Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Torino: “Vite parallele”, foto e opere in mostra
È arrivata a Torino e sta avendo grande successo una mostra curiosa e unica, dal titolo Vite parallele, dove si intrecciano momenti di vita di Frida Kahlo e Marilyn Monroe.
Un percorso attraverso circa 80 fotografie che documentano momenti pubblici e intimi delle loro vite, scattate da celebri fotografi come Nickolas Muray, Sam Shaw, Guillermo Kahlo ed Ed Feingersh, e opere d’arte di artisti come Andy Warhol, Mimmo Rotella, Marco Lodola e Zhang Hongmei.
Troviamo all’interno foto meravigliose: nel 1933 Frida posa a New York, mordendo una collana di perle.
Ritroviamo la stessa posa e una quasi identica collana in una foto di Marilyn, scattata a Hollywood, 26 anni dopo.
Nonostante non si siano mai incontrate, le loro vite, come suggerito nel testo di Carolina Dema, presentano un affascinante parallelismo incentrato sul rapporto con il proprio corpo, trasformato in un vero e proprio “manifesto”.
Un corpo come manifesto
Sia Frida che Marilyn hanno vissuto una forma di prigionia legata al corpo. Per Frida, la prigionia era fisica, causata dalla poliomielite e da un devastante incidente d’autobus che la rese invalida. Il suo corpo, dolorante e costretto in busti ortopedici, avrebbe dovuto essere nascosto. Invece, Frida scelse di esporlo, di farne il fulcro della sua arte. Dipinse sui suoi corsetti, trasformando gli strumenti della sua sofferenza in tele. Come scrive Dema, «Il più grande atto artistico di Frida è stato quello di emanciparsi dallo stato di fantoccio del suo corpo diversamente abile… ponendolo, al contrario, al centro dei suoi quadri». Il suo corpo divenne così un simbolo di lotta, di resilienza e di identità messicana.
Marilyn, al contrario, ha vissuto una prigionia psicologica e mediatica. Il suo corpo fu usato dall’industria dei media, trasformato in un’icona sessuale per il pubblico. Nelle poesie di Norma Jeane Baker emerge il suo dolore: «Trentacinque anni vissuti con un corpo estraneo / trentacinque anni / con capelli tinti / trentacinque anni / con un fantoccio. / Ma io non sono Marilyn / io sono Norma Jeane Baker», scriveva. «Quel che ho dentro nessuno lo vede / ho pensieri bellissimi che pesano / come una lapide. / Vi prego, fatemi parlare».
La mostra ci accompagna a cogliere questa visione, ripresa dalla filosofa Julia Kristeva e dalla scrittrice Kathy Acker: l’arte non è un gesto rivolto verso l’esterno, ma un atto di introspezione, in cui un’emozione viene spinta all’interno di sé.
Frida e Marilyn sono “artiste naturali” per la loro tendenza all’introspezione e per l’attenzione che il mondo impone loro di rivolgere al proprio corpo. La loro arte, che sia la pittura di Frida o la recitazione e la poesia di Marilyn, si estende a ogni gesto, a ogni scelta della loro esistenza.
La maternità mancata
Un altro doloroso punto di contatto tra le due donne è l’impossibilità di portare a termine una gravidanza. Entrambe hanno affrontato la prigione di un utero che non rispondeva alla loro volontà. Marilyn soffriva di endometriosi, mentre il bacino di Frida era stato compromesso dall’incidente. Entrambe hanno subito aborti spontanei, che hanno alimentato un profondo sconforto esistenziale.
Di fronte a questa sofferenza condivisa, il testo suggerisce una bellissima e toccante fantasia: che le due donne, “madri mancate”, possano essere state connesse in qualche modo. La poesia di Marilyn «Il mio involucro invecchia / ma lo devo ancora nascere» potrebbe essere stata ispirata dalla contemplazione del quadro di Frida, La mia nascita.
Il sogno di un’unione
Tra i momenti più curiosi narrati nella mostra, la relazione di entrambe con il fotografo Nickolas Muray: con Frida una lunga storia d’amore; con Marilyn un legame segreto, svelato solo dopo la morte dell’artista.
Questa mostra su Frida Kahlo e Marilyn Monroe è, in realtà, anche una mostra sul corpo come manifesto, sulla lotta per l’emancipazione e sull’arte che nasce dall’introspezione, risvegliando la coscienza sensibile e il potere di libertà che vive in ognuno di noi.
Cosa aspettate? La mostra è visitabile a Torino dal 12 luglio al 5 ottobre 2025 presso la Galleria Sottana dell’Antico Oratorio di San Filippo Neri.
Biglietti acquistabili sul sito Vivaticket.it.
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