettoria: bisogna fissare la forma che esprime la continuità nello spazio.

Forme uniche della continuità nello spazio (1913) rappresenta un uomo in movimento, scomposto nella sua anatomia. Non è un atleta “classico” e levigato: è una figura che sembra avanzare con una spinta potente, quasi compressa. La forma si contrae, si dilata, si frammenta e infine accoglie lo spazio in sé. È come se l’aria diventasse materia e la materia diventasse aria: la distinzione tra corpo e ambiente si indebolisce fino quasi a sparire.

La scultura, così, nega una riproduzione veristica: non vuole “assomigliare” al vero. Vuole arrivare agli elementi essenziali della sensibilità plastica, dove linee e masse sono strumenti per rendere visibile il passaggio, la velocità, la pressione del movimento.

La lettura di Roberto Longhi

In un testo critico del 1914 dedicato alla Scultura futurista, Roberto Longhi descrive con singolare aderenza al dinamismo boccioniano le masse muscolari trasformate dalla velocità in nuovi agglomerati plastici. Qui cito un breve passaggio (che rende bene l’idea di “corpo che diventa architettura”):

“Il moto totale stramazza quello degli arti singoli e il corpo procede radente per la pura pressione che la materia inarcata sotto la curva forzata dorsale imprime all'altra curva largamente sottesa della coscia irrigidita…”.

È una lettura che aiuta a capire come, in Boccioni, moto e forma siano inseparabili: la scultura non rappresenta il movimento, è movimento.

I manifesti e l’idea futurista

Nel Manifesto Futurista (1909), pubblicato in Italia e poi su Le Figaro il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti espone i principi del movimento. A Milano, nel 1910, i pittori Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo firmano il Manifesto dei pittori futuristi.

I futuristi hanno fede nel progresso e nell’industrializzazione, ed esaltano velocità, energia, movimento fisico. Il Futurismo è un’avanguardia che non riguarda solo arte e scultura: tocca anche letteratura, architettura, danza e fotografia. Nasce in Italia e poi si diffonde in più Paesi, diventando uno dei linguaggi più riconoscibili del primo Novecento.

Monete, copie e musei

Un dettaglio curioso: Forme uniche della continuità nello spazio è raffigurata sul retro delle monete da 20 centesimi di euro coniate in Italia. Esistono inoltre diverse versioni e fusioni custodite in musei e collezioni internazionali, tra cui anche il Museo del Novecento di Milano (oltre a istituzioni in Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Paesi Bassi).

In una Milano che corre, “Forme uniche” resta un simbolo perfetto: non racconta la velocità, la rende visibile.

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